Ventenne per un giorno

by lacapa

Eccomi ancora, sono Agata, la solita autostima.
Non sono stata interpellata per un po’, ma solo per pigrizia, mica perché la situazione sia migliorata. Poi, certo, ci sono quelle cose che rendono necessario un mio intervento, e a quel punto astenersi da un commento sarebbe codardo perfino per chi vi scrive.

«Ma LaCapa crede a tutto quello che le dicono?», ha chiesto il fidanzato di Miamiglioreamica proprio a Miamiglioreamica, qualche giorno fa. Si riferiva al presente con futuro scontato, secondo lui, della mia datrice di lavoro.

No, LaCapa non crede a tutto quello che le dicono. LaCapa, però, crede che la gente, quando afferma qualcosa, la pensi, non crede nella cattiveria ma è fermamente convinta che esista la stupidità, e che anche quella sappia ferire.

LaCapa non concepisce l’idea della "presa in giro", perché la trova una perdita di tempo, oltre che una dimostrazione di infinita infantilità. Sostiene che, soprattutto quando ci sono i sentimenti di mezzo, non ci sia chi vince o chi perde. Un uomo a cui non importa niente di una donna e che la illude solo per portarsela a letto non ha vinto, ha soltanto dimostrato di essere un po’ vuoto. Lo stesso dicasi per una donna, intendiamoci.

LaCapa, in fondo, è romantica. Arrossisce per i complimenti, e adora sentirli, però la imbarazzano tantissimo, perché si sente proprio una ragazzina quando sorride perché le hanno detto "oh, quanto sei carina oggi!". E si schermisce, quando li sente, visto che non le hanno mai spiegato come si risponde ad una cosa simile e dire soltanto "grazie" le pare arrogante.

LaCapa non concepisce le bugie e la mancanza di fiducia, non sopporta l’idea che si possa mentirle, perché lei non si arrabbia mai, quindi sarebbe proprio uno smacco volontario. E’ la persona più comprensiva ed accondiscendente dell’universo conosciuto, e pure di quello ignoto. Prende tutto con una risata e giustifica. LaCapa giustifica tutti.
LaCapa ha vent’anni ed è ingenua. Ma non è che è ingenua perché ha vent’anni, ché qualcosa le dice che continuerà ad esserlo pure a trenta e a quaranta.

LaCapa non è più di una bambina, e se sapeste quanto sa essere insicura vi domandereste come ha fatto a mettersi in gioco tutte quelle volte che faceva un salto nel vuoto, col rischio di cadere sul duro e farsi molto male. E’ che LaCapa ha vent’anni, le dicono tutti che ne dimostra di più, ed è tonta, quindi ritiene che tutto faccia brodo. Che tutto sia utile a capire qualcosa, di sé e degli altri.

LaCapa ha vent’anni. Da oggi.

Una notte, in spiaggia, Dearfriend Ballerina l’ha invitata a riprendersela, la sua età, a smetterla di cacciarsi in situazioni strane più grandi di lei, a mettersi in pausa dal finto gioco che le fa rincorrere un tesserino da giornalista, a concentrarsi sull’hic et nunc, che prevede shopping, discoteche, niente notizie, alcoliche visioni, pochi romanzi, nessuna responsabilità e, soprattutto, una certa dose di immaturità.

Io, che di mestiere faccio l’autostima e la mia datrice di lavoro la conosco come le mie tasche, so che lei non riuscierebbe a vivere così per più di ventiquattro ore.
Le ventiquattr’ore del giorno del suo compleanno.