Ti amo perché sei normale

by lacapa

Di persone troppo sicure di sé è pieno il mondo: donne che si credono delle star, uomini che si sentono migliori di Rocco e di tutti i suoi fratelli messi insieme, donne e uomini che non chiedono scusa, non pensano di sbagliare e camminano con la testa troppo più alta di quanto dovrebbero.
Di persone che ignorano il resto dell’universo ce n’è tante che il conto si perde.
E mica l’hanno capito, loro, che non hanno niente di che vantarsi, niente per cui convincersi di essere speciali in senso assoluto, inequivocabile ed insindacabile.

Dearfriend Ballerina pensa che le persone speciali, diverse da tutte le altre, in senso assoluto, esistano. Pensa che ci siano persone insostituibili, persone con le quali non si può fare a cambio, persone da guardare con un misto di ammirazione e invidia costruttiva.
Dearfriend Ballerina, nei periodi più bui con il suo fidanzato, lo guarda e si domanda se lei sia così, e un po’ piange, perché lui, dal canto suo, quando lei gli chiede perché stiano insieme, le risponde che gli piace stare con lei, e non «perché tu sei tu e sei speciale», che è quello che lei desidererebbe sentirsi dire più di ogni altra cosa.
Dearfriend Ballerina vuole essere insostituibile, vuole pensare che non si lasceranno mai, vuole credere che la loro storia possa andare avanti in un lunghissimo passo a due, senza nessun altro che faccia da contorno a rovinare la coreografia del loro splendido balletto.
Dearfriend Ballerina sogna frasi romantiche e abbracci di conforto, sogna risposte delicate e mai un torto, mai un fraintendimento, mai un disaccordo. Sogna le parole giuste al momento giusto, sogna che lui le dica "ti amo" spontaneamente, e non un asettico "anch’io" di rimando, sogna progetti per un futuro a lunga scadenza che lei vorrebbe dare per certo.

Dearfriend Ballerina non riesce ad essere soddisfatta, vorrebbe di più ma non riesce ad ottenerlo, dice di accontentarsi ma, nei fatti, non lo fa mai. Dearfriend Ballerina vorrebbe una storia fatta di bei momenti, candele profumate e complimenti inaspettati.

Io la ascolto confidarsi e penso a un anno fa, a quando le ho presentato il Parolaio e lei, parlando, mi ha detto che non avrei potuto trovare di meglio, mi ha detto che le piaceva, mi ha detto che adorava il suo modo di guardarmi. Penso a quella notte prima di capodanno, quando non riuscivo a dirgli che sarei voluta stare con lui e non potevo, e ci siamo chiesti perché fosse così difficile far avvicinare i nostri due mondi e lui, in un locale che si chiama "Insonnia" – i nomi hanno il loro perché, in una storia con un Parolaio -, mi ha abbracciata forte forte, ha chiuso gli occhi ed è rimasto così, tra le mie braccia, non so neanche per quanto tempo. Penso che Dearfriend Ballerina era lì e credeva che la nostra storia, quella mia col Parolaio, non potesse concludersi presto. Penso a quando il Parolaio mi ha detto che nella sua vita non c’era più spazio per me e Dearfriend Ballerina l’ha odiato ferocemente e mi ha detto che forse, tra me e il Parolaio, c’erano troppe belle parole, c’era troppa favola e poca concretezza, perché i fatti sono quelli che contano.
Penso che Dearfriend Ballerina è incoerente e glielo dico, le dico che da una storia fatta di concetti, di sms post-serata, di canzoni sussurrate, di colazioni portate a letto e di rose rubate ai bouquet della sposa e regalate a me ci sono passata, le dico che quella storia mi ha fatta leccare le ferite per mesi, le dico che le bugie, per quanto le romanzi, sono sempre bugie e fanno male ugualmente, anche se poste in maniera quasi attraente.
Le dico che sì, è meglio il suo fidanzato, pratico, per nulla romantico, incapace di essere dolce. Perché lui i sentimenti non li sa camuffare e sono quelli, nudi e crudi, senza impalcature.

A Dearfriend Ballerina spiego che siamo tutti sostituibili, tutti.

Non c’è ordine, nelle cose. Nessun ordine.

La tendenza naturale di ogni storia è quella di essere una condizione temporanea, a termine. E l’unica maniera per posticiparne la fine è rendersi conto che arriverà e accettarlo.
Il suo fidanzato domani potrebbe incrociare per strada gli occhi di una tizia che non ha mai visto prima, potrebbe perdere la testa per lei, lasciare Dearfriend Ballerina e cominciare una nuova storia, in mezz’ora. E lo stesso vale per Dearfriend Ballerina, per me, per Monsieur Déjà vu e per chiunque…
Le racconto che Monsieur Déjà vu esce con me, però mica qualcuno lo obbliga, mica non ha altre ragazze che ci provino. Le racconto che so che lui, un giorno, potrebbe decidere che sono meglio le altre e che io sono stata un divertente diversivo tra una fidanzata e la prossima, e che non m’importa. Le racconto che lui a capodanno andrà in Polonia e le polacche sono bionde e belle, e c’è capodanno di mezzo, quindi l’atmosfera sarà quella che sarà e lui potrebbe andare a letto con qualcuna e io non potrei farci niente. Al massimo, potrei arrabbiarmi e decidere che non voglio più vederlo (se lui avesse il buon senso di raccontarmelo e mi rispettasse abbastanza da regalarmi un po’ di verità) perché ad azione corrisponde reazione. Le racconto anche che la cosa non mi preoccupa, che spero soltanto che lui passi delle belle giornate e che faccia quello che si sente, perché una vacanza se la merita, Monsieur Déjà vu.
Dearfriend Ballerina, se il suo fidanzato partisse per la Polonia, non riuscirebbe a stare tranquilla, non riuscirebbe a non morire pensandolo con qualcuna che non è lei, non riuscirebbe a desiderare che lui si diverta, perché quel divertimento potrebbe essere una minaccia.
Ma Dearfriend Ballerina non considera che se il suo fidanzato sta con lei c’è una ragione, non considera che, in fondo, l’ha scelta, come lei ha scelto lui. Non considera che nessuno li costringe a stare insieme e, se lo fanno, è perché vogliono.
In senso relativo – relativamente alla loro storia –, Dearfriend Ballerina è speciale, perché lui l’ha messa su un piano diverso rispetto alle altre e questo è già qualcosa, mica niente.

Dearfriend Ballerina vuole la poesia di parole che narrino di amori infiniti e senza tragedia.
Io la guardo e non la capisco, perché non c’è niente di difficile nel dire «ti amo perché sei speciale e come te non c’è nessuno», mentendo sapendo di mentire.
Non la capisco proprio, perché per me voglio qualcosa di diverso, voglio un «ti amo perché sei normale, giro l’angolo e uguali e te ne trovo altre cinque, però, per oggi, sei l’unica che scelgo», pratico, per nulla romantico ma realista.