La mamma è sempre la mamma [pure col reggiseno rosa-barbie]

by lacapa

Ipotesi: una madre conosce sua figlia meglio di qualsiasi altra persona al mondo.
Tesi: Madre non ha idea di quali siano i miei gusti.
Postulato: Madre finge di  non conoscere i miei gusti per traviarmi.

Madre mi ha portata dentro di sé, suo malgrado, per nove -lunghissimi- mesi, ha sentito per prima la mia voce storpiata in un pianto cacofonico, ha annusato i miei pannolini sporchi di nauseabonde cacche neonatali.
Madre ha ascoltato la mia prima parola ("Sorella", seguita da "chinotto", "wurstel", "mamma" e "papà"), ha visto le mie mani incerte impugnare una penna e scrivere "LaCapa", ha riso quando ho scoperto di essere capace, per un microsecondo, di stare in piedi sulle gambe prima di cadere rovinosamente all’indietro.

Madre ha pianto (di gioia) lasciandomi tra le braccia delle mie maestre dell’asilo e ha progressivamente apprezzato il piacere della mia assenza, grazie alla quale recuperava per miracolo energia, salute e calma.

Madre ha capito presto che contrariarmi non mi faceva piacere: non parlo di ciò che mi avrebbe resa una ragazzina viziata, bensì di quelle attitudini che ancora mi porto dietro e che lei non accetta (tipo la fissazione per la scrittura).

Madre ha provato a negarmi il primo buco alle orecchie, e ha rinunciato a ribellarsi quando le ho mostrato il secondo.
Madre sa della mia giovanile passione per Robbie-Williams-post-Take-That, ha assecondato il mio puerile amore per Banana Yoshimoto, è inorridita di fronte ai miei pantaloni verde militare volontariamente strappati e non ha ancora capito cosa ci trovassi di bello nell’urlare  improperi da camionista mentre giocavo alla Play Station con Fratello, e nella fattispecie vincevo tutti i tornei immaginabili di Tekken 3.

Madre era lì, quel giorno del Febbraio (o Marzo?) 2005, quando, seduta sul divano accanto a Miamiglioreamica, vidi su MTV il video di "Boulevard of broken dreams" dei Green Day, e pensai che fosse una canzone bellissima.
Miamiglioreamica aveva notato una certa somiglianza tra Billie Joe Armstrong (il frontman) e il succitato Robbie Williams il quale, dal canto suo, era identico-sputato (secondo insindacabile giudizio della medesima Miamiglioreamica di cui sopra) al rappresentante d’istituto figo della nostra scuola (figlio d’arte, lui, visto che il padre, di ‘sti tempi, è sui quotidiani nazionali un giorno sì e l’altro pure – no, non fa B. di cognome).
A Miamiglioreamica piaceva il rappresentante figo, che somigliava a Robbie Williams, per cui le piaceva pure Robbie e, visto che Billie Joe era il suo clone truccato, allora Billie Joe era la fotocopia del rappresentante figo, per la proprietà transitiva dell’uguaglianza.

A me, il rappresentante mi stava giustappunto qua (se avessi le palle, il "qua" sarebbe lì localizzato), però i Green Day mi avevano aperto un mondo. Era un universo di borchie e trucco nero sugli occhi, in cui ogni volta che avevo qualche spicciolo andavo a spenderlo in un negozio di dischi, perché per certi cd ne valeva la pena.
Grazie ai Green Day (dite che dovrei vergognarmi?), scoprii che mi piaceva ascoltare musica, e che Queen, Led Zeppelin, Pink Floyd, Guns ‘n’ Roses, Nirvana, Def Leppard e Aerosmith non facevano proprio schifo, idem -nonsopperchè- Iggy Pop e David Bowie (e non avevo ancora visto Trainspotting!).

Di lì a poco accadde qualcosa.

Mi trovai per sbaglio tra le mani un lettore mp3 che mandava "Nothing else matters" dei Metallica, che i cultori del genere non riescono neanche a chiamare metal. Odiai profondamente Megadeth e Iron Maiden, però i Suicidal Tendencies e i Sick Of It All non mi dispiacevano, e neanche Angra, In Flames, Helloween e Motorhead.

Madre era disperata: mi implorava di abbassare il volume di tutto quel rumore, di non mettere quelle magliette due taglie più grandi coi loghi dei gruppi, di buttare gli anfibi e di smetterla di rubare i jeans a Fratello.

Alla fine s’è rassegnata, almeno apparentemente.

Di recente, però, dev’essere successo qualcosa che ha riacceso in lei il lume della speranza.

Vedermi tornare a casa, giorni fa, con una busta contenente un vestito femminile e, per una volta, della taglia giusta (non vi dico qual è, rassegnatevi), l’ha rincuorata, le ha fatto credere che una vita diversa, in cui le figlie femmine secondogenite si comportano da donne, è possibile.

Madre è subdola e serpentina, agisce nell’ombra senza fare rumore.

Stamattina ha trascinato Padre al centro commerciale, convincendolo che con gli sconti si sarebbe divertito pure lui.
E’ tornata a casa con svariate buste ed è corsa nella mia camera.

«LaCapa, questi sono per te…», e ha svuotato sul mio letto un sacchetto di una nota marca di biancheria intima.

La vostra blogger preferita, per un attimo, s’è sentita in "The Thruman show", tanto la scena pareva finta.

Io, che trovo il perizoma un indumento scomodo e poco pratico; io, che le mutande della nonna alle mie gli fanno un baffo; io, che rido di Sorella e della sua passione per i completini sexy; insomma, io… Mi ritrovo con -perfino- le canottiere abbinate!

Madre sorrideva, e se l’avessi fotografata l’avreste scambiata per una ghignante Crudelia Demon.

Lo so che Madre lo fa apposta, lo so che finge di non sapere quello che non mi piacerebbe, lo so. E prego che la sua sia una forma di costosa ripicca contro la vita senza gonne (si fa per dire) che voglio condurre.

Altrimenti, non capisco perché mai avrebbe potuto pensare fosse di mio gradimento un reggiseno-rosa-barbie di pizzo, con quadrettini bianchi tovaglia-da-ristorante-tirolese-style, più slip brasiliana effetto vedo/nonvedo. No, proprio non lo capisco.