La storia la scriviamo noi

by lacapa

Cara Dearfriend Porno,
so per certo che ti guarderai indietro, tra un po’, e riderai di gusto di tutto questo. Ne riderai quando avrai la tua storia da raccontare, quando avrai abbastanza vita alle spalle da poter parlare di quello che hai fatto, di quello che eri, di quello che sarai diventata e di quello che ancora hai da vedere.
Sì, Dearfriend Porno, perché a vent’anni, vent’anni, che pretendi da te stessa? Cosa chiedi alla tua vita?
A vent’anni non sei donna e ti arrabbi se ti danno della ragazzina, ti piace tutto e non cominci niente, non ti piace niente e ti metti a fare di tutto, giochi con gli spasimanti e non ti vuoi innamorare, ma poi t’innamori e non vuoi, fai esami all’università ma mica lo capisci a che ti servono, esci con gli amici, bevi, ti ubriachi, parli con dio, lui non ti risponde e te la prendi con le amiche.
A vent’anni, cara Dearfriend Porno, i racconti sono aneddoti, le fantasie sono possibilità e le speranze non cascano dal cielo, mettitelo in testa.
A vent’anni è tutto più intenso, tutto più vivo, tutto più nuovo.

Hai detto che io non posso capire, che io so quello che voglio e che la mia storia personale ce l’ho. Hai detto che non ho di che lamentarmi, che la tua vita è frustrante, e la mia no, la mia è piena, divertente, senza vuoti, hai detto che sei disillusa e che essere disillusa a vent’anni è una brutta cosa.

Sai, Dearfriend Porno, non è che io campi di illusioni.
E’ vero, io so quello che vorrei fare da grande e so che tipo di persona voglio diventare. Però so anche che ci vuole talento, fatica, passione, sacrificio, sudore e costanza. E so che io non ho abbastanza talento, che non mi piace faticare, che la passione brucia per un po’ ma poi si spegne, che non so sacrificarmi, che odio sudare e che sono la persona più incostante che io abbia mai conosciuto.
Avevo un sacco di prospettive un paio di anni fa, e adesso mi sembra sia passata una vita. Te lo ricordi, vero, quando io e DearLowe siamo uscite di casa alle 7, a Roma, solo per andare a vedere Tor Vergata? Sì, te lo ricordi. Te lo ricordi quando ho passato mezza estate a studiare per i test di quell’altra università e poi non mi hanno ammessa? Sì, ti ricordi pure questo. E quando avevo considerato che mi mettevo sotto a lavorare per due anni e poi avevo il tesserino da pubblicista e, alla fine, sono rimasta fregata?

Dearfriend Porno, vogliamo parlare dei vuoti?
No, perché qui c’è chi è come l’Emmenthal svizzero, e tu fai finta di non badarci.

Mi risponderai: «Vuoi accontentarti? Accontentati. Io non voglio».

Vedi, mica si tratta di accontentarsi, si tratta di reagire, si tratta dell’aver preso coscienza che la storia la scriviamo noi e mica puoi stare là ad aspettare che qualcuno metta punti e virgole al posto tuo.
La vita te la smuovi tu, sei tu che ti guardi attorno e decidi di darle una svolta, di cambiarla. Sei tu che ti rendi conto che hai pianto abbastanza per uno che ti sembrava il centro del mondo e poi era solo un ragazzo normale; sei tu che inizi a studiare un sacco perché prima ti laurei prima puoi andare da qualche altra parte; sei tu che sali su un treno, con dieci euro in tasca, senza biglietto, e ti prepari mentalmente all’idea di scendere soltanto quando il controllore ti scoprirà, da sola, senza un posto dove andare soltanto perché hai bisogno di viaggiare; sei tu che scegli se affrontarli, i problemi, o fuggirli.

Io, ad esempio, i problemi li circumnavigo. Li osservo a tutto tondo, scopro che non mi piacciono e vado da un’altra parte. Poi mi dicono che sono strafottente, che ho l’aria svagata e magari un po’ stupida e chissà che non abbiano ragione, tutti.

Non puoi chiederti di saltare a piè pari i casini che hai se poi non sei disposta a darti la forza per atterrare dall’altra parte senza cadere e sbucciarti un ginocchio, e tu questo non lo vuoi capire.

Dearfriend Porno, io non mi arrabbio mai, e lo sai, eppure sei riuscita a farmi alzare la voce, a farti mandare a quel paese senza ricevuta di ritorno. Giusto per farti capire quanto le hai sparate grosse.
Adesso svegliati, apri gli occhi e fatti un favore: riaccendi il cervello.