Almeno non ho messo un cd di Masini

luglio6

Sarà perché stamattina ho avuto un incidente e mi sono spaventata, sarà perché l’altra sera ero al computer che scrivevo e sulla tastiera ha cominciato a camminare una blatta e anche in quel caso mi sono spaventata ma in modo diverso. Sarà perché ho ricominciato a passare delle ore della mia vita in un posto che non mi piace, in cui non faccio niente che m’interessa (anzi, in questo caso, non faccio proprio niente) però a pagamento, e la cosa mi butta giù come poco altro.

Sarà tutto questo, saranno gli ormoni, sarà il caldo, saranno le lacrime che ormai ho smesso di riuscire a ributtarle giù. Dalle mie parti si dice che «si sono aperti i rubinetti». Io me lo ricordo il giorno in cui i rubinetti si sono aperti per la prima volta. È il giorno che identifico come quello in cui sono passata dall’essere una persona forte all’essere un budino di semolino, una cosa molliccia, semitrasparente. Con quel difetto del rubinetto aperto.

Del giorno che si sono aperti i rubinetti ricordo ogni dettaglio. C’entra il Parolaio, tanto per cambiare. Perché in tutte le cose che hanno a che fare con quanto sono cambiata rispetto a un indefinibile «prima» c’entra il Parolaio, che a settembre si sposa e io ormai non lo vedo da saranno anni. Dicevo, quel giorno. Quel giorno ero appena uscita da una sessione intensa di studio all’università, ero con DearLowe e il Parolaio mi aveva già distrutto il cuore. Ma ancora mantenevo una parvenza di dignità femminile, una sorta di imperscrutabile orgoglio grazie al quale camminavo a testa alta, anche se un po’ meno del solito. Sull’uscio del portone della facoltà io e DearLowe abbiamo incontrato Collegamica Femminista e Rivoluzionaria e ci siamo messe a chiacchierare. Non ricordo di cosa parlavamo, so che a un certo punto ho detto: «Vabbè, che muoia povero, pazzo e senza capelli». E proprio davanti a noi, con quella sua macchina che avrei riconosciuto tra mille pur non essendo capace di memorizzare targa alcuna, è passato il Parolaio. Allora ci siamo messe a ridere tutt’e tre. Perché non era lui il soggetto della mia invettiva, però poteva facilmente diventarlo.

Dopo qualche minuto, io e DearLowe ci siamo congedate da Collegamica Femminista e Rivoluzionaria e siamo andate verso Vanda la Panda e Tania la Peugeot. Girato l’angolo, il Parolaio era là, con il cofano aperto, impegnato a prendere roba da portare in un posto che io conoscevo. E lo conoscevo perché me ne aveva parlato lui in relazione a lei. Lei, la lei contro il cui spettro io avevo sbattuto il muso. Poche parole, uno scambio di battute. E poi quella locandina che aveva preso per me e che teneva in auto: era quella dello spettacolo di Marco Travaglio. Quattro anni cambiano un sacco di roba. Adesso lo schifo, Marco Travaglio. All’epoca mi piaceva parecchio.

Salutato il Parolaio, DearLowe mi ha chiesto se stessi bene. «Sì», le ho risposto. Poi l’ho implorata di non lasciarmi sola. Siamo andate in una piazza in pieno centro, ci siamo sedute su una panchina e io ho aperto i rubinetti. Non so dire per quanto tempo ho pianto e quanto forte, so che ho pianto coi singhiozzi, con DearLowe che mi abbracciava e mi diceva di farle uscire tutte, finalmente, quelle orrende lacrime. Le ho detto tutto quello che mi aveva ferita, tutto lo schifo che mi sentivo addosso. Da allora credo di non essere mai più stata uguale.

Piango per i film tristi e anche per le commedie romantiche con il lieto fine, quelle in cui tutti sono felici e contenti e i due protagonisti si sposano nel giardino di casa. Piango quando mi arrabbio, piango quando mi annoio, piango quando leggo un buon libro, piango quando penso alle cose brutte e piango di più quando penso alle cose belle. E non chiedetemi una definizione di «cose brutte» e «cose belle» perché non sono in grado. Non adesso che sto piangendo.

Non so perché, ha a che fare con il più profondo senso di sconforto che una sia in grado di provare. Quale sia la ragione riesco a ipotizzarlo, e quel senso di sconforto mi fa compagnia spesso. Perdo pezzi. Pezzi di vita altrui che vorrei fossero miei, pezzi di vita mia che mia dovrebbe rimanere e invece no. Pezzi di passato e pezzi di futuro. E poi perdo pezzi di presente, soprattutto quelli. Li recupero un po’ qua e un po’ là, faccio finta di essere parte di vite che non mi includono e scrivo post di cui domattina mi sarò abbondantemente pentita. Ma almeno sono arrivata a ora di cena senza aver messo un cd di Marco Masini.

6 Comments to

“Almeno non ho messo un cd di Masini”

  1. On luglio 6th, 2012 at 19:45 kika23 Says:

    E, per rimanere in tema, qualcuno, a cui ultimamente (da un annetto, direi) i rubinetti si son aperti di brutto, ha pianto leggendo il post.

  2. On luglio 6th, 2012 at 20:22 Asi Claypool Says:

    Quando ero piccola mi hanno affibbiato il nome di “picciosa”. Piangevo per qualsiasi cosa, piangevo sempre, piangevo dovunque. Fuochi d’artificio? Ed io piangevo. Feste di compleanno? Ed io piangevo. Il dottore provava ad avvicinarsi? Strillavo e mi dimenavo come una menade. Calcola che l’ultima volta che mi hanno tolto il sangue mi hanno tenuto in tre!
    Sfogati pure, mangia quintali di gelato, fai fuori la carta di credito. E non preoccuparti del “lavoro brutto”. A volte per fare il lavoro che amiamo dobbiamo cercarne un altro che ci consenta di pagare le bollette!

  3. On luglio 6th, 2012 at 21:02 cicciogattaccio Says:

    Sono stato molto indeciso sul lasciare o meno un commento, in fondo ci siamo visti solo una volta per due minuti scarsi e tu qui parli di cose molto personali.
    Mi limiterò quindi a due semplici concetti tratti dalla mia esperienza personale:
    1)shit happens
    2)prima o poi migliora, te ne fai una ragione e vai avanti e la maggior parte delle volte non te ne rendiamo nemmeno conto finché non ne sei uscito.

  4. On luglio 24th, 2012 at 09:50 Baol Says:

    Non stai perdendo pezzi, è solo una muta, non preoccuparti.

    Ciao Capa

  5. On agosto 3rd, 2012 at 12:18 Cristina Says:

    Già. Io perdo pezzi da sempre e se ci ho pianto sopra per anni. Poi ho realizzato che per ogni perso pezzo rimane un ricordo e uno spazio in più per un pezzo che non avrei mai immaginato di poter avere nel mio puzzle.

    Piango comunuqe al pensiero, ma dopo un po’ riesco a chiudere il rubinetto.

  6. On settembre 30th, 2012 at 21:41 La compagnia di pulizie » Blog Archive » Sei meno Says:

    [...] di più le lacrime o i sorrisi. E allora io gli dico che le lacrime non contano, perché io sono una che piange sempre, e perché per me un momento bello ne vale dieci brutti. In due anni col Trasfertista ho scoperto [...]

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