La regola del silenzio

by lacapa

Casa LaCapa è una casa omertosa. Le cose a Casa LaCapa non si dicono mai chiaramente, le decisioni non si condividono, le scelte non si confrontano. A Casa LaCapa perfino la meta delle vacanze estive era segreta fino al momento della partenza. Madre e Padre parlottavano seduti al tavolo della cucina, e  poi Sorella, io e Fratello venivamo posti di fronte al fatto compiuto. E questo valeva per tutto. Tanto per le cose importanti, quanto per quelle più frivole.

Non ricordo di aver saputo che avevamo intenzione di ristrutturare casa fino al giorno in cui una squadra di muratori è arrivata a buttare giù il muro della mia stanza. La volta che Padre ha deciso di soddisfare un capriccio e comprare un aggeggio per fare delle gite in mare aperto lo comunicò a Madre quando la portò al porto e le disse «Oggi andiamo in mare», ma neanche le spiegò che intendeva proprio «nel mezzo del mare, dove non si tocca, dove dobbiamo gettare l’àncora». Similmente andò per l’acquisto del macchinone, fu automobile di rappresentanza di Casa LaCapa. Di entrambi i colpi di testa paterni (consumati in religioso silenzio e con muta ostinazione) resta solo il ghigno soddisfatto sul volto di Madre ogni volta che può dire: «Te l’avevo detto, io, che invece di venderli dovevi proprio non comprarli». Perfino sui pomeriggi di shopping non c’era modo di dare un suggerimento, o un’opinione: «Dove andiamo?». Silenzio. Avremmo capito la destinazione solo arrivati al parcheggio.

La naturale reticenza alla condivisione diventa vero e proprio mutismo nel caso dei sentimenti. «Non piangere, non ridere troppo, non ti mostrare troppo arrabbiata, non dare soddisfazione, non essere trasparente». Se c’è una cosa in cui Madre e Padre sono identici è il loro rifiuto delle manifestazioni d’affetto, di stima, di fiducia. Forse è per contrasto che io, invece, soprattutto con un po’ di birra in corpo, dico tutto.

Casa LaCapa non è un posto in cui ci si stringe e ci si bacia spesso. A Casa LaCapa ci si prende in giro, questo sì. A Casa LaCapa la frase più popolare è «Adesso basta», perché è bene non esagerare. Mai. Non è questione di calcolo, è semplicemente che siamo fatti così. Abbiamo un equilibrio fatto di abbracci solo a Natale e per i compleanni, di mani che non si tengono mai, di confidenze che non ci facciamo. Del resto, poi i casi l’uno dell’altra li conosciamo. Almeno quelli che è importante sapere.

Padre e Fratello, forse per il fatto che sono uomini e gli uomini sono duri, sono i più imperturbabili. Non fanno una piega quasi mai. Tranne che quando litigano tra loro, e si urlano contro, e diventano rossi rossi e li vedi, uguali come sono uguali Padre e Fratello, a fare a gara a chi grida più forte. Padre e Fratello non sai mai cosa passa loro per la testa. Hanno una passione tutta particolare per il «fatti i fatti tuoi» nelle sue più varie declinazioni. E i fatti tuoi non sono mai parte dei fatti loro, neanche se ti riguardano, neanche se vuoi sapere per il piacere di sapere e non per dire chissà che.

Tra loro, però, si capiscono. Parlano un’altra lingua, ma si capiscono. Li osservavo l’altro ieri, mentre cercavano tutt’e due di trattenere le lacrime nel corso di una brutta giornata. Erano là che non dicevano niente, mentre famiglia LaCapa annegava in una bolla senza rumori. Poi Padre ha lanciato le chiavi della sua macchina – storicamente intoccabile – a Fratello.

«Tieni, guida tu»
«No»
«Dai, almeno spostala, portala al cancello»
«Non c’ho voglia, oggi guida tu»

E si davano delle pacche sulle spalle. Secondo me non se ne sono neanche accorti, ma si mantenevano a distanza di sicurezza, e non si guardavano in faccia. Ma avevano le mani sulle spalle l’uno dell’altro. Poteva sembrare che stessero discutendo di una cosa futile. In realtà, però, avevano trovato un modo per aggirare la regola non scritta del silenzio. E io un pochino li ho invidiati.