Uno mica si sbaglia se mi dice «Vai a lavorare»

by lacapa

Ho passato la giornata a farmi bella.

Prima mi sono fatta la maschera ai capelli, quella buona, quella col cioccolato e lo yogurt, che viene voglia di mangiarsela. Poi mi sono riempita la faccia di argilla, e c’era il fidanzato di Sorella che mi guardava e gli veniva da ridere ma si tratteneva, perché è sempre gentile, lui. Poi mi sono fatta la ceretta. Neanche serviva granché, in verità. Però avevo voglia di farmi la ceretta. La ceretta, del resto, è uno dei miei argomenti preferiti. Dearfriend Ballerina dice che parlo sempre di peli. Ed è vero. Non credo ci sia un solo ragazzo con cui sono uscita che non mi abbia sentita dire almeno una volta: «Oddio, non mi sono fatta la ceretta!». Dopo la ceretta ho preso la pinzetta e mi sono ridisegnata le sopracciglia. Sì, sono peli anche quelli.

Quando ho finito tutto questo sono andata a farmi la doccia, e poi mi sono messa una crema. La pubblicità dice che ti fa tornare la pelle morbida come quella di un bambino. Non è vero, ma un po’ aiuta. Era pomeriggio, e allora ho preso un libro e ho iniziato a leggere, leggere tantissimo. Leggere come facevo una volta, che divoravo le pagine una dietro l’altra, e leggevo anche in piedi, mentre camminavo. E leggevo a letto per ragioni diverse dal «prendere sonno». Leggevo per non dormire, leggevo perché sapevo che le parole mi sarebbero piaciute sempre di più.

S’è fatta ora di cena. Ho mangiato una fetta di anguria, per tenermi leggera. Così stasera, prima di uscire, non avrei fatto mille prove vestiti. Non mi sarei cambiata in continuazione, non mi sarei lamentata per la pancia gonfia. Ho mangiato una fetta di anguria con le mani. Mi piace mangiare con le mani. Quando ho guardato l’orologio mi sono accorta che era più o meno ora. E sono andata a finire di prepararmi. Ho messo l’ombretto scuro, la matita nera e un sacco di mascara. Ho messo un po’ di fard, perché ancora al mare non sono andata e sono pallida. Ho usato la matita per le labbra, quella rossa, ne ho disegnato il contorno e le ho riempite come i bambini con gli album da colorare. Sulla matita ho messo il rossetto, quello rosso rosso che non va mai via, quello che però mi s’attacca sempre sui denti quando rido di gusto e mi mordo il labbro inferiore.

Il vestito l’avevo scelto ore fa: quello rosso. Le scarpe pure le avevo scelte ore fa: quelle nere coi tacchi alti. Non ho messo il profumo perché a me mettere il profumo non piace.

«Eccomi, sono pronta», mi sono detta. E sono uscita. Come se fosse una grande occasione, come se fosse la serata più importante del mondo. Sono uscita già sorridendo, sono uscita col cuore contento. Sono uscita e ho pensato: «Che bello, non lo facevo da così tanto tempo». Sono uscita e ho pensato: «Mesi? Anni? Boh». Sono uscita e ho riso. Perché tanto a Dearfriend Ballerina e SeMiRilasso, che m’aspettavano all’Ostello, di tutto questo non importava niente. Sono uscita e ho riso, perché dovrei farlo più spesso di passare il pomeriggio a farmi bella per uscire con me.