«Lei non sa chi sono io…»

marzo2

Certe cose mica capitano tutti i giorni. Cioè, magari a Catania no, ma a Milano, in questa città che corre e scivola sulla pioggia, è possibile che sì. Durante la settimana della moda, poi, la percentuale di roba strana che ti può succedere aumenta esponenzialmente in base alla fama di cui gode lo stilista alla cui sfilata vuoi assistere.

Ieri pomeriggio, alla Statale, c’era Missoni. La sua sfilata, dico, oltre che lui in carne e ossa, con un maglioncino colorato che mi ha fatto tanta tenerezza, anche perché sembrava un po’ mio nonno e io quasi quasi gli volevo bene.

Comunque, la sfilata di Missoni era aperta al pubblico e io ho deciso di andarci. Ero là fuori, in fila, guardavo tutte queste tizie che camminavano coi tacchi altissimi, che pesavano due grammi (contenuto della borsa compreso) e che mi ricordavano che per quanto una possa essere caruccia ci sono esseri viventi che sono chiamati «donne» e in realtà vengono da un altro pianeta.

E io non sapevo chi fossero. Ogni tanto, un fremito percorreva la folla: «Oddio, l’hai vista? Lei è (inserire nome di modella a caso), quella che ha fatto la sfilata di (inserire stilista a caso) il (inserire data a caso) a (inserire località scognita a caso)».

Conscia della mia ignoranza, tacevo e mi lasciavo superare, sempre in fila, accontentandomi di quello che a scuola sarebbe stato un misero ultimo banco da castigo.

D’un tratto, accanto a me si posiziona una donna, molto bella, molto alta, molto di un altro pianeta pure lei. Solo che, a differenza mia, lei per la sfilata di Missoni aveva un invito. E non un invito poco vistoso, proprio una pergamena gigantesca, una roba che urlava «A me Missoni in persona mi fa il baciamano, l’inchino e mi offre pure la cena».

Leggi il resto del post sul blog delle sfilate di Donna Moderna. Lo so che non è bello riciclare la roba, ma abbiate pazienza: c’ho sonno.

C’è trucco, senza inganno

novembre5

[Post scritto per Miss Broadway]

Appartamento. Interno notte.

L’unica luce accesa era quella del bagno. C’era uno specchio grande, con tutte quelle lampadine sopra. E poi c’era quell’altro piccolino, che aveva visto un sacco di volte negli alberghi e che s’era detta che quando avrebbe preso casa da sola sarebbe andata da Ikea e l’avrebbe comprato. L’aveva fatto: era stato il suo secondo acquisto post trasferimento, ché il primo erano state le posate.

Insomma, Libera Professionista era in bagno, davanti allo specchio. Maglioncino, jeans, scarpe alte, ma non troppo. La sveglia del cellulare suonava senza interruzione: aveva già accumulato i quindici minuti standard di ritardo, però sapeva che sarebbe arrivata almeno a trentacinque.

Uscire di casa truccata sin nei minimi dettagli le dava sicurezza, la faceva sentire meno vulnerabile, in perfetta sintonia con il luogo comune secondo cui una donna col naso perfettamente incipriato si sente più forte. Prima di decidere di mettersi a lavorare in proprio, in ufficio ci andava sempre come si svegliava la mattina e perfino la segretaria del capo, che era un esserevivente-cliché pure lei, la trattava con sufficienza. Cambiato il datore di lavoro aveva pure cambiato abitudini, ma non taglio di capelli, ché figurarsi se li accorciava quegli spaghetti neri lunghi fino a metà schiena.

Libera Professionista aveva appena preso la pochette Miss Broadway con tutti i suoi prodotti e stava là a stendere il fondotinta con le dita, un po’ per nascondere le rughe precoci, un po’ per cancellare le occhiaie, gentile donazione della cara amica insonnia. Poi la cipria, con quel cuscinetto che le era sempre sembrato fuori dal tempo, uscito da un film anni ’50, e il fard sulle guance. A quel punto s’era avvicinata allo specchio, sporgendosi oltre il lavandino. Con l’indice aveva stirato la palpebra dell’occhio destro e ci aveva messo un po’ di base illuminante, aveva aspettato che si asciugasse e, col pennellino, aveva aggiunto un ombretto rosa e uno più scuro vicino al sopracciglio curato. Quindi, stessa cosa per l’occhio sinistro.

S’era fermata a guardarsi. Sì, andava bene. Quando si truccava gli occhi in quel modo a lui piaceva, non era il tipo che ama particolarmente le donne acqua e sapone. Kajal, eye liner, due passate di mascara.

