Lo zibibbo della dimenticanza

by lacapa

Capitano sere che aspetti le Dears all’Ostello, perché Dearfriend Ballerina parte l’indomani e allora i saluti si fanno in casa, all’Ostello appunto, dove ti siedi, ordini il solito e i camerieri sorridono e ti chiedono comestai, perchéseisparita e se tiseitagliataicapelli.
Sei un po’ in anticipo, accendi una sigaretta e prendi il cellulare per avvisare che sei già arrivata e dire che si sbrighino. Invii il messaggio senza guardare lo schermo, fai casino e ti ritrovi nella cartella degli sms ricevuti. Il telefonino è lo stesso da un sacco di anni e in quella cartella c’è tutta la vita vissuta quasi sul serio.

E’ una vita che comincia coi sentimentalismi spiccioli, quelli che a diciassette anni ti facevano battere il cuore più forte del normale. E’ una vita che parte con Originale e Alessandro Baricco, un saluto e la promessa non mantenuta di non scordarsi mai. Continua con Miamiglioreamica, perché te lo dice, una volta all’anno ma te lo dice, lei, cos’è la vera amicizia. Va avanti con le Dears tutte, i viaggi, le sciarpe per nascondere i segni dei baci sul collo migliori che tu abbia mai ricevuto, quelli che è stata una sera soltanto, ma oddiochesera.
E’ una vita di sbronze e concerti saltati, di partenze improvvisate e paure, di confidenze e di E’solounamico che ti vuole un bene dell’anima ogni Natale, perché hai creduto che potesse essere qualcosa di più proprio un Natale, quando ti ha scritto che ti voleva un bene dell’anima e tu ti sei commossa, poi la vostra storia è finita, però sono rimaste alcune tradizioni e ve le tenete strette strette.
Ci sono spasimanti occasionali, in questa vita, che ti pensano perché sei bella, o sei simpatica, o tutt’e due e tu li hai presi un sacco per scemi o per ciechi, o tutt’e due.
E’ una vita con racconti scritti e giudizi richiesti, con complimenti e critiche, con puoifaredimeglio oppure èbelloemozionarsi.
E’ una vita che inciampa in CaroAmico che si ricorda di un dicembre di qualche anno fa, e sostiene che tu sia un pezzo di quello che non vuole dimenticare, cascasse il mondo.
E, dopo ancora, prime volte volate via, canzoni, sussurri, mondi che non c’entrano niente l’uno con l’altro e tiamoanchesetuno. E’ una vita in cui si citano le lenzuola del Parolaio, che profumano di te e tu pensi a De Gregori quando dice che per sognarti deve averti vicino, ma vicino non è ancora abbastanza.
E’ una vita con Batteristalcolizzato che dice che sei una donnina che non dà soddisfazioni, eppure vorrebbe la tua compagnia per un film, o per scolarsi una Moretti.
C’è sempre la birra di mezzo, nel resto di quella vita sintetizzata in novantuno esse-emme-esse.
Sì, perché Monsieur Déjà vu, quando ti chiamava col cognome del suo capo perfido, un sacco di mesi fa, ti chiedeva di vedervi, ché magari incontravate di nuovo la grassona con la banana in bocca e, nel frattempo, bevevate.

Capitano sere che, mentre aspetti che arrivino le Dears all’Ostello, ti ricordi un sacco di cose, ne capisci tante altre e stai per dare loro un nome, quando la cenere della sigaretta cade e hai tirato solo un paio di boccate.
In queste sere sei ad un passo dalla verità universale e le Dears fanno un colpo di clacson, ché sono arrivate. Scendono dalla macchina, le saluti e vi sedete ad un tavolo qualsiasi.

Un cameriere ci mette mezzo minuto a portare lo zibibbo e quella cosa indefinibile alla quale pensavi la scordi in pochissimo. Non esiste più, già dopo il primo litro di vino.