Sonnanbulismo televisivo

by lacapa

Sorella, con la storia che è arbitro nazionale di pallavolo, a casa c’è e non c’è. Soprattutto non c’è, bazzicando gli alberghi di Conegliano Veneto, Lignano Sabbiadoro e Jesolo, che non ho idea di cosa ci sia di bello da fare, però lei torna sempre allegra.

Ad ogni modo, Sorella passa fuori tanto tempo, e mi fa abituare alla prospettiva di una camera deliziosamente vuota e, soprattutto, silenziosa. Sì, perché anche se sta davanti al pc, Sorella vuole la televisione accesa, giacché sostiene che "io, il film, lo sto seguendo. E comunque le voci mi fanno compagnia", come se avesse settantanni e nessuno con cui parlare.

Sorella, inoltre, è perfino più telefono-dipendente della sottoscritta: il 70% della sua giornata lo passa incollata ad una cornetta, letteralmente gridando che "la palla era oltre la linea, e quell’idiota del secondo arbitro era talmente rimbecillito che non s’è reso conto di niente".

Fratello si mette il lettore mp3 nelle orecchie e si stordisce coi Linkin Park (il verbo non l’ho scelto a caso), Madre alza il volume della televisione, nella sua stanza, ché le discussioni di Sorella disturbano l’imperdibile puntata di qualsivoglia-telefilm-pomeridiano (Commissario Rex compreso), e Padre a casa non c’è mai, quindi non si lamenta.

Io, però, rischio d’impazzire. Le faccio segnali di fumo, la invito ad uscire dalla stanza, a chiudersi in bagno, ad abbassare il tono della voce, ma lei non ce la fa, non è proprio in grado.

Un’ora fa è tornata dopo cinque giorni in quel della pianura padana, e ha raccontato di un caldo asfissiante, di zanzare grandi quanto elicotteri e di accenti fastidiosamente nordici. Ha acceso la tv, poi s’è accasciata sul letto, e s’è addormentata, ancora vestita, col cellulare stretto tra le mani, tesa nello sforzo di scrivere un ultimo, salvifico, essenziale sms.

Ho aspettato di sentirla russare (sì, ogni tanto, Sorella russa), poi mi sono alzata dalla scrivania e, badando a non fare rumore, ho spento la televisione inutilmente accesa.

Sorella ha emanato un sospiro, nel sonno, ha interrotto il suo russare ed è scattata a sedere sul materasso, sbarrando le palpebre: «Perché l’hai fatto? Dopo c’era una bella scena.»

Detto questo, ha ruotato gli occhi e s’è nuovamente lasciata andare con la testa sul cuscino, rimbalzando un paio di volte prima di tornare immobile sulle lenzuola.

Sono preoccupata: i componenti della famiglia LaCapa, negli ultimi tempi, mostrano evidenti segni di squilibrio.