A Christmas present

by lacapa

Caro Babbo Natale,
come stai? Sì, lo so, mi faccio sentire una volta l’anno e non si fa così, però sono una donna impegnata, non c’ho tempo neanche per fare una telefonata e, un pochino, me ne strafrego della gente, come dicono le Dears.
Quando ho guardato il calendario e ho visto che siamo arrivati a dicembre non ci volevo credere. Ho strabuzzato gli occhi, ho chiesto conferma all’agenda del computer e anche a Sorella, perché le feste la mettono di buon umore -come tutte le occasioni per spendere soldi- e non vede l’ora di scartare i regali.
Mi sembra non siano passati che un paio di mesi da quando ti ho scritto l’ultima volta, e invece ci sono quasi trecentosessantacinque giorni di mezzo e io non sono ancora pronta, non ho la più pallida idea di cosa chiederti.

Caro Babbo, l’anno scorso c’avevo un bel po’ di futili desideri da esprimere: la macchina fotografica e il computer portatile perché, senza, lavorare mi veniva un sacco difficile, un carrozziere che rimettesse in sesto Vanda dopo l’incidente di Sorella e un blocchetto di buoni benzina.
Adesso Vanda è sistemata, la macchina fotografica ce l’ho, il portatile pure e i blocchetti di buoni benzina mi sa che te li chiedono in troppi, quindi c’hai le scorte esaurite.

L’anno scorso t’ho chiesto anche dei libri, e uno ancora non ce l’ho, quello con l’anno di nascita di Sorella, scritto da Orwell. Me lo regali? E pure quello su quanto sono chiacchieroni i Siciliani, di Elio Vittorini, già che ci sei.
Ti va di donarmi pure il solito biglietto per Milano? Marzo, o giù di lì, ché Dearfriend Ballerina tutta sola lassù non ci può stare, e andarla a trovare non mi dispiacerebbe mica, tra un esame e l’altro.

Babbino dolce, un anno fa ti avevo domandato se t’avanzasse un po’ di calcina e materiali per l’edilizia, di quelli che si usano per costruire mura altissime, solide e senza neanche una crepa, mura di quelle che io le uso per difendermi e chi mi vuole fare del male ci sbatte contro e si fa malissimo, gli spunta un bernoccolo in testa grande così e prima di riprovare a farmi soffrire ci pensa sette volte, mica due soltanto.
Questa parte della letterina, però, dev’esserti sfuggita. Lo capisco, sei vecchio, sei stanco, la vista non è più quella di una volta, l’oculista ha sbagliato le lenti, fa freddo, gli gnomi ti alitano sul collo…
Io, però, mica posso stare così, sprovvista di tutto: mi sono scavata un fossato, ma metti che si riempie? Insomma, datti da fare e non stare là a sindacare sui desideri delle ventenni.

Di pensare soltanto a me, comunque, non mi va proprio. A Natale siamo tutti più buoni, e io non mi voglio distinguere dalla massa.

Babbuccio bello, gli altri regali che ti chiedo portali alle Dears e di’ che sono da parte un po’ mia un po’ di quella ragazza coi capelli ricci che è sempre impegnata, che le incontra per strada e quasi non le saluta perché scappa da una parte all’altra, che non le chiama mai e poi dice "non c’ho avuto tempo, dovevo lavorare per Step1…".
A Miamiglioreamica regala un po’ di calma, un po’ di serenità di quella che non guasta mai quando hai un sacco di cose per la testa e il mondo gira tutto e ti mescola i pensieri.
A Dearfriend Ballerina regala una valigia di fiducia in se stessa e negli altri, così lo capisce che le persone non vivono con l’unico e dichiarato scopo di affossare gli altri e che, anche se così fosse, è abbastanza forte da non farsi buttare giù, lei.
A DearLowe regala una scossa di novità che la elettrizzino e non le lascino tregua. Novità belle, dico, divertenti e pepate, come quelle che le prospetta Paolo Fox ogni domenica ma poi è difficile che si avverino.
A Dearfriend Porno regala la fornitura per un anno di pillole per dormire, visto che ci sono giornate che proprio quegli occhi non riesce a chiuderli e beve un sacco di caffé, nella mia Vanda, e poi mi sporca i sedili e tutto quanto, senza riuscire a berne una goccia. E regalale anche il libro "Aforismi sull’amore", di Vatsyayana, così non saremo più costrette ad andar via da un bar perché l’intera popolazione maschile della città voleva sentire le sue descrizioni.

Caro Babbo Natale, se mi viene in mente qualcos’altro te lo dico, okay?
Intanto, ti saluto.

Con affetto credulone,

LaCapa