Ansia da prestazione

by lacapa

[Attenzione: post notturno. Nel senso che fu scritto in piena notte e che, per ragioni di praticità, viene pubblicato ad una decina di ore di distanza. Intervento con alto contenuto di autocommiserazione.]

Casa LaCapa dorme, lo so perché il cuscino di Sorella, nel letto accanto al mio, è bagnato dal suo rivolino di bava, e perché si possono ascoltare tre modi diversi di russare che si alternano: il primo è quello di Cane, poi Padre, poi Fratello. Praticamente una gerarchia del comando.
Madre, ogni tanto, la sento rigirarsi, perché il lettone matrimoniale scricchiola e se sei sveglio, di notte, quando i sensi pare si acuiscano, riesci a sentirlo forte e chiaro, questo scricchiolio.

Sono le quattro e dovrei dormire anche io, no? Sì. Bè, domani, cioè oggi, c’è la premiazione. Non credete che sia quello che non è: insomma, l’importanza della cosa è parecchio relativa e di sicuro non andrò in giro firmando autografi a destra e a manca. Per capirci: se vi mettete a cercare il mio nome in libreria, morirete scavando tra gli scaffali.

Il problema, ad ogni modo, è che sono sveglia mentre attorno tutto dorme. E l’effetto non è piacevole, perché c’è un po’ di paura e un po’ di pensieri che si agitano e cozzano tra loro. Uno finisce col guardarsi indietro e accanto, e se quello che vede non lo aggrada?
Poniamo il caso che il mio passato raramente mi soddisfi e che il mio presente non mi piaccia. Poniamo il caso che avesse ragione Batteristalcolizzato quella volta che ha detto che gioco a fare la donna.

E’ che i personaggi te li cuci addosso e finisce che diventano parte di te, finisce che ti ritrovi una notte, con le guance bagnate di lacrime, e pensi che -porcamiseria- non hai neanche vent’anni e donna non lo sei, ed è inutile che fai finta.

Sei la stessa bambina che mangiava il gelato dalla coppetta perché col cono ti sporcavi tutta, e questa cosa t’è rimasta e la dici scherzando, come scherzando dici che non sai leggere l’orologio e non sai distinguere la destra dalla sinistra. Pensi che, se sorridi, rendi la cosa più leggera, però è vero e solo le Dears ci credono.

Chi sei, LaCapa?

Sei quella che quando ti piace veramente un ragazzo non vuoi farti vedere mentre mangi, un po’ perché ti si chiude lo stomaco e non ti viene fame, un po’ perché la cosa più imbarazzante del mondo è che tu parli e parli e parli e lui fissa la pianta di basilico che t’è rimasta attaccata agli incisivi.

Sei quella che si vergogna del suo corpo talmente tanto da pretendere la luce spenta, perché se non ti piaci da sola come puoi piacere a qualcun’altro?

Sei quella che non riesce a stare in posa per le fotografie, quella che odia essere al centro dell’attenzione, quella che è facile trovare seduta per terra, ovunque, con le spalle poggiate al muro e le gambe raggomitolate strette sul petto, un po’ per abituarsi al futuro da barbona che l’attende, un po’ perché solo gli arroganti e gli stupidi guardano la gente dall’alto verso il basso, per cui è meglio la prospettiva opposta.

Chi sei, LaCapa? Te lo ricordi ancora?
Da quanto tempo non fai un discorso che non sia macchiato dall’ironia o dalla disillusione? Da quanto tempo non tiri le fila di quello che stai facendo? Da quanto tempo non dormi una notte tutta intera?

E così, tra qualche ora ti danno un premio, e per cosa non ti è chiaro.

Sì, tra qualche ora mi danno un premio e il fondotinta dovrà fare miracoli per nascondere le occhiaie, la voce dovrà uscire, le mani non dovranno tremare, i piedi dovranno evitare di inciampare e Poisonzula dovrà avere torto.

«Piangerai», mi ha detto.

Ti prego, Poisonzula, cerca di avere torto.