Il tesoro di Madre

by lacapa

L’altro ieri Casa LaCapa s’è svegliata bagnata, quasi annegata, a dirla tutta.
Quando Madre ha poggiato un piede a terra e l’ha sentito umido, ha gridato una bestemmia.

«Cane, ma può essere che ancora fai la pipì a casa? Miseria ladra e vacca!», e una serie di altri improperi che riferire qui sarebbe eccessivo.

Quando Madre ha visto che i mobili un altro po’ e galleggiavano s’è resa conto che, anche volendo, Cane non poteva aver trattenuto le cascate del Niagara per espellerle tutte in una sera, e ha capito. Un fulmine ha attraversato i suoi pensieri di genitrice, andando immediatamente a scaricarsi sull’immagine dell’elettrodomestico peggio trattato e più antico della nostra umile dimora.

La lavatrice.

Madre: «Non è possibile, non può essersi rotta: aveva solo tredici anni. Solo tredici anni».
Padre: «Da tredici anni noi non cambiamo la lavatrice?»
Madre: «Una lavatrice è come un trilogy, è per sempre».

Asciugata l’acqua della Nilo-trice che aveva deciso di fertilizzare, col suo limo, nell’ordine, tre paia di scarpe di Sorella, i libri su cui ho studiato letteratura italiana (temporaneamente per terra, in attesa del falò di ferragosto), la cuccia di Cane e la scatola degli attrezzi di Padre, Madre ha suonato il suo requiem per la fedele compagna di viaggio, amica da più di metà del matrimonio, instancabile lavoratrice, seria professionista e fidata confidente.

Madre e la lavatrice avevano un rapporto simbiontico, si conoscevano nel profondo, si capivano con un solo sguardo.
La lavatrice aveva dato, negli ultimi tempi, segni di squilibrio, eppure aveva stoicamente continuato a presentarsi in ufficio, timbrare il tesserino e centrifugare, centrifugare, centrifugare.
Madre non aveva mai imparato ad usarla, perché dei conviventi non si legge il libretto d’istruzioni: la biancheria -in Casa LaCapa- è solo grigia (altri colori non reggono a più di un lavaggio), i maglioni si comprano due taglie più grandi, perché poi si restringono, le t-shirt è meglio che non abbiano troppe fantasie, perché le perderebbero.

Madre s’è sentita persa, senza il suo braccio destro. La si vedeva vagare per casa, svanita, incerta sul da farsi, mutilata della possibilità di domandare "avete cose rosse da lavare?".

Stamattina, m’ha svegliata eccitata.

Madre: «LaCapa, LaCapa, alzati che c’è da fare…»

Madre era esaltata, saltellava.

Un paio di minuti dopo, hanno citofonato due di impiegati: «Casa LaCapa? Siamo quelli della lavatrice!»

Installata la nuova venuta, Madre ha iniziato ad elencarne le virtù: risparmia il 10% di energia elettrica in dieci anni, ci entrerebbe Sorella tutta intera -rannicchiata-, fa cinque tipologie di lavaggio in più di quell’altra, e il portellone sembra quello di una navicella spaziale, tutto sbrilluccicoso e cromato.

LaCapa: «Madre, vuoi che leggiamo assieme il libretto delle istruzioni?»

Se a Gollum avessero chiesto di vedere l’anello, avrebbe risposto con più cortesia.

Madre: «LaCapa, vivo con una lavatrice da tre quarti della mia vita, so usarla, non ho bisogno di leggere il libretto delle istruzioni». E adesso, per piacere, lasciami sola con il mio tesssoro.

Madre ha un nuovo giocattolo, un neonato tra le mani.
Non oso pensare a cosa potrebbe accadere qualora si rompesse la lavastoviglie, o il forno a microonde.

Io, Sorella e Fratello temiamo per la nostra incolumità: quando a Madre brillano gli occhi come oggi, ci fa credere possibile l’eventualità di essere sostituiti con uno scaldabagno.