L’elenco dei post che vorrei ma non posso

by lacapa

Ho deciso che mi metto a copiare Fazio e Saviano e mi metto a fare elenchi per spiegare un sacco di cose che non mi vengono le parole per. Quindi, di seguito, l’elenco dei post che avrei voluto scrivere ma non ho scritto perché ogni volta che ho aperto l’editor mi sono sentita completamente inadeguata.

1) Il post sull’amore che ti rende leggero. È meglio di una dieta, è meglio di mettersi a fare jogging la sera nel parco. «Ti amo», dici, e d’un tratto ti senti come se quel gelato in più non l’avessi mangiato, come se il doppio hambuger con cui hai pranzato fosse di soia, come se la cellulite non fosse un problema tuo. «Ti amo», dici, e scopri che tutti i pesi che avevi dentro li puoi scacciare con due parole. E allora ci sarebbe da farlo tutte le mattine, da dirlo in giro: al vigile urbano che ti fa la multa perché hai posteggiato la macchina nel posto sbagliato, al tabaccaio che ti comunica che è aumentato il prezzo delle sigarette, al barista che brucia il caffè e non te lo fa di nuovo. «Ti amo», una cosa da dirla a chiunque, ogni giorno, che arrivi a sera che ti senti come la modella della pubblicità Yamamay, solo che hai gli occhi che ti brillano di più.

2) Il post su Dearfriend Ballerina che si laurea. A giugno, a Milano, e io non so se potrò esserci, molto probabilmente no. Si laurea, avete capito bene. E io non do un esame dallo scorso luglio, ma a questo preferisco non pensarci. No, perché mi voglio concentrare sul alcune cose specifiche, cioè che la prima volta che le ho parlato stava seduta sul pavimento lercio di un bagno della scuola e piangeva, e adesso discutiamo della possibilità di lasciare i mobili di casa sua al prossimo inquilino oppure portarseli dietro in Sicilia, giusto il tempo di passare un’estate in spiaggia e poi mettersi a cercare lavoro sotto la Madunina. A proposito, tra voi non è che c’è un architetto fighissimo (e anche figo e basta) che abbia bisogno di una interior designer talentuosissima? No, perché se sì citofonate LaCapa e il contatto ve lo do io.

3) Il post sul fatto che dice che l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia non ha trovato niente di strano nella mia pratica. Ma la notizia è ufficiosa, da qui lo dico e qui lo nego. Però, insomma, volete mettere diventare pubblicista? Ma no, non per il «pubblicista» in sé, che conta quanto il due di coppe quando la briscola è a mazze. Per la sensazione. Perché alla gente non gl’importa niente del fatto che magari fai questo mestiere da anni e ti sei spaccato la schiena, non gl’importa niente di quante cose belle hai fatto, di quanti pezzi di cronaca hai scritto, di quante storie hai raccontato: ti domanderanno sempre e comunque se hai un tesserino. Se ce l’hai allora sì, forse vali. Se non ce l’hai, vuol dire che devi crescere, vuol dire che devi maturare, vuol dire che ancora non sei abbastanza bravo. Che, per carità, nel mio caso è verissimo, e sarà uguale pure dopo, però nel caso di alcuni amici miei è una stupidaggine clamorosa.

4) Il post sulla tesina di maturità di Fratello. Che parlerà di rivoluzione e io sono fiera, ma così fiera, che veramente non ne avete idea. Perché lui è venuto in camera mia e mi ha chiesto di prestargli i libri di Welsh e Palahniuk, io gli ho chiesto perché e Fratello mi ha spiegato che gli piacerebbe tanto che fossero argomento dei suoi Esami di Stato. Ma voi i miei Esami di Stato ve li ricordate? Ve la ricordate la mia notte prima degli esami? Vi ho raccontato tutto, e pure di più. Credo siate stati i primi a sapere qual è stato il risultato della mia battaglia con Mentadent, uno dei membri esterni della mia commissione, il docente di letteratura italiana che non riuscì a cogliermi in fallo sulla Scapigliatura, e neppure su Lucrezio. Come ha fatto una vita a passare così in fretta?