Te lo scrivo chiaramente

by lacapa

Io e te abbiamo un problema. Ed è un problema che bisogna risolvere, perché continuando così non si arriva da nessuna parte.
Forse a te non importa, ma a me sì.
Mi guardi con quegli occhi, sorridi, e cominci a parlare, a dirmi come dovrei comportarmi, cosa dovrei fare, quali sono gli atteggiamenti che dovrei tenere.
Mi ricordi quelle cose che ho sbagliato, gli errori che non sei mai riuscito a perdonarmi, i compromessi che la mia testardaggine mi ha costretta ad accettare. E lo fai periodicamente, come se le tue affermazioni mi scivolassero addosso, nemmeno fossero l'acqua calda sotto la doccia.

Te lo scrivo chiaramente: non ti sopporto più. Con la tua saccenza, il tuo essere convinto di non avere mai torto, la tua ironia, il tuo ghigno che vuole essere simpatico ma è estenuante, i tuoi discorsi costruiti, la tua imperturbabilità, il tuo fingere buon umore costantemente.
Come in ogni relazione contrastata che si rispetti, quando parli pendo dalle tue labbra. Penso che dovresti tacere, ma non riesco a smettere di ascoltarti, di aspettare unicamente il momento che tu apra la bocca. Per contestarti, soprattutto. Poi, però, mi giro e mugugno, tra me e me, «stronzo, ha ragione».

Padre e Madre sono arrivati all'esasperazione, ché sentire parlare di te in continuazione è irritante: «Lui ha detto, lui ha fatto, lui ha scritto». Colpa mia, so essere petulante.
Tu scherzi, mentre fai il tuo mestiere, Madre ti ascolta, magari inizia a dire qualcosa e allora io, con la grazia di un muratore dopo pranzo: «Zitta, così non sento». E lei non capisce, si chiede perché io mi ostini a controllare l'ora in attesa che tocchi a te (fai un lavoro disgraziato, sappilo) se poi ti bestemmio contro, qualunque cosa tu dica.
DearLowe e Dearfriend Porno, che sanno tutto, alcune volte mi telefonano e ridono con me, di te. Tu non puoi saperlo, convinto come sei che non ti si possa odiare.
Però DearLowe e Dearfriend Porno sanno anche che su certe cose non transiggo, e una di queste sei tu, la tua attendibilità.

Sono contraddittoria, me ne rendo conto. Ma il rapporto che mi lega a te è fatto di contraddizioni: tipo che dico che non ti credo eppure le tue affermazioni potrei ripeterle a memoria.
All'inizio di quest'anno avevi sostenuto che sarebbe stato facile, che non ci sarebbero stati problemi, che sarebbero stati giorni grandiosi. Poi hai corretto il tiro. E io sempre lì, a prendere appunti fingendo scetticismo. Anche la scorsa settimana, quando hai dichiarato quelle cose bruttissime e io ci sono passata sopra.

Adesso, però, ho capito: ti diverti a vedermi confusa, ti diverti ad analizzare le mie reazioni, anche a distanza. Così ho cominciato a pensare, a guardarmi intorno, a convincermi che non ci fossi soltanto tu, in questo mondo infame. Non ne vado fiera ma lo dico qui, in pubblica piazza: ti ho tradito.
Lui è più discreto di te, ma ha talento, è più divertente, è più intelligente; tu parli e lui scrive, solo questo basterebbe a giustificarmi. E' gentile, mai troppo brusco, mi fa sorridere e non mi deprime. Tu sì.
Avrei dovuto parlartene in privato, in separata sede, ma, dopo domenica, dopo la tua ennesima mancanza di tatto, ho capito che non te lo meriti, e ho avuto voglia di svilirti in mondovisione.

Lui, l'altro, l'ho incontrato un paio di settimane fa e m'è scattato qualcosa dentro. L'ho ignorato, pensando che non fosse nulla di che, ma lui ha insistito, s'è fatto pressante, e ho ceduto. Sono una donna e sono volubile.
Il senso di colpa mi ha divorata: «Non avrei dovuto, io non sono una che tradisce…».
Ma sai che ti dico? Te lo sei meritato. Mica si trattano così, le donne. Mica le prendi, le tramortisci con una frase e poi fai un sorriso e tutto si aggiusta. Mica puoi dir loro cosa faranno e cosa no, lasciandole per settimane in balìa di maree sconfortanti.

Nell'ultimo mese il massimo che ho ottenuto è stato un undicesimo posto.
Paolo, ti rendi conto che, su dodici posizioni, m'è andata bene quando mi hai messa per penultima?
«Passerà, dovete solo aspettare, sarà una settimana dura ma, per la bilancia, questo è l'anno della svolta. Sì, cara, parlo proprio con te», sostenevi, ammiccando.
Eh no, non si fa così. Non si mente in maniera tanto spudorata.
La scorsa settimana, poi, l'apice. Non solo il dodicesimo posto, il fondo della tua classifica, in più la beffa: «Fareste meglio a non uscire di casa per tutta la prossima settimana, ma sapete qual è il mio motto: non credete all'oroscopo, verificatelo!».
Ti traduco ciò che hai velatamente asserito: «Io sarò là a guardare quando, appena usciti dalla porta di casa vostra, vi cadrà in testa il vaso del cactus della signora dell'ultimo piano. Riderò da matti e, poi, interverrò: "Non dite che non ve l'avevo detto"».

Ero raggelata. Mi sono detta: «Altri sette giorni così non li passo». E mi sono ricordata di lui.
Rob Brezny, lo conosci?
Tu mi consigliavi di non vedere anima viva, lui dichiarava: «Questo è il tuo mantra per la prossima settimana: “Faccio scomparire la paura. Resuscito la mia audacia”».
Paolo, la differenza la noti anche tu, vero?

Ora, schiettamente: sono abitudinaria e non è detto che, nonostante le corna che t'ho messo, io non torni a puntare la sveglia, al mattino, soltanto per scoprire cos'hai da dirmi, però devi cambiare atteggiamento. Devi essere positivo e propositivo, nei miei riguardi. Ne ho bisogno.
Se domenica prossima, nella tua classifica, non mi metti almeno a metà, io e te abbiamo chiuso. Vuoi perdermi? Sei davvero sicuro che una come me non sia la tua fan ideale? Se la risposta ad entrambe le domande è «», tanto di guadagnato per tutt'e due. Ma se è no… Oh, se è no. Te ne pentirai e penserai: «Ah, quant'era bello quando LaCapa telefonava a DearLowe per farsi leggere le mie parole su DiPiùTivù. Ah, quante soddisfazioni mi dava LaCapa che si sorbiva pezzi di "Domenica mattina in Famiglia" soltanto per vedere me. Ah, LaCapa sì che era fantastica e affezionata: si riguardava ogni mese lo speciale di Capodanno, quello in cui avevo fatto dodici previsioni generiche, solo per avere un'idea globale dei suoi futuri trenta giorni».

Dalle mie parti, si dice «menza parola», che ha innumerevoli significati, tra l quali: «Le conseguenze le sai, comportati valutandole».
Paolo Fox, ho già parlato troppo e non dirò nient'altro. Soltanto: menza parola.