Voto Lega, per non scomodare Gaber

by lacapa

Sulle pareti della mia stanza c’è un sacco di roba che mi identifichi.
C’è una nuvola di cartone piena di fotografie che ricordano il mio diciottesimo compleanno, c’è la locandina dello spettacolo teatrale per lo Stabile di qui che ho contribuito a scrivere quando avevo quattordici anni, c’è una foto di me sorridente con un vestito bianco, in ricordo di quei giorni in Germania finiti troppo in fretta, c’è un’immagine di LaCapa bambina con una canottiera, le mutandine e delle scarpine, quando avevo appena imparato a camminare. C’è un poster di un album dei Green Day, e una serie di biglietti, che partono dal concerto di Samuele Bersani nel 2006, passano per Grillo e i Negramaro e arrivano a Guzzanti.
E poi c’è lui, alla mia sinistra, proprio sul letto. Mi sveglio la mattina ed è la prima cosa che vedo.
"Hasta la victoria siempre", recita il buon vecchio Ernesto Che Guevara a pochi centimetri dalla mia faccia, tutti i giorni.
È un manifestino rosso, che un tempo è stato dell’ex fidanzato di Sorella, comunista in gioventù, carabiniere fascista in età adulta.
«LaCapa», mi disse «questo lo apprezzerai di certo più di quanto possa fare io».
Presi una puntina e, con una scarpa, bucai il muro, appendendo l’emblema del comunismo nella mia camera.
Non vi dico quanto urlarono Madre e Padre trovando quello scempio.

Il punto è che io non mi sognerei mai di dire che sono di destra. Con un misto di orgoglio e fierezza dichiaro di credere che mettere i fiori nei cannoni sarebbe una gran bella svolta, credo fermamente che la gente, tutta, debba poter decidere del proprio destino, sono convinta che la democrazia sia una delle cose più belle che siano mai state inventate e che ognuno debba essere libero di fare le proprie scelte, purché la sua libertà non leda quella altrui. Dal punto di vista meramente pratico, scevro di tutte quelle ideologie stantìe, trovo che la Costituzione vada difesa a spada tratta, che la giustizia sia un valore supremo, che l’eutanasia sia un diritto che uno Stato civile dovrebbe garantire, idem per aborto, sostegno ai migranti, all’informazione, all’istruzione, al lavoro. Ritengo che la laicità sia una boa alla quale appigliarci e che la legalità sia un obiettivo da perseguire con costanza e devozione.
Per queste ragioni, ho esercitato il mio diritto di voto sempre a favore di una sinistra che, me ne rendo conto, ho idealizzato.

Ero fuori con Monsieur Déjà vu, ieri sera. Seduti in un locale, chiacchieravamo del più e del meno. Ad un certo punto, s’è avvicinato un amico di lui, un certo comunista, si fa per dire.
«Sai, Monsieur Déjà vu, sono tornato qualche giorno fa dal congresso dei giovani del partito, dalle parti di Roma. Un’esperienza da fare, carina, in un albergo quattro stelle…».
Da che mondo è mondo i comunisti si riuniscono negli alberghi a quattro stelle.
Tra proposte di alleanze con l’UDC e bottiglie di vino rubate per convincere altri compagni a votare dalla parte giusta, Comunista Sifaperdire ha cominciato a parlare di Iran e Tibet, Ahmadinejad e Dalai Lama.
«È una questione delicata, però Ahmadinejad è uno coraggioso. Per carità, mica voglio difenderlo, ma la rivoluzione colorata è finanziata dalla Cia e gli Stati Uniti se ne stessero un po’ per i fatti loro…». E se anche Ahmadinejad non è che sia stato proprio un bravo bambino, se non altro con gli americani brutti e cattivi non c’ha avuto niente a che fare. Il Dalai Lama, poi, «l’ammazzerei. Ha ridotto in schiavitù i tibetani, mentre i cinesi hanno fatto le riforme sociali».
E la libertà? Dove sta il diritto di un popolo a chiedere libertà?
Comunista Sifaperdire ha avuto il coraggio di citare la Germania degli anni ’30. Appena tornato dal suo convegno in un albergo quattro stelle, Comunista Sifaperdire parlava di razze ed etnie: «In Polonia, comunque, c’erano un sacco di tedeschi. Come in Tibet ci sono un sacco di cinesi».
Italiani, che ne dite se domani ci prendessimo un pezzo di Svizzera? Sapeste quanta gente parla italiano, là dentro.
Ogni parola di Comunista Sifaperdire era una pugnalata al cuore, un punto percentuale fatto guadagnare a Berlusconi e a tutto il suo entourage. Se, come ha detto costui, «il nemico del mio nemico è mio amico», il mio nemico sono i comunisti. Sono quelli che pensano che mettersi con Cuffaro pur di sedersi in Parlamento non sia un compromesso inaccettabile, sono quelli che dànno del coraggioso ad Ahmadinejad e del porco al Dalai Lama, sono quelli che fanno il congresso nell’albergo a quattro stelle e che dicono che se in Polonia c’erano tanti tedeschi, allora, forse, Hitler…
«Ma la questione è delicata», ribadiva Comunista Sifaperdire, e mi ricordava il mio professore di religione che, quand’ero al liceo e ponevo quesiti ai quali non sapeva rispondere, affermava: «A questo si crede per fede».

E così sì, finora io ho votato per fede. Più scema degli scemi, perché io sentivo, almeno, di aver dato il mio voto a qualcuno che mi rappresentasse.

Comunista Sifaperdire mi ha aperto gli occhi. Da domani, pur di avere qualcuno con un cervello come interlocutore, io voto Lega Nord. Sicuramente Calderoli non è proprio un esempio di genialità, ma avreste dovuto vedere la faccia di Comunista Sifaperdire quando io e Monsieur Déjà vu cercavamo di fargli capire che a noi i talebani non piacciono. Nemmeno con la salsa piccante e le patatine.
Gaber aveva ragione a domandarsi cos’è la destra e cos’è la sinistra, e aveva ragione ad usare l’imperfetto: qualcuno era comunista. In un altro tempo e in un altro spazio.