Prove tecniche di air band

by lacapa

Il Fantamusicista veniva da una giornata di lavoro intenso.
Il suo capo, un architetto molto noto e molto mafioso che aveva uno studio proprio in centro città, aveva miracolosamente perso un lavoro. C’era da progettare un nuovo, immenso ed inutile centro commerciale, per confermare il luogo comune secondo cui a Catania ogni cittadino ha un colosso degli acquisti personalizzato.
L’architetto, inventando nuove lingue per bestemmiare, aveva chiamato il Fantamusicante nel suo ufficio e gli aveva addossato tutta la colpa.

Era solo demerito suo, schiavo prediletto al servizio delle costruzioni creative, se s’era persa una così importante gara d’appalto, peraltro truccata.

Il succo della sfuriata era stato uno stipendio dimezzato, che si traduceva in una settimana -probabilmente di più- senza pizza con gli amici.
Il Fantamusicante era tornato alla sua scrivania, aveva preso il pacchetto di Winston blue dal cassetto ed era andato a fumare vicino alla finestra.

«Porca puttana, dovrei smettere. ‘Ste cazzo di sigarette mi costano troppo…», s’era detto prima di tirare una vigorosa e nervosa boccata.

Niente "buon anniversario" alla moglie, niente "ti regalo un anello, così pensi che la lascerò e non mi tieni il broncio" all’amante.
Ecco, lo stipendio dimezzato non ci voleva.

Finite le otto ore canoniche, tre delle quali passate a cercare di recuperare su Facebook i ventisette membri della classe del liceo, aveva tolto il disturbo dall’ufficio.

Renault Megane bianca del 2002, pagata con l’ausilio parentale: il suo orgoglio.
Portava i segni di un paio di incidenti causati il primo dalla sua ubriachezza, il secondo da quella altrui. Per la gioia dell’assicurazione.
Appena entrato nell’auto, la moglie gli aveva telefonato, puntuale come un orologio svizzero.

«Amore, non dimenticare di comprare il pane…»
«Va bene. Il tempo della strada e sono a casa. Metti sul fuoco l’acqua per la pasta, intanto».

Si era talmente rassegnato alla sua squallida esistenza basso-borghese che non tentava neanche di cambiarla.

Traffico. Ingorgo. Sarebbe arrivato tardi per cena, avrebbe trovato la pasta fredda, nel piatto, coi maccheroni tutti attaccati e la moglie ammutolita, a tavola, arrabbiata perché non solo s’era dimenticato di comprare il pane, ma pure le aveva mentito sull’orario del ritorno.

Semaforo rosso. Ci mancava soltanto questa.

Aveva acceso la radio, e messo, come al solito, The dark side of the moon.
Istantaneamente, sul suo viso s’era dipinto un sorriso.
Staccate le mani dal volante, aveva cominciato a muovere le dita per aria. Due bacchette immaginarie disegnavano nell’abitacolo il ritmo della batteria, poi si trasformavano in un basso deciso e costante. Pochi secondi dopo, quella che il Fantamusicista aveva in mano era un’orgasmica chitarra, ché i Pink Floyd sono sempre i Pink Floyd, porca miseria.

Insomma, prove tecniche di air band.

Nella macchina davanti alla sua, una ragazza osservava i di lui gesti grazie allo specchietto retrovisore. E rideva, immaginando la giornata di quel quarantenne sull’auto bianca.

Il verde era scattato.

La ragazza aveva ingranato la marcia e Vanda era ripartita, salutando il Fantamusicista e la sua Renault, che lasciavano scivolare lo stress sulle corsie delle vie del centro cittadino.

Mai come ieri il traffico m’è sembrato tanto rock&roll.