Chiedilo al vento

by lacapa

Ho un’amica che sta a Milano e impara a fare la giornalista. Un professore della scuola dove studia l’ha costretta ad aprire un blog (che io vi consiglio caldamente di andare a leggere) e lei così, tra un post sui comunisti coi tacchi e uno sulle modelle che vanno a letto con intere squadre di calciatori, ha raccontato un pezzo della sua vita che, in parte, è pure un pezzo della mia.
E tra i personaggi suoi ci sono anch’io.

Di me dice poche parole, che mi sembrano troppo buone. Dice qualcosa che ha a che fare con quando scrivo, ma voi lo sapete che io non parlo di quando scrivo, ché è uno di quegli argomenti che mi fanno diventare rossa rossa in faccia e balbettare come una scema.

Insomma, quest’amica ha detto questa cosa un giorno che un’altra amica ha detto una roba simile, che suonava più o meno come un «se le scrivi tu, le cose mi sembrano più vere».
La seconda amica, durante una strana conversazione, m’ha chiesto così, quasi di punto in bianco: «LaCapa, ma tu lo sai cos’è l’amore? Perché non lo scrivi, cos’è l’amore?».
E io ho fatto lo sguardo del pesce rosso, lo sguardo stupido di chi in testa c’ha due scimpanzè che si spulciano a vicenda e mangiano i pidocchi l’uno dell’altro. Ho fatto proprio quello sguardo là e la prima cosa a cui ho pensato è stata che una volta ho scritto una lettera d’amore mentre non amavo proprio nessuno e che adesso, dopo un po’ di roba che m’è capitata nel tempo, non saprei nemmeno da dove cominciare.

So per certo che c’è gente che dice che l’amore non esiste, che è affezione e basta, che è un voler bene portato all’esasperazione. Potrei mettere la mano sul fuoco sul fatto che c’è, inoltre, chi sostiene che l’amore è una scossa d’elettricità, un giochino che ti fa sentire il re del mondo anche se non sei Leonardo Di Caprio sul Titanic.

Vinicio Capossela dice che se vuoi sapere cos’è l’amore lo devi chiedere al vento. Ma io c’ho il raffreddore e gli occhi malati (cit.), quindi se m’affaccio alla finestra per fare ‘sta domanda al vento mi becco una broncopolmonite, e poi Madre mi fa portare via dalla neuro, ché finalmente avrebbe la certezza di quello che sospetta da tempo.
Esclusi gli agenti atmosferici per le ragioni di cui sopra, esclusa la televisione perché non sono così scema, escluso Paolo Fox perché non vorrei che non c’azzeccasse, ed esclusa Sorella perché lei è del genere che il fidanzato lo chiama col nomignolo cretino e gli fa la vocina scema da giocatore di rugby castrato, a chi chiedere cos’è l’amore non ce l’avevo prima e non ce l’ho adesso.

Così alla mia amica (che sì, è una delle Dears ma non vi dico quale, stavolta) ho dovuto risponderle io, più confusa che persuasa.

Le ho detto che l’amore è quando, guardandoti con gli occhi di un’altra persona, ti piaci e non vorresti essere diversa. E che l’amore è pure quando non ti frega niente se non sei felice tu, purché sia felice quella persona lì. Perché la vedi sorridere e qualcosa si spezza se non sei la causa di quella gioia ma, in fondo, che importanza ha?

Ci sono persone che per le pene d’amore non riescono più a mangiare, persone che una notte non dormono e l’altra neppure, persone che bevono, che danno pugni alle pareti, che smettono di credere e di fidarsi, che finiscono in farmacia a comprare pillole in boccettine come quelle che si vedono nei film americani.
«LaCapa», mi sono sentita dire, «sta’ attenta, perché non potrai mai sapere se quello che ti dicono sia la verità oppure no. Tendenzialmente, ti conviene pensare che mentono. La fiducia a scatola chiusa è un’assurdità».
E poi, per bilanciare, ci sono persone che credono nell’amore nonostante tutto, annegando nella stupidità, sguazzando nel masochismo.

L’amore è sbattere la testa contro il muro e non sentire quanto male fanno i bernoccoli, salvo poi svenire e risvegliarsi convinti di essere nel milleottocentrotrentasette. L’amore non sono le farfalle nello stomaco, che se ci pensate sono un’immagine rivoltante, né andare a letto con qualcuno sapendo che non sarà soltanto sesso.
L’amore è tenere le dita incrociate perché domani ha un esame, è cercare di fare qualcosa che gli faccia piacere, sbattersi per quello, e sentirsi completamente ripagati dal suo "grazie".
L’amore è l’hic et nunc, qui e adesso, è quando l’altrove e il domani non ci sono nemmeno negli incubi più disgraziati.

E sì, l’amore di lati negativi ne ha a milioni anche quand’è corrisposto, figurarsi quando no.
Però basarsi su quelle milioni di brutture ed uscirne completamente disillusi è triste ed amaro, lascia un pizzico di vuoto e preclude migliaia di cose belle.
Lo so, milioni di brutture e solo migliaia di cose belle. Ma per me una sola cosa bella vale almeno tre/quattro brutture. Non ditelo a nessuno: anche io annego nella stupidità e sguazzo nel masochismo. Credo nelle persone, e financo nei sentimenti. Se prendo un altro paio di batoste magari cambio, o magari no, ché sono recidiva.

Le ho detto, all’amica, che l’amore ha a che vedere, tra l’altro, con l’essere amati, e quindi io non so andare oltre, spiegare ancora, ché quel terreno mi è piuttosto sconosciuto. Lei ha pensato alle mie parole, e alla fine mi sa che non era tanto convinta. Ma io non ho continuato a spiegare, ho evitato di proseguire in quell’atipico tentativo di persuasione. Però mi sono detta che, la prossima volta, mi affaccio e chiedo al vento.