Il pesto della giovinezza

by lacapa

Che Casa LaCapa sia intrappolata in un universo alternativo è una realtà alla quale mi sono abituata da tempo. Ognuno degli elementi della famiglia manifesta evidenti segni di squilibrio: Fratello, dopo la doccia, entra completamente nudo nella mia stanza, coprendosi le pudenda con le mani e cantando la sigla di Heidi; Sorella ed io, in pigiama, ci improvvisiamo cantanti neomelodiche, inventiamo stacchetti nonpropriodaveline e poi mettiamo in scena il tutto per Monsieur Déjà vu, immobile e terrorizzato davanti alla sua webcam; Padre, ad intervalli regolari (generalmente ogni otto giorni), smonta casa e la rimonta, bestemmiando l’avere due figlie femmine ed una moglie che non riescono a mantenere un ordine, neppure apparente; e Cane, semplicemente Cane, un beagle con un’anguria in pancia e la fame chimica ventiquatt’ore su ventiquattro.

Casa LaCapa è una distorsione.

Fino a stamattina, credevo che a subire le conseguenze di questo stato di cose fossero semplicemente gli abitanti di queste quattro mura. In realtà, non è così. E Madre, con la storia di cui ha fatto oggi partecipi me, Sorella e Fratello, mi ha definitivamente smentita.

Nonnina ha passato gli ottant’anni da quasi dieci anni, è una donna buona e pacata, coi capelli bianchi sempre in ordine e i vestiti che non smettono mai di profumare di pulito.
Nonnina e il suo giardino sono uno dei ricordi più belli della mia infanzia: c’erano un sacco di fiori, diversi alberi di agrumi, e colori e profumi e farfalle e cose belle.

Nonnina ha il pollice verde.

Una volta, una quindicina d’anni fa, CuginoDiMadre andò da Nonnina e le disse: «Nonnina cara, ho un regalo per te! Ti ho portato dei semini di salvia, così li fai germogliare e crescere sani e rigogliosi».
Nonnina sorrise, felice. Prese i semini e, ad uno ad uno, con cura e perizia, li interrò. Li annaffiava, li vedeva spuntare, prima lo stelo, poi le foglioline, all’inizio più piccole, man mano più verdi e allegre.
Nonnina era contenta e la pianta di salvia, a giudicare dalla rapidità con la quale acquisiva centimetri, pure.

Nonnina, che di piante se ne intende, temeva di non aver fatto un buon lavoro. Aromatica era aromatica, la sua salvia, però non abbastanza da cucinarci. Però com’era bella, a vedersi.

Nonnina s’innamorò di quelle foglie e di quei colori, tanto che, un giorno, invitò Madre a dare un’occhiata al suo capolavoro.
Madre impallidì.

«Nonnina, ma sei sicura che sia salvia?»
«Certo che è salvia. Ne ho usata qualche foglia l’altro giorno, per fare il pesto che t’ho dato…»
«Nonnina, nel pesto c’hai messo anche questa?»
«Ma solo un pochino, per dargli un profumo diverso».
«Nonnina…»

Madre non si reggeva in piedi, non riusciva ad articolare bene le parole, stava per avere una crisi di panico.

«Nonnina, dove l’hai presa?»
«Me l’ha portata tuo cugino. Ogni tanto passa, se ne stacca un pezzo, mi ringrazia e se ne va. Dice che lo mette sulle patate al forno».
«Nonnina, questa non è salvia».

Quando Nonnina scoprì di aver coltivato, per più di un anno, nel suo giardino, una decina di piante di marijuana si sentì morire. Lei non sapeva neanche cosa fosse, la marijuana, ma Madre aveva provveduto a spiegarle, con dovizia di particolari ed esagerazioni, che era una droga, la più terribile, che era velenosa e che la gente ci moriva.
Nonnina ci aveva fatto il pesto, l’aveva usata per condire la sua pasta al forno, o per dare un sapore più intenso alla salsiccia coi semi di finocchio. Nonnina, cuoca provetta e giardiniera modello, aveva fatto ruotare, per più di un anno, le sue attività attorno alla sua salvia miracolosa, che forte e bella risplendeva in giardino. Ogni pianta era alta più di quaranta centimetri, e quant’erano lucide quelle foglie!

Nonnina si credette una criminale, pensò che da un momento all’altro l’avrebbero arrestata.

Madre le diede un consiglio: «Liberatene!»

E fu così che Nonnina aspettò che Madre tornasse a casa, sradicò la piccola piantagione, la mise al centro del cortiletto di casa sua, accanto al materiale di lavoro dello ZioFabbro, e le diede fuoco.

Non oso immaginare la reazione di CuginoDiMadre, però, adesso che so questa storia, tutto è più chiaro: la famiglia LaCapa versa nelle attuali condizioni di sfacelo mentale a causa di quel pesto.