Volantinanti squattrinate crescono

by lacapa

Avere vent’anni e non un centesimo in tasca dà una visione delle cose a dir poco entusiasmante.
Quando hai vent’anni e non un centesimo in tasca, il sabato sera vai a mangiare cinese perché costa pochissimo ed è pure buono, bevi vino bianco che sa di aceto all’Ostello e ne ordini mezzo litro per risparmiare (e perché è talmente disgustoso che lo butti giù d’un sorso, poi hai ancora sete, chiami uno dei camerieri che conosci, te ne fai portare dell’altro e finisce sempre che torni a casa barcollando e ridendo), posteggi la macchina in anfratti assurdi per non pagare i biglietti delle strisce blu o, peggio ancora, il posteggiatore abusivo. Quando hai vent’anni e non un centesimo in tasca vai al tabacchino, compri un gratta e vinci da un euro, vinci un euro, la signora dietro al bancone sta per darti un altro tagliandino da grattare e tu la fermi: «No, no. Mi dia il soldo».
Quando hai vent’anni e non un centesimo in tasca, non fai regali di compleanno agli amici, vai al cinema in seconda visione, fai shopping con gli sconti una volta all’anno, o una volta ogni due, sei sempre senza credito nel cellulare, fai domanda per tutte le borse di studio esistenti sulla faccia del pianeta e cerchi disperatamente un lavoro che ti consenta, almeno, di riempire il serbatoio di Vanda (ché se oltre che ventenne e squattrinata sei pure testarda, a Madre e Padre non chiedi neanche un centesimo da quando sei diventata maggiorenne).

Il lavoro, ovviamente, non lo trovi.

Hai lasciato il tuo curriculum in tutte le librerie della città e perfino all’Ostello, per disperazione. Ti sei industriata per scovare tutte le agenzie che cercano promoter e le hai tartassate di e-mail (le agenzie, non le promoter), senza che nessuno ti rispondesse.

Il problema è che hai delle esigenze, tu. Perché certi lavori ti toglierebbero troppo tempo per studiare, certi altri non ti darebbero la possibilità di continuare a scrivere per Step1, altri ancora ti farebbero diseredare da Padre e Madre, perché metti che una sera un conoscente qualsiasi decidesse di andare a mangiare una pizza in quel locale dove lavori tu. Sai che figura ci facciamo?

Dopo un po’, rinunci. La borsa di studio l’hai vinta, hai chiesto se nelle tua facoltà hanno bisogno di schiavi part-time e ti sei messa l’animo in pace, ché per il giornale lavori -gratis- già abbastanza, in fondo.

Poi ti arriva una telefonata: c’è questo amico del liceo, questo vignettista proprio bravo, questo giovane e promettente fumettista che fu uno dei primi a chiamarti "LaCapa"… Insomma, c’è costui che ha inaugurato un corso di arti marziali dalle parti di casa tua, ma non conosce la zona e avrebbe bisogno di qualcuno che gli facesse volantinaggio.

«Mi paghi?»
«Poco, ma ti pago».

Affare fatto. Corri in palestra da lui, e ti fai lasciare cinque buste di volantini più dieci locandine. Pensi che sarà facile, ti dici "machecivuole?", ti convinci che finirai presto e che si accalcheranno sul tatami, i futuri atleti, persuasi dalla grafica del volantino e dal sorriso della volantinante.

All’inizio riempi le macchine. Incastri i foglietti sotto i tergicristalli, e poco importa se ce ne sono altri millemila. Poi, molestata per strada un paio di volte – sia maledetto chi ha inventato i centri per le scommesse sportive – , accogli il suggerimento dell’amicodatoredilavoro, ti svegli all’alba per qualche mattina e metti radici all’ingresso di scuole medie ed elementari.
E lo sai che il tuo non è un bel quartiere, che ci sono tante scuole, che per finire tutti quei volantini dovrai farne almeno dieci, che i ragazzini, soprattutto quelli delle medie, saranno capaci di dire cose che farebbero impallidire uno qualsiasi dei giocatori di calcio della nazionale italiana camionisti. Lo sai, e ci vai lo stesso. Perché non è più una questione di soldi, è una questione di fiducia: l’amicodatoredilavoro s’è fidato di te, ti ha chiesto se volessi dargli una mano, mica ti ha costretta, e tu hai accettato. Finirai i volantini e ne darai uno ad ogni bambino, pure a quello che, a dieci anni, ne ha già quattro di galera alle spalle e si vanta dei suoi due tatuaggi, il primo con scritto "mamma, ti vogghiu beni", e il secondo con l’effigie di sua figlia neonata.

Una vocazione. Madre LaCapa dei volantinanti. Aspetti che ti spunti l’aureola.

Dicono che i santi sappiano fare miracoli: tu vuoi specializzarti nella moltiplicazione delle banconote nel portafogli.