Giocattolino

by lacapa

Fratello, quand'era piccolino, era estremamente possessivo ed estremamente violento. Oltre che estremamente viziato.
Aveva un sacco di giocattoli e di cose divertenti che trattava come fossero un tesoro temporaneo. Temporaneo perché finché reggeva il piacere della novità non c'erano problemi, quando si stancava, invece, c'erano lacrime, urla e strepiti.
Action Man
fu uno degli svaghi più duraturi. Poi arrivò la pista delle macchinine e pure la sua era finì.

Io, che odiavo le Barbie, trovavo che Action Man avesse del potenziale inespresso. Aspettavo che Fratello entrasse nel vivo delle gare di Formula Uno e gli rubavo il pupazzo. Gli facevo fare il cameriere, il pirata, o il padre del mio piccolo Fiammiferino, che era una specie di Cicciobello in formato mignon. Il mio Fiammiferino si chiamava Biagio ed era nero, proprio di colore. Mi piaceva di più di tutti quelli delle mie compagne delle elementari, che erano biondi, avevano gli occhi azzurri e si chiamavano, invariabilmente, Ken o Alfio.

Se capitava che Fratello si accorgesse che Action Man era tra le mie mani, lui diventava una bestia. Correva, mi prendeva per i capelli e mi mordeva, gridando, piangendo, sostenendo che nessuno poteva appropriarsi di quello che era di Goku. Sì, Fratello si credeva il protagonista di Dragon Ball e tale convinzione gli conferiva una forza che lasciava Padre interdetto e convinceva Madre che non era il caso di dar torto al pargolo.

I giocattolini di Fratello erano un'abitudine, qualcosa che c'era e doveva continuare ad esserci, a prescindere dalle attenzioni che lui gli donava. Il giocattolino tornava in auge quando era tra le mani di qualcun altro, quando Fratello si sentiva defraudato di una cosa che era sua, e che sarebbe stata sua nei secoli dei secoli.
Fratello, senza dire "per favore", mi strappava Action Man e lo guardava con gli occhi lucidi. Action Man gli era mancato, Action Man era l'unico giocattolino che volesse, Action Man rispondeva a tutti i suoi desideri.

L'altra sera, tra una bottiglia di vino e l'altra, Batteristalcolizzato mi ha spiegato che le persone sono giocattolini. Non sempre, non comunque, ma spesso, e nella maggior parte delle circostanze.
«E' successo così anche con te. Prima c'eri e poi, quando non c'eri più, pensavo a te spesso, in maniera diversa rispetto a come facevo quando ti sentivo più vicina. Poi ti ho vista con Monsieur Déjà vu e il resto lo sappiamo…».

Ero un giocattolino. Ero Action Man.

«Sarà banale», ha detto Batteristalcolizzato, «ma ti accorgi del valore che ha per te una cosa solo quando questa si allontana e rischi di perderla, o quando la perdi e basta. Lo so io e lo sai tu».
E lo sapete pure voi.

A Fratello brillavano gli occhi per Action Man se glielo rubavo, altrimenti si dedicava alle Micro Machines o alla Play Station, dimenticandolo, dandolo per scontato.
Se Action Man fosse stato come uno degli esserini di Toy Story, sarebbe scappato lontano lontano, offeso ed indispettito. Ma non era come uno degli esserini di Toy Story, quindi stava fermo, in attesa che gli anni passassero, che Fratello crescesse e che Madre lo buttasse via (Action Man, non Fratello), insieme a tutte quelle cose che non servono più.

Le persone vere, però, sono un po' come gli esserini di Toy Story. Non possono volare come Buzz Lightyear e non si possono scomporre come Mister Potato, ma possono rompersi lo stesso, alzarsi, andarsene e ricordare a tutti che non sono giocattolini. Possono fare e questo e tanto altro. Finché le batterie sono cariche.