La contabilità la tiene Steve Jobs

by lacapa

Così come ci sono persone a cui della gente non importa proprio niente, ci sono anche persone che saziano il proprio bisogno di rendersi utili per la collettività facendo opere di bene, dedicandosi agli altrui bisogni, prestando opera di volontariato per la gioia di aiutare. E poi c'è Madre.

Madre ha cresciuto Sorella, me e Fratello, e adesso che sappiamo camminare sulle nostre gambe (o meglio, adesso che sappiamo tutti guidare un mezzo che ci porti lontani da casa) lei è rimasta da sola. Ha Cane, sì. Ma Cane non ha i lati positivi di un figlio: non puoi obbligarla a rifarsi il letto, non puoi darle il tormento se non la vedi studiare, non puoi costringerla a guardare Forum in tivù.
Sicché Madre, per sedare la sua nullafacenza da casalinga, ha deciso di mettere il suo corpo a disposizione del comitato femminile di quella cosa su cui non si spara contro, la Croce Rossa.
Il comitato femminile è esattamente ciò che state immaginando: un gruppo di donne di mezza età che definiremmo medio-alto borghesi e che cercano in ogni maniera di dimostrare alla società che sono solidali con i meno fortunati e che spendono parte del loro tempo (ma non parte dei loro soldi) per dare una mano.

Madre, però, oltre a non essere alto-borghese, non è interessata a dare alla società dimostrazioni di sorta. Vuole soltanto impiegare in qualche maniera le sue ore morte, ché mica può lavare e pulire casa tutto il giorno, tutti i giorni.

Siccome questo comitato è composto da esponenti del gentil sesso che non soltanto sono ricche ma anche stupide, ipocrite e scansafatiche, Madre, col suo bisogno di rimboccarsi le maniche, è stata usata da sempre come una tuttofare. Telefonare, organizzare, dettare lettere, spedirle e battere a macchina.
L'ultimo compito che le hanno assegnato è il seguente: le hanno dato in mano una penna usb con dentro tutta la contabilità degli ultimi cinque anni e le hanno detto di aggiornarla.

Madre, tutta orgogliosa di sé, è tornata a casa col suo trofeo: ha inserito la penna usb nel computer di Padre, ha aperto il documento excel e ha iniziato a battere sui tasti del pc come se stesse zappando. Dopo un paio d'ore, convinta che salvare i dati sia compito divino, ha staccato la periferica e ha spento il pc. Ha compiuto le medesime operazioni due, tre, quattro, cinque volte, ignorandomi quando le consigliavo di disinstallare la periferica prima di tirarla via dalla porta usb e, soprattutto, di salvare ogni volta che cambiava anche soltanto una virgola.

Madre non accetta consigli, e non ne chiede. Quando il disastro la sorprende, lei cade dalle nuvole.

«Che succede? Non si apre più il fails», ha gridato Madre, nel panico.
Io ho sogghignato.
«Che significa che non si apre più il file?», ho domandato, pregustando la reazione materna.
Madre ha cominciato a balbettare, pallida pallida, sostenendo che c'era una cosa strana, un avviso tutto rosso che non le faceva cliccare sul mouse per aprire il computer. Sì, ha detto proprio: «Mi compare una cosa strana, un avviso tutto rosso che non mi fa cliccare sul maus per aprire il compiuter».

Siccome non sono una figlia crudele, ho tentato di recuperare il suo lavoro. Ho provato ad aprire il documento danneggiato in ogni maniera che conosco (e non sono molte, per la verità), senza mai riuscire a trarre un ragno dal buco.
Ho comunicato a Madre il decesso della contrabilità del comitato femminile degli ultimi cinque anni, e ho così scoperto che i due giga di memoria su chiavetta usb erano l'unico luogo fisico all'interno del quale stavano arroccati tutti i documenti di queste arzille donne in menopausa. Perché sono molto furbe, loro.

Madre ha elaborato il lutto in un paio d'ore, poi s'è illuminata. Aveva capito come evitare il senso di colpa: avrebbe accusato Padre.

«Perché tu non mi hai mai regalato un compiuter, e io voglio un posto dove poter lavorare. Non è giusto, i tuoi tre figli ne hanno uno ciascuno, tu ne hai due, io voglio il mio. E siccome ci devo fare cose molto più serie rispetto a quelle che voi dovrete fare mai, lo voglio pure buono. Non m'importa quanto spendi. Comprami un mak!», ha gridato Madre contro Padre, povera vittima delle circostanze.
Padre ha annuito, con la testa china.

Quella sera stessa è tornato a casa con un computer. L'aveva recuperato dal suo vecchio ufficio, aveva almeno quindici anni di vita. Era gigantesco ma candido. Un computer con windows 95, ma con il colorito dei mac che Madre conosceva solo per sentito dire, unicamente per averli visti in tivù ogni tanto, bianchi come il latte.

Padre ha montato il coso jurassico su una piccola scrivania e ha chiamato Madre.

«Volevi il mac?», le ha chiesto. «Eccoti il mac!»

Madre non ha fatto una piega, ma il brillio dei suoi occhi tradiva una certa soddisfazione. Aveva ottenuto quello che voleva, più in fretta di quanto si sarebbe mai aspettata.

«Finalmente posso iniziare a lavorare sul serio, era ora!», ha dichiarato, quindi s'è girata ed è tornata a governare sulla cucina.

Sono passate due settimane, e il sedicente mac è ancora lì, spento. A dirla tutta non è nemmeno mai stato acceso. Sta là, come un soprammobile. Madre lo spolvera, pulisce la tastiera e, di quando in quando, rimane ferma ad osservarlo. Secondo me, cerca il bottone dal quale accenderlo, ché non l'ha ancora trovato.
Ma, orgogliosa com'è, non lo ammetterebbe mai. Finché non riuscirà a capire da sola come farlo funzionare, non lo userà. Del resto, se la contabilità del comitato femminile è rimasta intonsa per cinque anni, vuol dire che può attenderne ancora altrettanti.