Indovina chi viene a cena?

by lacapa

Prima di entrare in un posto, generalmente, citofoni. La gente chiede «Chi è?» e tu rispondi «Sono LaCapa, mi apri?».

Soltanto che questo, visto che non è un luogo fisico, non ha un citofono, e io non ho un portone da aprire prima di farvi entrare. La qual cosa, ne converrete, mi pone di fronte ad un numero altissimo di problemi. Tipo: quando mi viene a trovare qualcuno, nel tempo che va dal farmi dire di chi si tratta e premere il bottoncino che spalanca il cancello, io ho rapidamente passato in rassegna tutte le stanze e nascosto le peggiori nefandezze sotto i tappeti e dentro gli armadi.

Il blog, invece, è come un appartamento con le serrande sempre alzate e la porta sempre socchiusa: se vuoi guardarci dentro puoi, anche quando i padroni di casa stanno cucinando, facendosi la doccia, sgrassando i vetri o rifacendo i letti. Io tutta ‘sta roba l’ho fatta in questa settimana.

La cosa non è stata proprio immediata. C’è questa persona, no?, Vinz, che mi ha detto, all’improvviso: «Guarda, io ho un paio di giorni liberi e ho delle cose da sistemarti. Insomma, il tuo blog fa schifo. Stai su Splinder da anni, e quella grafica è un pugno in un occhio. Non ti ha detto nessuno che scritte bianche su fondo nero sono il male assoluto? E poi, diobuono, Splinder. Fai la blogger seria, una volta tanto». Io non avevo ben capito dove andasse a parare, quindi gli ho spiegato che c’ero affezionata, a quello Splinder là, che non avrei saputo come fare per importare tutto il mio archivio e, soprattutto, che un dominio col puntoit non me lo potevo permettere. «Ma quanto credi che costi?», mi ha apostrofata lui. «Tranquilla, LaCapa, penso a tutto io. C’ho un server dove posso piazzare il tuo blog e l’importazione è una roba di una semplicità disarmante. Suvvia, non fare la sostenuta: dammi nome, cognome, indirizzo email e codice fiscale».

Il giorno dopo, www.lacapa.it era online. Il vecchio dominio Splinder finito nel dimenticatoio: anni e anni di dipendenza annullati da un trasloco che è durato poche ore.

Qua è tutto nuovo: c’è un feed che brilla di luce propria, una pagina in cui dico chi sono io (ché magari a qualcuno interessa), una favicon (che è il mio avatar che vi appare accanto all’URL, come per i blogger seri). Ah, e c’è pure un tema tutto nuovo. Quando sono entrata in questa casa nuova, ho dipinto le pareti di un colore provvisorio e ho lasciato scatoloni qua e là. Siccome sono una persona profondamente pigra, sarei stata capace di lasciare tutto in quel modo nei secoli a venire.

A questo punto sono intervenuti altri amici: dAn, Luca (facciocose) e Mrs Bubba hanno tentato di spiegarmi con le buone che dovrei cominciare a prendermi cura del blog, che mica ho più l’alibi che sono su Splinder e non ne vale la pena. Il buon Luca (facciocose) ha fatto tutto lui. Mi ha indicato un bel template, me l’ha modificato secondo il mio gusto personale, me l’ha caricato e poi ha detto qualcosa tipo: «Così, finalmente, non rompi più i coglioni».

In pratica, casa mia non mi sono presa nemmeno la briga di arredarla, ché c’ha pensato qualcun altro. E non mi resta che ringraziare per questo.

Adesso che le pulizie d’autunno sono finite, che la grafica è più o meno definitiva e che gli scatoloni sono spariti, sostituiti da qualche paio di scarpe da rimettere a posto qua e là, vi do il benventuto. Mi perdonerete: non vi offro la cena perché non so cucinare. Chiusi in frigo a prendere freddo, però, ci sono un bel po’ di racconti della mia vita, e in forno ne ho messi altri a scaldare. Ho pensato che mi piacerebbe condividerli con voi, se ne avete voglia. Non dovete fare niente, ed è pure gratis: in pratica, vi mettete davanti al computer con una birra (e una sigaretta, se siete fumatori) e vi fate i fatti miei. Dite la verità: è la cosa più divertente che vi abbiano mai prospettato, giusto? No. Un altro governo Berlusconi non vale.