La (ra)gazzetta dello sport V

by lacapa

Questa puntata di "La (ra)gazzetta dello sport" è andata in onda su Radio Fantastica lunedì 14 giugno.

In questi giorni che, con sommo dispiacere vostro, dei vostri radioascoltatori e di dj power, non sono intervenuta nella vostra trasmissione, non crediate che non ho lavorato per voi. Pensate un po', ho perfino guardato un paio di partite.
La prima, per mero interesse storico: Stati Uniti – Inghilterra, perché l'idea di vedere la guerra d'indipendenza non mi dispiaceva. Gli americani mi sono sembrati tranquilli e rilassati, gli inglesi un po' meno. Tipo, Capello, l'allenatore dell'Inghilterra, stava seduto in panchina, impalato, a denti stretti: sembrava essere in preda ad un attacco di dissenteria, diarrea di quella acuta che stai là, con le gambe strette e non ti alzi in piedi. Infatti, quando il Gerrard ha fatto goal praticamente prima ancora che l'arbitro fischiasse l'inizio della partita, ha fatto un saltino timido e una smorfia che poteva essere incitamento, ma anche dolore. E non oso pensare cos'è successo nel suo stomaco quando s'è reso conto di aver portato ai mondiali un portiere con le mani di terracotta.
Comunque, non mi ero mai resa conto di quanto il calcio potesse essere poetico, e del fatto che i cronisti siano dei veri e propri artisti della parola. Ho sentito dire: «Gli americani mancano di profondità e si devono accontentare di un fraseggio superficiale che non ricerchi la sovrapposizione. Altrimenti, non usciranno mai da quest'impasse e cederanno alla depressione».
Partendo dal presupposto che lo spettatore medio non ha idea di cosa sia un "impasse", mi spiegate cosa significa quello che il giornalista ha detto? Dico, senza fare la parafrasi a mo' di Divina Commedia.
No, perché magari è una di quelle cose che io, in quanto femmina, non capirò mai, come il fuorigioco e i film porno.
Un'altra cosa che non capirò mai è il vestito di Maradona per la partita contro la Nigeria. Abito grigio lucido, camicia bianca, cravatta in tinta: uno dei Soprano. Il capomafia grasso, per la precisione.
La seconda partita che ho seguito è stata Germania – Australia, ieri sera. La partita più noiosa di sempre, con quattro goal e un'unica nota di colore: Jeronimo Cacau, brasiliano di razza ariana purissima. I difensori e il portiere tedeschi, in campo, si sono messi a giocare a scacchi, per annoiarsi di meno. Ma gli australiani erano ancora meglio: ce n'era uno che ha passato metà del tempo tuffandosi a pesce sul campo, anche da solo, e, soprattutto, grattandosi… Grattandosi. L'hanno inquadrato per un paio di secondi verso la fine della partita: era vicino alla linea di bordo campo, lo sguardo perso nel vuoto e la mano destra che grattugiava i gioielli di famiglia come fosse Parmigiano, ravanava con forza, impegnandosi. Secondo me, si stava accertando che tutto fosse al suo posto: dopo una partita così, anche a me sarebbero cadute per terra.