Nella città di Smeraldo

by lacapa

«Se trovi qualcosa di interessante prendilo…»
«Qua c’è Peter Pan, e anche Il Piccolo Principe. Mamma, me lo compri Pinocchio?»
«Se ti piace te lo compro, promesso!»
«Mamma, mamma. L’hai visto? C’è Canto di Natale con la copertina uguale al film. E questo? Alice nel Paese delle Meraviglie. Mamma, ma i libri li scrivono dopo che si guardano i cartoni in tivvù?»

C’era questo bambino, in libreria, un paio di settimane fa. Correva da uno scaffale all’altro e prendeva tra le mani tutti i libri che trovava. Quelli con i disegni, s’intende. Ma aveva al massimo dieci anni, e non gli si poteva chiedere di più.
Sua madre sfogliava, con un po’ di superficialità e, quasi, dispetto, uno dei best seller di Fabio Volo.
Aveva sotto braccio una copia de "L’eleganza del riccio".

Io aspettavo DearLowe e, nel frattempo, curiosavo tra gli scaffali, ché delle librerie mi piace tutto, perfino l’odore, e c’avevo un regalo di Natale da scegliere per Monsieur Déjà vu.

Quand’ero una bambina, fare shopping di libri mi entusiasmava.

Alle elementari, le maestre mi volevano un gran bene, perché mi piacevano le letture e non vedevo l’ora che ci ordinassero di fare dettato. Certo, capitava che la maestra dicesse "virgola", io scrivessi "virgola" e, rendendomi conto dell’errore, mi arrabbiassi un sacco, ma, in linea di massima, lo trovavo coinvolgente.

Un giorno, la Maestrina -che in un’altra classe insegnava storia e nella mia italiano- entrò in aula e disse: «Ragazzini, se di pomeriggio facciamo un corso di lettura chi ci viene? Alzate la mano».
Su venti bambini, si alzarono almeno quindici mani piccole e grassottelle (perché le mani degli ottenni sono piccole e grassottelle, goffe).

La Maestrina era andata in tutte le classi e aveva guardato alzarsi sempre moltissime mani, piccolegrassottelle. Gongolava, camminava a un metro da terra.

Due settimane dopo, in una stanzetta senza banchi, la Maestrina tagliava panini al latte e li riempiva di nutella, poi versava tè freddo alla pesca in decine e decine di bicchieri di carta.
Sulla cattedra, erano accatastate pile di libri presi in prestito alla biblioteca della scuola. Alle diciassette sarebbero arrivati tutti.
Alle diciassette e un quarto, con l’affanno, entravo in classe con quei quindici minuti di ritardo che, all’epoca, mi parevano clamorosi.
La Maestrina stava seduta. Accanto a lei, tre bambini. Nessun altro.

Per un anno, alle diciassette e quindici, io, tre bambini e la Maestrina abbiamo mangiato panini al latte infarciti di nutella e bevuto tè alla pesca. Lessi Lollipop, Qualunque cosa per salvare un cane, Peter Pan nei giardini di Kensington, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, e non so quanti altri libri, compreso il Piccolo manuale del punto croce.

L’ultimo giorno, la Maestrina regalò a tutti i bambini due libri. Uno fisso: Il diario di Anna Frank. Uno personalizzato.
Il mio era Il Mago di Oz.

In prima pagina, una dedica: «Continua sempre a guardare il mondo con le gemme davanti agli occhi. Così ti sembrerà bello anche nei momenti brutti».

Adesso, quel libro, quando lo cerco non lo trovo più.