Me n’ero andata ma sono tornata

by lacapa

Mi è arrivata una email, un mese e qualcosa fa. C’era scritto che, se non mi fossi sbrigata a rinnovarlo, il mio dominio, questo lacapa.it al quale tanto sono affezionata, sarebbe scaduto. E chiunque altro avrebbe potuto comprarlo e metterci dentro, per esempio, un blog divertente, un sito interessante, qualcosa di ben scritto. «Okay – mi sono detta – che scada pure, che lo acquisti altra gente, che questa cosa del blog finisca, tanto ormai sono un sacco di anni che va avanti».

Talmente tanti anni che a leggere i post vecchi, ma veramente vecchi, mi vergogno. Ci sono un sacco di virgole tra i soggetti e i predicati, un sacco di congiuntivi sbagliati, un sacco di punteggiatura andata a ramengo. C’è parecchia stupidità adolescenziale, anche. Ma quella era fisiologica. Del resto, quando ho cominciato a scrivere i fatti miei su internet avevo quindici anni, in casa LaCapa la connessione veloce non era entrata e mi pareva di poter pontificare su qualunque argomento. In più, non sapevo bene che strada volevo prendesse quello spazio che stavo occupando. Volevo che fosse anonimo, che nessuno sapesse che a gestirlo ero proprio io. Infatti l’url era luisasantangelo.splinder.com.

Per parecchio tempo il mio blog è stato quello che volevo che fosse: il mio angolo privato. Poi è cambiato tutto. E io odio quando le cose cambiano. Anche perché di solito lo fanno in peggio. «Capa», mi chiamano le persone che mi conoscono. E no, non è bello.

Per questo ho lasciato che i giorni passassero, che il provider mi avvisasse che «Ehi, ma vuoi davvero che lo diamo via?». «Sì, prendetevelo, tenetevelo, liberatemene, sono stanca!», pensavo. E l’ho pensato fino all’ultimo, finché il dominio è scaduto, e mi è preso il panico perché per la prima volta da otto anni «La compagnia di pulizie» era offline. Allora ho rimediato, ho pagato lo spazio alla velocità della luce e ho tirato un sospiro di sollievo.

Solo che c’erano cose tecniche che non avevo considerato, che non conoscevo, che non sapevo neanche esistessero. Quindi il blog offline era e offline è rimasto. Io mi sono sentita sollevata. Tutte le volte che tentavo di aprire quella pagina e compariva un messaggio d’errore era come se la dieta avesse funzionato, era come se fossi mille chili più leggera. Era come succede con le relazioni che durano da tanto tempo. Io ti amo, tu mi ami, sappiamo che in fondo stiamo là ad aspettarci, ma abbiamo bisogno di stare lontani, perché sennò io mica sento la tua mancanza e tu mica senti la mia.

Il primo giorno senza blog stavo benone, il secondo giorno senza blog stavo benone, il terzo giorno senza blog stavo ancora benone. Al quarto giorno avevo voglia di raccontare della partenza di Dearfriend Porno. Al quinto giorno avevo voglia di parlare un pochino dell’ansia da prestazione. Al sesto giorno avevo trovato l’attacco perfetto per il più classico dei miei post di fatti miei. Al settimo giorno ho cominciato a chiedere aiuto in giro: «Ehi, ma secondo te cosa sono i dns? Hai una vaga idea di come si aggiustino? Senti, ma se ti do le mie password, il mio codice fiscale e pure il numero di telefono del mio parrucchiere ci pensi tu a riportarmi in vita il blog?».

Ho avvertito una fitta di nostalgia. E di paura, anche. «E se avessi perso tutto? E se ogni mio post fosse andato perso nell’internet?», mi domandavo.  «Tranquilla, la tua roba è di sicuro là, aspetta ancora, datti tempo», mi dicevano. Avevano ragione, «La compagnia di pulizie» è di nuovo qui.