La matita bordeaux per il contorno labbra (da mettere in borsa, ché un ritocco prima di scendere dalla macchina…) e poi il rossetto, quello rosso rosso rosso e brillante, che lei adorava passarlo lentamente sulle labbra e vedere come le pieghe piccole, piano piano, si riempivano e rendevano la sua bocca lucida e formosa. Magari lui l’avrebbe morsa, o magari l’avrebbe baciata e basta, o magari tutt’e due.

Sullo specchio, nel frattempo, il suo alito caldo aveva creato una patina opaca. S’era allontanata dal vetro, l’aveva pulito distrattamente con un colpo della mano e aveva lasciato tutto là, sul lavandino: matite, stick, flaconi, creme e scatoline piccole e colorate. S’era guardata un’ultima volta e poi aveva spento la luce.

Appartamento. Interno notte.

Una porta che sbatte e rumore di tacchi sulle scale.

Il post dei debuttanti

marzo15

Ci sono parti di questo blog che non sono cambiate di una virgola da quel lontano giugno di quattro anni fa, quando creai quello che allora si chiamava "Pain is so close to pleasure", in onore di una canzone dei Queen che mi piaceva proprio tantissimo.
Solo che la gente ci finiva cercando le cose più turpi su Google, e io dopo un po' mi sono annoiata a leggere chiavi di ricerca su masochismo, frustini, lamette e sottomissione. Non mi andava nemmeno di spiegare in ogni singolo post che non faccio la mistress, sicché ho deciso di cambiare nome a questo posticino.

L'ho chiamato come lo conoscete adesso, perché con le Dears siamo sicure che ci finirà a lavare le scale e i bagni dei condomini, ché c'è crisi e tutte quelle belle cose là.
Di quando in quando, ho cambiato pure il template; avete visto uno strano avvicendarsi di header e colori, anche se la sostanza è rimasta sempre la stessa.

Tutto il resto, però, era uguale come all'inizio. Fino a ieri.

Nella colonnina qui a sinistra tengo sempre aggiornata la lista dei libri che leggo, Last.fm cambia periodicamente e, soprattutto, automaticamente in base ai miei gusti musicali e le altre sezioni sono statiche perché così dev'essere. Più o meno.
La parte coi link, tipo, era vecchia come il cucco. C'era roba di quando ancora non avevo idea di cosa fosse un feedreader e per ricordarmi quali pagine visitavo più spesso me le segnavo là. Solo che la maggior parte di quelle, adesso, non le apro più, perché hanno smesso di piacermi, o hanno chiuso i battenti da tempo, o hanno cambiato argomento e cose così.
Allora ho fatto piazza pulita. Ho cancellato tutto e ho sostituito il decrepito con il moderno.

Non sono blog di quelli con la b maiuscola, tipo quello di Giulia B. o, per cambiare genere, quello di Alessandro Gilioli. Sono blog più piccini ma che mi piacciono ugualmente, blog di gente che conosco perché c'è stata una volta nella mia vita che gli ho stretto la mano e gli ho detto: «Salve, io sono LaCapa».
Come Claudia e Carmen, due colleghe che piano piano sono diventate amiche e con le quali condivido un sogno, il nervosismo e certe storie al confine con la realtà. E come Roberto, con il quale andrò al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, e che gestisce un blog collettivo su cos'è avere vent'anni in questi anni qui.

Tra i link nuovi c'è anche quello di qualcuno di cui in questi mesi avete imparato a sentir parlare: Monsieur Déjà vu vi dice niente? Sarà che sono di parte (perché sì, insomma, obiettiva obiettiva non posso essere), ma il suo blog mi piace.
E non è male nemmeno il blog della trasmissione radiofonica che conduce, assieme ad un suo collega, che s'è aperto uno spazietto sul web pure lui. (Giusto per finire la marchetta, per ascoltare "Viva la vida" vi basta cliccare su questo link tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 19 alle 21. E se parlano di un certo Francesco Romano o del giocatore della Fiorentina Jovetic, per gli amici Jo-Jo, vuol dire che io sono in studio con loro e che mi stanno prendendo in giro.)

Bene, io i link nuovi ve li ho presentati. Ora voi magari ci fate amicizia.

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Magari, un “favore” me lo merito

giugno24

Siete i lettori più belli del mondo, lo sapete?

Siete i lettori più belli ed intelligenti del mondo, ve l’ho mai detto?

Siete i lettori più belli, intelligenti e simpatici del mondo, ne siete consapevoli?

Bene. Siete i miei lettori, e io favori ve ne ho chiesti pochi, in due anni che questo blog qua si trascina nell’etere del web, senza ottenere –peraltro– un gran successo.

