I love shopping in red

by lacapa

[Sottotitolo: LaCapa per negozi in tempo di crisi]

Fare shopping con me è un’esperienza extrasensoriale per godere della quale bisogna avere uno stomaco forte.
Delle Dears, soltanto due hanno accettato di svolgere l’ingrato compito di accompagnarmi nelle compere, mentre le altre si sono date ad una fuga di classe: “Mi dispiace, LaCapa, oggi non possiamo. Dobbiamo risolvere la controversia tra la Cina e il Tibet!”.

Dearfriend Ballerina, un anno fa, mi convinse che potevo mostrare le gambe. Vi spiego: io e l’abbigliamento non siamo mai andati troppo d’accordo, probabilmente perché i miei gusti in fatto di vestiti trascendono i secoli. Non avete idea di quanto mi piacerebbe girare per la città vestita come se fossi la femmina del capo di una tribù di austrolopitechi.
Entrando in questo o in quell’altro negozio, Dearfriend Ballerina mi rifaceva il guardaroba –rigorosamente in periodo di saldi– come le migliori personal shopper delle dive di Hollywood.

«LaCapa, devi capire che i maschi sbavano dietro qualche centimetro in più di pelle scoperta. MisterCameriere2008 non potrà non cedere al fascino dei pantaloncini corti, tanto più che ti fanno un bel culo, ché se fossi lesbica mi ti farei…»

Uscita dal camerino di prova, con quei pantaloncini, mi sembrava quasi di essere un attentato alla pubblica decenza.

Ma Dearfriend Ballerina sorrideva: «LaCapa sei proprio figa, così.»
LaCapa: «Ma non sono troppo corti? Insomma, si vedono le cosce…»
Dearfriend Ballerina: «Sappi che non hai possibilità di decisione. Mi piacciono, li prendi.»

Acquistai quelli e una magliettina che, per non so quali virtù celesti, mi fa le tette più grosse di quanto in realtà non siano e fa apparire quasi inesistente la pancetta da maiale pronto per andare al macello che mi ritrovo.

Ieri pomeriggio ho telefonato a DearLowe.

LaCapa: «Ho bisogno d’aiuto.»
DearLowe: «Che succede?»
LaCapa: «Credo di aver bisogno di fare shopping.»
DearLowe: «Tutto bene, LaCapa? E’ successo qualcosa di grave?»
LaCapa: «Credo di aver bisogno di fare shopping.»

DearLowe, nonostante la stanchezza e lo studio matto e disperatissimo da affrontare, mi ha dato appuntamento in centro, davanti al negozio più carino ed economico (vi ricordo che le finanze sono quelle che sono, e che lo so che i saldi cominciano tra pochi giorni, ma il bisogno di shopping va assecondato, una volta all’anno).

Mi ha trovata poggiata al muro, con una sigaretta in bocca, vittima di un certo nervosismo.

LaCapa: «DearLowe, sappi che fare shopping è l’occupazione che odio di più. E sappi anche che le mie ultime compere sono stati un paio di pantaloncini e una maglia, un anno fa, con Dearfriend Ballerina.»

Su DearLowe s’è posato un fascio di luce divina, una lingua di fuoco le ha conferito la capacità di trovare qualsivoglia taglia per qualsivoglia abito e di conversare amabilmente con qualsivoglia commessa le si parasse davanti. DearLowe, investita della missione evangelica, ha cercato di rendermi donna senza che io dovessi vendere Vanda per pagare lo scontrino.

Quando sono entrata in camerino, avevo sotto braccio sette vestiti e una t-shirt che, secondo DearLowe, poteva tranquillamente diventare un carinissimo abitino da aperitivo.

DearLowe: «Il primo no, il secondo fa schifo, il terzo sembra una tovaglia da tavolo, il quarto potrebbe andare bene, ma dovresti passare una settimana al mare prima di metterlo, perché bianco su bianco fa un po’ effetto-cadavere.»
LaCapa: «DearLowe, sai qual è la cosa veramente tragica? Che ci vuole più tempo a levarli che a metterli questi vestiti qua.»
DearLowe: «Invece di lamentarti, finisci di provare la roba che t’ho preso. In fretta.»

Sì signora. DearLowe, in una vita passata, era un colonnello dei marines.

Ovviamente, l’unica cosa che addosso a me non sembrasse uno straccio, era l’ultima che ho provato. Naturalmente, prima dovevo sottopormi all’umiliazione di una ridicola passerella davanti allo specchio con addosso lenzuola e coperte varie.

DearLowe: «Ecco, questo dovrebbe andare bene.»
LaCapa: «Ma non sono ridicola?»
DearLowe: «Certo che lo sei, adesso. Dopo il training autogeno, però, la cosa sarà alquanto limitata…»
LaCapa: «Cioè, dovrei girare per casa con questo coso addosso e dirmi, da sola, “sei bellissima, sei bellissima, sei bellissima”?»
DearLowe: «”Bellissima”… Adesso non esageriamo. Può bastare un “sei carina”, okay? Adesso cerchiamo le scarpe.»

Lasciare i soldi alla cassiera è stato un dolore che avevo dimenticato. Considerate che i miei acquisti non superano mai gli otto euro, di norma: o compro l’essenziale per fumare (tabacco, cartine, filtrini) oppure libri in Universale Economica Feltrinelli.
Trovati anche i calzari (la dico alla romana, perché sono di quel genere là, e lo so che si portano adesso, ma a me sono sempre piaciuti –ricordate il discorso dei miei gusti che trascendono i secoli?), la mia soglia di sopportazione aveva superato il limite d’allerta.
Due negozi, due perdite monetarie. Le lacrime del mio portafogli.

Tornata a casa, la LaCapa Famiglia ha sentito l’esigenza di commentare i miei acquisti.
Padre, Madre, Sorella e Fratello hanno atteso in camera mia che io indossassi le compere appena fatte. Quando sono passata loro davanti, con le etichette ancora ben in vista, nessuno ha fiatato.
A rompere il silenzio, ci ha pensato Sorella.

«Sei così grassa che sembri una donna incinta, che schifo.»

Padre e Madre, contemporaneamente, si sono allontanati dalla stanza, soavemente affermando:

«Almeno, i soldi erano i tuoi.»

Fratello era rimasto la mia ultima speranza. Lo guardavo come Bambi avrebbe guardato mamma-cerbiatta se avesse saputo che sarebbe morta di lì a poco.

«Vedi, LaCapa, a me il vestito piace, e ti sta pure bene. Anche le scarpe non sono male, però se ti mettessi i tacchi sarebbe ancora meglio. In ogni caso, so che non ci sai camminare ed è meglio star comodi che apparire alte a tutti i costi, no? Certo, così sembri ancora più corta di quanto tu non sia.»

Fratello non mi aveva demolita, Fratello era stato quasi cortese. Avevo gli occhi brillanti, e un sorriso scemo. Avevo vinto.
D’un tratto, Fratello riapre la bocca e continua:

«Sai qual è il problema? Puoi metterti qualsiasi cosa tu voglia, ma per sembrare bella devi cambiare faccia. E quello costa un po’ di più dello shopping.»