Le ‘bbone tradiscono

by lacapa

Fratello s’è preso una cotta.

La donzella in questione è bella, ma proprio oggettivamente. C’ha un fisico da velina con le tette vere, i capelli rossi e lisci, gli occhi verdi, le labbra lucide e sensuali senza rossetto e i denti dritti e bianchi.
Potrei odiarla per il fatto che è la gnocca che io non sarò mai, invece il primo impatto è stato positivo: parlava poco, rideva alle battute sceme di Fratello e perfino alle mie. Un adorabile soprammobile.

Quando l’ho conosciuta (casualmente, l’ho incontrata in spiaggia con Fratello), ero proprio felice.

Fratello ha diciassette anni ed è totalmente dedito ad amici, calcio e Play Station. Una ragazza, per uno così, significa redenzione, significa acquisire un minimo di maturità, significa che le sorelle non saranno più oggetto di sbeffeggiamenti vari ed eventuali.

Quando ho conosciuto La’Bbona, già la vedevo rendere Fratello un uomo migliore, come soltanto le fidanzate opprimenti e venerate (venerate proprio per il loro essere opprimenti -nonsopperché) sanno fare.

Fratello ha iniziato ad andare in discoteca, ad annegarsi nel profumo, a chiedermi il cellulare per fare telefonate sospette o mandare sms smielati. Fratello ha cominciato a chiedere qualche soldo in più, ché pagare per due è più costoso che pagare per uno soltanto, per fortuna che c’è arrivato in tempo.

Un paio di giorni fa, l’ho interrogato sul proseguimento della sua giovane relazione con la tipetta.

LaCapa: «Dunque, com’è finita con La’Bbona?»

Fratello s’è rabbuiato, ha eluso la domanda e s’è allontanato. Comprendendo che c’era qualcosa che non andava, ho continuato ad indagare, convinta che i fatti di Fratello dovessero essermi noti in toto.

LaCapa: «Non mi dire che t’ha mollato…»
Fratello: «Non stavamo assieme, non poteva mollarmi!»

Ecco, perfetto. Dev’essere di famiglia. Ce l’abbiamo per vizio, noi, di farci non-mollare.

La’Bbona, proprio per la sua avvenenza, trovava poco cortese -nei confronti degli altri diciassettenni della città intera– concentrarsi su Fratello soltanto. La’Bbona, non-stando con Fratello, ha reputato giusto non-stare anche con un’altra decina di fanciulli, tra coetanei e non.

Gli occhi tristi di Fratello non li avevo mai visti, non avevo mai sentito la sua voce incrinata, non avevo mai avuto l’occasione di girare il dito in una sua piaga. E me la sono lasciata sfuggire.

LaCapa: «Eddai, Fratello, che vuoi che sia? Le ragazze vanno e vengono… Certo, una ‘bbona così non ti capiterà più, ma dovevi immaginartelo che, prima o poi, sarebbe volata su fiori più avvenenti. E poi, dai, brutto brutto non sei, tu. Sei alto, quando ti alleni c’hai anche un fisichetto niente male e, mi duole ammetterlo, sei pure simpatico. Simpatico davvero, però. Quello che voglio dire è che non è affatto difficile che tu trovi un’altra…»

Fratello gemeva.

Un’altra? Lui non vuole un’altra. Lui vuole lei, La’Bbona che lo prende in giro, che lo usa e poi lo getta come un fazzolettino Tempo, che lo stordisce col profumo dei suoi morbidissimi capelli, ammicca con gli occhioni limpidi e poi gli spezza il cuore facendosi vedere in giro ogni sera con uno diverso. Però a lui dedica il sabato e la domenica.

Fratello odia sentirla nominare, chiede che non si alluda a lei in sua presenza, evita Facebook perché teme di poter scoprire altre cose che non gli vanno a genio.

Fratello. Diciassette anni e il suo primo batticuore. Diciassette anni e le sue prime ferite. Diciassette anni e la sua prima percezione che l’amore fa male. Diciassette anni e pensa che non gli accadrà mai più, pensa che, d’ora in poi, eviterà d’essere dolce con una ragazza, perché lei lo tradirà.

Gli direi, volentieri, che non è il caso che sia così catastrofista adesso, perché in futuro sarà sempre peggio. Ma dubito che la cosa lo solleverebbe.