Niente sesso, siamo italiani

by lacapa

Fratello è un uomo di poche parole, tante certezze ed infinito cinismo. Io, alla sua età -l’altroieri, tipo-, ero un po’ come lui, soltanto che parole ne avevo di più e certezze di meno.
Fratello fa di tutta l’erba un fascio, s’atteggia a superficiale e s’arrabbia quando gli intimo il silenzio durante il telegiornale.

Da qualche tempo, però, è più docile, c’è qualcosa che lo calma e, almeno un filino, lo frena.

Fratello vuole andare in vacanza studio a Londra e sa che Madre e Padre valuteranno tutti i suoi comportamenti e poi decideranno se lasciarlo partire oppure no.

Fratello non ritarda dopo scuola, ha smesso di puzzare di sigarette, limita il consumo di alcolici il sabato sera e bada bene a farsi vedere chino sui libri, col computer spento e gli occhiali sul naso, in fase di ripasso intensivo.
Fratello non terrorizza i professori, non vede il suo nome sul registro di classe da qualche giorno e si rifiuta di fare i tornei di poker durante le ore di letteratura italiana.

Io lo immaginavo sdraiato sulle verdi distese di prati dei college inglesi, con un libro di teatro in mano e musica classica nelle orecchie, lo vedevo vestito alla maniera dei Beatles, con la camicia dentro i pantaloni e la barbetta incolta tanto intellettuale, lo sognavo parlare un fluente inglese con accento totally british, seduto da Harrod’s con una signorina della bella società londinese, straordinariamente somigliante alla fidanzata del principe William.
In breve, nella mia testa vedevo un fratello fighetto ed educato, colto e simpatico, interessante e fascinoso, lontano dagli stravizi e dedito a tutte le virtù che per lui ho sempre voluto.

Questa mattina, a colazione, mentre immergevo il cucchiaio in nutella e corn flakes, l’ho osservato bere il suo latte caldo.

«Sì, sarà un gentleman», mi sono detta e gli ho sorriso.

Lui s’è alzato da tavola, ha messo in ordine tutto il casino che avevo causato con le mie frugali abitudini e non mi ha neanche chiesto di assaggiare il mio pasto ipercalorico, che sarebbe stato disapprovato da entrambi i genitori, se fossero stati presenti.

Fratello, in tutto il suo splendore da maschioquasidiciassettennepigiamato, per un attimo, ha brillato di luce propria, era la stella di casa LaCapa. Ho sospirato.

«What happens?», ha domandato Fratello, sorpreso.

Non gli ho risposto, perdutamente innamorata dell’immagine di lui che continuava a far capolino nella mia mente.

«Perché hai sospirato?», ci ha riprovato Fratello, sottovalutando la mia anglofonia.
«Eh, sei diventato un ragazzino per bene. Adesso che te ne vai a Londra, poi…», ho risposto, con il tono di una catechista fiera dei suoi cresimandi.

Fratello è scoppiato a ridere.

«LaCapa, secondo te perché vado a Londra?»
«Perché sei un ragazzino tanto in gamba e ami Shakespeare?»
«Londra, LaCapa. Londra. Chi torna da Londra senza almeno un tatuaggio, o un piercing? Chi torna da Londra senza una storia di sesso e sbronze? Chi torna da Londra senza un occhio tumefatto durante una rissa? Chi torna da Londra esattamente com’era partito? LaCapa, a Londra vivrò per conto mio, non avrò orari né regole. LaCapa, a Londra mi porterò in camera le inglesine, bionde, belle e ubriache. L’italiano tira. Io sono siciliano, di carnagione scura, alto più di un metro e ottanta e c’ho le chiappe sode, degli addominali di ferro e non solo quelli. Se potessi, mi amerei. Aspetta, posso: sì, mi amo. LaCapa, a Londra c’è la musica e c’è la perdizione, c’è il cibo spazzatura e ci sono le inglesine bionde, belle ed ubriache, ma questo l’ho già detto. Ah, e poi parto con il mio migliore amico, e lui la sa lunga. Piace pure a te, il mio migliore amico».

Io lo ascoltavo ed ero allibita, ingurgitavo nutella e corn flakes per lo stupore.

«Fratello, ma cosa stai dicendo? E i Beatles, il tè coi pasticcini da Harrod’s, la fidanzatina di William, i prati dei college, il teatro e la vita culturale?», ho domandato.
«LaCapa, non dire assurdità», mi ha apostrofata lui.
«Fratello… Che sciocco che sei! Dici che il tuo migliore amico ti aiuterà in queste losche imprese, ma dimentichi un dettaglio fondamentale: lui ha una ragazza che lo attende, una adolescente carina ed innamorata, che si fida di lui e che lui non penserebbe mai di tradire…»
«LaCapa, ma in che mondo vivi? Una scopata è una scopata. Inoltre, se il prefisso è diverso non è tradimento. Figurati, poi, se cambia proprio lo stato!»