Da grande voglio fare la mantenuta

by lacapa

Padre e Madre sono i genitori più strani dell’universo conosciuto. Chiunque, con una figlia ventenne sul groppone, apprezzerebbe la sua intraprendenza, il suo desiderio di non pesare sulle finanze familiari, la sua spiccatissima necessità di rendersi indipendente e di non dover chiedere aiuti di sorta.
Padre e Madre no. Padre e Madre sono della vecchia scuola, sono convinti che fino alla laurea io non debba fare alcun tipo di attività lavorativa, che fino al matrimonio io non debba neanche pensare di andare a vivere altrove e via dicendo.

Io, ventenne intraprendente che non vuole pesare sulle finanze familiari, che necessita di essere indipendente e che odia chiedere aiuti di sorta, Padre e Madre non li capisco.

Visto che credo sia una questione di gap generazionale, visto che nessuno ha mai detto che tale gap si possa colmare, i miei genitori, io, li ignoro. Con loro sommo dispetto.

Dopo le mie avventure come volantinante, avevo rinunciato alla possibilità di fare qualcos’altro, al sogno di qualcuno che mi telefonasse per offrirmi un lavoro qualsiasi, anche saltuario.
Un venerdì pomeriggio, però, è avvenuto il miracolo.

Avevo passato due settimane assolutamente incredibili, di quelle che non hai neanche un minuto per stare ferma e riposarti, di quelle che arrivi al sabato mattina senza riuscire ad aprire gli occhi e pensi "sia lodato il weekend".
Ero arrivata a venerdì pomeriggio con le occhiaie che scendevano fino al mento, fisicamente e mentalmente esausta, conscia del fatto che sabato mi sarei accasciata sul letto e non avrei riacquistato lucidità prima di domenica, ad ora di pranzo. Pregustavo dodici ore di sonno e il calduccio del piumone. Venerdì pomeriggio stringevo i denti e sorridevo, perché una pausa me la meritavo e potevo prendermela, finalmente.

Poi è arrivato un sms: "Domani, alle 18:30, fatti trovare al pub. Lavori."

Le parole non erano proprio queste, ma è il senso ad essere importante, giusto?

Ho letto il messaggio, l’ho riletto e l’ho cancellato, bestemmiando. Avevo programmato un po’ di riposo, del tempo con Monsieur Déjà vu, una dormita lunga dodici ore. Avevo sognato che le occhiaie sparissero e che il computer potesse rimanere spento per una giornata intera, senza email da leggere, pezzi da correggere, pagine da aggiornare ed errori da commettere.
Avevo programmato e sognato, e ho visto tutto dissolversi nel fumo fastidioso di un pub del centro, a due piani, con un sacco di scale da salire, vassoi pieni di drink da portare ai tavoli e i soliti idioti da sopportare.

Ciao ragazzi, volete ordinare? Ditemi. Un orgasmo, un sex on the beach, un mohito, due castello e tre vodka alla fragola & red bull. Okay, arrivano subito. Magari stai al tuo posto, però, eh. E smettila di lanciarmi pop corn nella scollatura, grazie. No, non toccarmi. No, non sono arrabbiata, però preferirei che tu non mi toccassi. Sto lavorando. Mi chiamo LaCapa, adesso mi lasci andare, per piacere? Mi spieghi perché mi stai seguendo per tutto il locale? I tuoi complimenti sono pesanti, adesso basta. Ti ho detto che non devi toccarmi, cazzo.

Dalle diciottoetrenta alle cinquedelmattino, per trentacinque euro e tanti complimenti, perché "sei proprio brava, eh. Seria, professionale, gran lavoratrice…". Sì, grazie.
Sono tornata a casa talmente a pezzi che non sono riuscita neanche a togliermi i vestiti. La schiena distrutta, le gambe doloranti e l’orgoglio giù, perché devi sorridere sempre, anche quando incontri i deficienti che facevano il liceo con te, più piccoli, che ti riconoscono e ti stuzzicano. Loro ti salutavano sempre, nei corridoi della scuola, perché eri più grande, eri un sacco simpatica e ti conoscevano in tanti quando eri alle superiori e c’avevi il tuo giornalino. Adesso gli chiedi cosa prendono, se mangiano oppure bevono e basta.

«Tu sei LaCapa, vero?»
«Sì, perché?»
«Facevamo la scuola insieme. Sei quella del giornale, no?»
«Sì»
«E sei finita a fare la cameriera? Complimenti!»

Io sono finita a fare la cameriera, lui a fare il coglione che ordina vodka alla fragola & red bull. Cose che capitano.

L’indomani mattina, alle otto, Madre mi ha svegliata. Avevo dormito poco meno di tre ore, lei lo sapeva e mi ha svegliata.

«Così impari che se lavori la sera, poi, di giorno non riesci a fare niente», ha detto, perché lo smacco di avere una figlia ventenne che vuole lavorare lei non lo sopporta. E neanche Padre.

Ho deciso: da grande voglio fare la mantenuta. Non voglio alzare un dito, non voglio dover lavare neanche un bicchiere o un piatto, non voglio preoccuparmi che di avere la french manicure sempre in ordine, non voglio nemmeno prendermi la briga di portare fuori un eventuale cane, ché pagherei un dog sitter. Voglio stare a letto giornate intere, fare l’intellettuale da salotto che non legge libri, e atteggiarmi ad esperta di musica perché mi piace "Blue in green" di Miles Davis e John Coltrane.
Madre sarebbe fiera di me, Padre vedrebbe i suoi sogni realizzati e la mia indole pigra sarebbe assecondata.

E, soprattutto, vodka alla fragola & red bull sarebbero solo un ricordo lontano, un brutto sogno di pessimo gusto alcolico.