Io ho l’influenza e dio esiste

by lacapa

Io e le malattie non andiamo tanto d’accordo.
Nel senso che quando posso evitare di ammalarmi evito con immensa gioia.
Il 2009, fino all’altro ieri, è stato un anno privo d’influenza. Scoppiavo di salute, eccetto quelle volte in cui mi ritrovavo per terra e non capivo come c’ero finita.

Dall’altro ieri sono a letto con la febbre. Ma non è una febbre di quelle poderose che uno non si può alzare dal letto e pregherebbe per una supposta, non è una febbre da delirio notturno, da stanchezza sovrumana, da inappetenza e perenne mal di testa.
E’ una febbre slavata e un po’ insensata, a metà tra il serio ed il faceto. Non è alta, ma neanche bassa. Non faccio questa grande attività fisica, non mi muovo dal letto, però sono energica e di ottimo umore, ho una fame che poche persone civili hanno e straparlo, con tutti e su tutto.
Sorella approfitta di questo mio stato per tentare di uccidermi: ieri mi sono svegliata con i pinguini dei Polaretti che, nella mia stanza, tenevano i piedi dentro le bacinelle d’acqua calda per il freddo. Sorella aveva spalancato le finestre e andava in giro per casa con un pastrano, per difendersi dal clima polare.
Il mio letto era giusto in direzione della corrente d’aria gelida più inclemente.
C’era Leonardo Di Caprio morto un’altra volta, sotto le mie coperte.
«Sorella, scusami, ma perché c’è la finestra aperta?», ho domandato con la voce di Chris Griffin, tentando di trattenere colpi di tosse inconsulti.
«Ma come? Non hai caldo?», ha risposto sorridendo, mentre si stringeva in un maglione di lana spesso una decina di centimetri.

In un impeto di forza bruta, ho chiuso i battenti. I pinguini dei Polaretti mi hanno ringraziata, visibilmente commossi.

Nonostante i mal riusciti attentati alla mia salute, la situazione non ha subito alcun sostanziale mutamento.

Probabilmente, devo rendere grazie all’Aspirina C, all’arancia. Fratello mi ha spiegato che se la shakeri un po’ ha lo stesso sapore della Fanta. Mi ha detto anche che l’Aspirina al limone, se esistesse, se la shakerassi un po’ avrebbe lo stesso sapore della vodka-lemon, ma un effetto più divertente, e io non voglio neanche sapere perché Fratello, che ancora deve fare diciassette anni, pensi a vodka-lemon e a effetti divertenti.

Che poi, a dir la verità, un piccolo mutamento c’è stato. La mia voce. Prima c’era, adesso l’ho persa.

Questo pomeriggio m’ha chiamata Monsieur Déjà vu soltanto per prendermi in giro, ché quando ho risposto poco ci mancava che mi strozzassi e lui è scoppiato a ridere e non ha smesso per una decina di minuti buoni, e io con lui, ché quasi quasi mi facevo tenerezza da sola però continuavo a parlare, per questo discorso che l’influenza mi mette di buon umore, quindi ero contenta.

L’influenza, mia, mette di buon umore pure Madre. Dovreste vederla.

Stamattina, appena sveglia, ho tentato di cacciare un urlo, qualcosa tipo "mamma, la colazione mica si prepara da sola e, soprattutto, da sola non arriva al mio letto!", perché almeno da malata essere servita e riverita è il minimo che tu possa chiedere. Insomma, tento di cacciare quest’urlo e non sento niente. Sorda non ero, perché Cane abbaiare lo sentivo lo stesso, quindi, a rigor di logica, ero soltanto afona.

Mi sono alzata di scatto, sono corsa da Madre e, confidando sul labiale, ho espresso il mio malessere.

«Sono senza voce», mi sono disperata.
«E poi hai il coraggio di dire che dio non esiste», ha sorriso lei, placida.