Incontrarsi fra cent’anni

by lacapa

«La tua biografia? Potrei scriverla io. Metti che, quando avrò appena sessant’anni e tu quasi settanta, io sia ancora una giornalista fallita ed insoddisfatta e tu sia il nuovo Eugene Smith, non mi daresti neanche la possibilità di raccontare la tua vita?»

«Tieniti informata e scrivila postuma. Lascio scritto nel mio testamento che potrai farlo, e un sacco di problemi saranno belli che risolti…»

«Ma postuma significa che devo mettermi a cercare gli amici che ti saranno sopravvissuti, le tue donne. Dovrei visitare i posti in cui sei stato e conoscere i parenti che ti saranno rimasti… Sarebbe un lavoraccio! E’ molto più semplice se tu sei ancora vivo e mi racconti che cosa hai fatto dai quattro ai sessantacinque anni, no?»

«Ti chiamo al mio capezzale, in punto di morte, ci chiudiamo in una stanza per tre giorni. E ti racconto tutto».

«Tutto?»

«Tutto. Una camera, un letto. Poca luce che filtra da una finestra, io tento di stare seduto sopra le coperte, alla meglio. La mia voce ancora più roca e bassa, altro che sussurrare. I capelli? Saranno solo un ricordo lontano. Ma la barba ci sarà ancora, bianca. Tu con un vecchio registratore e i ricci bianchi e arruffati, come un nido innevato. Fumerai tabacco, ancora. Avrai le mani tremanti, e userai il bocchino, vintage e di classe. E io, una pipa di legno».

«La scatoletta?»

«Non la userai più da tantissimi anni, sarà sformata e con le scritte illeggibili. L’avrai cercata per tutta la casa, tra scatoloni pieni di cose vecchie e foto ingiallite, e l’avrai messa dentro quella borsa, quella che in gioventù avevamo uguale. Mi troverai con il comodino zeppo di libri di una vita ormai passata: Baricco, Palahniuk, i tuoi libri».

«E Pennac? “Come un romanzo” non dimenticarlo, per favore…»

«Tu indosserai ancora maglioni sformati, di colori un po’ più seri, però. Forse sarai vestita di beige».

«Nella tua stanza ci sarà ancora uno specchio. E, probabilmente, la stessa bacheca fatta con lo spago, cui saranno attaccate altre fotografie. In bianco e nero. Nessuna effetto seppia, perché anche da vecchio lo odierai, l’effetto seppia. Saremo vecchi e non potremo berne, ma sulla tua scrivania avrai messo un vassoio: una bottiglia di vino rosso e due calici».

«In sottofondo, vecchia musica di gente che da tempo ha smesso di suonare e quasi nessuno ricorda più. Nel futuro, la memoria sarà sempre più corta».

«Note sgualcite, stropicciate di ricordi…»

«E poi finiremo a raccontarci tutt’altro, noi».

«Non è difficile immaginarci, vecchi, a perdere le fila di discorsi da fare, impegnandoci in conversazioni un po’ su tutto e, per il resto, su niente. Per giorni».

«Buonanotte, LaCapa. Vado a cercare il sonno».

«Buonanotte, Parolaio. E buona ricerca. Il sonno ama fuggire, nascondersi dietro gli angoli o in fondo ad un bicchiere di vino».