Offresi birra, astenersi perditempo

by lacapa

Io ormai non dormo più.
Intendo, io ormai non dormo più durante quelle ore che, per via del buio in ogni dove, sono tendenzialmente deputate al sonno (e al sesso coniugale).
Visto che, fino alle tre/quattro antimeridiane -quando generalmente vado in coma-, non ho molto da fare, eccetto studiare, vago per casa senza una meta.

All’inizio, Cane mi guardava con ostilità, domandandosi la ragione del mio strano comportamento.
Poi, Cane ha capito e, da perfetta amica, ha deciso di accompagnarmi nei miei pellegrinaggi da una parte all’altra di Casa LaCapa. Lei mi osserva e cammina al mio fianco, seguendo con attenzione ogni mia mossa.

L’attività fisica non programmata causa la sete di Cane che, dopo aver molto bevuto, deve molto annaffiare l’asfalto.

Capita così che io, nella sfolgorante bellezza del mio pigiama rosso, porti a passeggio una beagle obesa e parecchio sfacciata la quale, facendo proprio un vizio della sottoscritta, si avvicina alle coppie impegnate negli ultimi, accalorati ed accaldati saluti e le annusa. Sì, le annusa (io mi limito ad origliare).

Io cedo all’imbarazzo, sorrido, e tiro via Cane che, nel frattempo, ha cominciato a sbavare romanticamente.

Accade che, mentre digrigno i denti cercando di vincere la battaglia con Cane che punta le zampe per terra, passi il vicino di casa gran figo, di ritorno dalla corsetta notturna che gli permette di mantenere il fisico che ha e che, per la cronaca, farebbe invidia a quelli di Riace.
Palestrato è, manco a dirlo, colui che regge il guinzaglio di Zucchero, meraviglioso labrador innamorato perdutamente di Cane.
Palestrato e Cane hanno un rapporto particolare, nel senso che Cane ha cominciato, da qualche mese, a preferire le sue attenzioni a quelle di Zucchero.
Cane ha perso la testa per un uomo, un bellissimo uomo sui trent’anni, con la tartarughina addominale e un sedere che non vi descrivo perché la perfezione non ha parole che possano inquadrarla.

Dicevo, accade che, mentre digrigno i denti cercando di vincere la battaglia con Cane che punta le zampe per terra, passi Palestrato che, prima che io lo veda, esordisce: «Cane, com’è che fai impazzire LaCapa?»
A quel punto, generalmente, io -prendetemi in parola- salto in aria per lo spavento. E Palestrato ride, dopo essersi accovacciato per coccolare la mia languida cagna obesa.

Io e Palestrato, ormai è la prassi, ci lanciamo in quelle conversazioni di circostanza di chi non ha niente da dirsi e non sa quanto sia il caso di cercare validi argomenti. Palestrato finge di non notare il fatto che i pantaloncini siano corti corti e la magliettina stretta stretta; io fingo di non notare che, lievemente sudato, i capelli gli si attaccano sulla fronte rendendolo vagamente attraente. Vagamente.

Stasera, gli studenti che abitano nel palazzo di fronte al mio stavano traslocando. Finivano di mettere roba in una station wagon, quando Cane mi ha trascinata fuori dal portone.
I ragazzi mi hanno riconosciuta (il mio non-abbigliamento, del resto, è inconfondibile). Due hanno continuato in quello che stavano facendo, il terzo mi ha salutata, un po’ timido, un po’ imbarazzato, un po’ pensando "ma questa lo fa apposta, allora".

Cane, neanche a dirlo, s’è fiondata sui due lavoratori -che l’hanno ignorata, finché è stata distratta da un odore noto.
A pochi passi da noi, Zucchero e Palestrato facevano jogging.

Cane era indecisa, ma Zucchero, strattonando poderosamente Palestrato, ha scelto per lei, saltandole addosso e ricoprendola di animalesca bava frutto di puro desiderio.

I tre studenti, non si sa perché, hanno trovato la scena oltremodo divertente, finché il terzo, quello timido, imbarazzato e "ma questa lo fa apposta, allora" ha cominciato, diretto ai suoi amici: «Mi sa che devo prendere il cane anche io, allora…»

Palestrato, che niente sapeva, è intervenuto: «Bè, se poi te la senti di badarci!»

Cane, intanto, s’era annoiata e aveva iniziato a zampettare verso casa. Saluto Palestrato, accarezzo Zucchero e mi volto.

TerzoStudente (a bassa voce ma non troppo): «Certi sacrifici si fanno volentieri. E quasi quasi un cucciolo me lo prendo…»

Io metto la chiave nella serratura del portone, e il Terzo Studente prosegue, ridacchiando in maniera sfottente e tipicamente maschilista: «Senti, ma serve proprio un labrador per farmi offrire una birra da te?»

So che sono una ragazza, che non dovrei rivolgere la parola agli sconosciuti (né accettare caramelle da loro e bla bla bla) ma se mi si stuzzica io rispondo.

LaCapa: «A parte che, di solito, sono gli uomini a pagare da bere. Potrei anche fare un’eccezione, ma non ti servirebbe un cane, ti servirebbe un cervello».

Ho spinto il battente del portone e sono entrata, non senza rivolgere uno sguardo fugace alla scena che mi lasciavo alle spalle.
Palestrato e Zucchero, immobili, osservavano la faccenda con distaccato interesse ed ammirata allegria. I tre studenti, dal canto loro, tacevano a bocca aperta.

Ho l’impressione di essermi guadagnata, nonostante i pantaloncini corti corti e la magliettina stretta, il rispetto di cinque uomini, tutti in una volta.

Queste sì che sono soddisfazioni.