Ad ogni modo, so che s’è creata una sorta di “corrispondenza d’amorosi sensi” (per dirla come Foscolo) e che un po’ di affetto nei miei confronti lo provate.

C’è una cosa che per me è importante. Questa cosa si chiama Step1, ed è un webmagazine universitario davvero figo, e mica perché ci scrivo io.

Insomma, c’è una redazione che è un mondo bello, proprio bello. Redastrega e Rivista di Grido mi hanno insegnato che devo essere competitiva, che alla gente non interessa leggere le notizie vere ma sapere le curiosità più sceme, che chiunque è pronto a sbatterti una porta in faccia se non ci sono soldi o non c’è voglia di andare avanti.

Step1, invece, è una specie di isola felice.

C’è una direttora bassina e magra, coi capelli lisci lisci e un’energia che un po’ disarma, all’inizio. Perché da lei non te l’aspetti, perché poi ride quando ti assegna un pezzo di cazzeggio tremendo, e si fa seria in un secondo e mezzo ché per scherzare il tempo c’è, ma durante le riunioni non è l’unica cosa che si possa fare.

C’è un direttore che mi metteva una soggezione incredibile, i primi giorni. Perché ero convinta che non mi stimasse per nulla, e che non fosse neanche d’accordo col fatto che una come me tentasse di ficcarsi dentro una redazione come quella. Avevo una gran paura che mi rimandasse indietro gli articoli, però ci rimanevo male se non li rivedeva lui e lasciava fare alla direttora.

Ci sono colleghi con cui, il 25 Aprile, mi sono scolata un bottiglione di vino rosso, scherzando, cantando con la voce stonata e un po’ strascicata. E non li cito né li descrivo, perché dovrei cominciare da qualcuno e non saprei chi mettere per primo, ma sono tutti fantastici uguale, delle belle persone soprattutto e il resto viene immediatamente dopo.

Vi domanderete, cari lettori, cosa c’entrate.

Vi racconto una storia, in poche righe: tanti giornali fighi, importanti e seri, gli stessi che pubblicano gli scoop su quello che Berlusconi fa a villa Certosa, hanno pubblicato una notizia, un anno fa. Dicevano che una coppia di rom aveva tentato di rapire una bambina nel posteggio di un iper-mercato catanese. Era il periodo dei campi nomadi che venivano bruciati e della follia generalizzata. La notizia del tentato rapimento rimbalzò da questa a quell’altra testata, e nessuno si curò di verificare cosa fosse realmente successo. Nessuno tranne Step1. I due rom erano innocenti, manco a dirlo, e i giornali fighi, importanti e seri, gli stessi che pubblicano gli scoop su quello che Berlusconi fa a villa Certosa, non hanno detto una parola, al riguardo. Step1 sì.

Per questa cosetta, ci siamo guadagnati (per la verità io, all’epoca dello scoop, neanche sapevo cosa fosse Step1) una nomination al Premio Ischia Internazionale di Giornalismo, sezione “blog dell’anno”. Non per dire, ma gli altri candidati sono tipo Marco Travaglio, tipo PiovonoRane, tipo Byoblu.

Il 25 giugno, cioè domani, si chiudono le votazioni. Che vi costa passare un attimo da qui e votare per Step1?

Col portatile rubato a Padre e la connessione fregata all’Università

aprile29

Ho rubato il portatile a Padre.

Dovete sapere che la vostra blogger preferita ha un computer fisso del paleolitico, cioè: ha due anni, che per un computer sono millenni.

Stamattina, sapendo che dovevo andare al Working Capital Camp e che ci sarebbero stati personaggi con aggeggi che neanche la Nasa, ho rubato il portatile a Padre. Lui ancora non lo sa.

E’ nuovo, pochi mesi di vita, ma pratico come un blocco di granito. Non so quanti pollici siano, però suppongo tanti. Da un minimo di trentasette ad un massimo di duecentosessanta, per intenderci. Ad ogni modo, mi ha conferito un’aura di autorità che mi è servita a farmi inquadrare da non so quanti operatori: sarò videogenica? Lo scoprirò presto. Su La7, considerando il tempo che il cameraman si è soffermato sulle mie mani che battono sulla tastiera, dovrebbero fare tutto un servizio su di me.

LaCapa e la sua infinita incompetenza informatica.

Ancora non ho conosciuto nessuno di quelli che avrei voluto, però lo farò più tardi. Mi giunge voce che l’illustre blogger catanese LaCapa sarà protagonista, assieme ad altri come lei, tra i quali tale Salvatore Aranzulla (bruscolini, insomma) di un piccolo talk show.

Si famoseggia, si famoseggia.

Presto farò come fanno tutti quelli che contano: mi troverò un portavoce che parli al posto mio.

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