“Mettimi la banana in bocca!” (il sesso vende sempre)

by lacapa

Il mondo partorisce immagini che mi lasciano di stucco (e che quindi sono stucchevoli, no?).
Sono visioni oniriche, che hanno del meraviglioso o del paradossale, eppure si svolgono placidamente nella quotidianità, come se non fossero nulla di speciale.

La magia di un piccione che defeca sulla mia Vanda appena lavata, la poesia di un vigile urbano che mi fa quarantaeuro di multa perché ho posteggiato in divieto di sosta, l’incanto di un tipo che sabato sera, mentre ero con le SeMiRilasso, DolceAgnellino e le Dears a mangiare un panino, s’è alzato la maglietta e ha cominciato a grattarsi la pancia con veemenza mentre noi ci saziavamo.

Il mondo partorisce immagini che neanche sa di poter partorire, ché sono cose surreali: Cane che, visto che è a dieta, si mette ad abbaiare contro il frigorifero; oppure LaCapa che uccide uno scarafaggio, dico, una blatta.
Non è che l’ho fatto apposta, ve lo giuro. Provo una paura talmente forte verso quegli insetti, un terrore talmente profondo ed ingiustificato che non sarei mai riuscita in un’azione simile se ne fossi stata cosciente.
Mi sono alzata nel bel mezzo della notte, diretta in bagno. Fortuna che le ciabatte non le dimentico mai.
Insomma, cammino e sento crack.
Mi si gela il sangue nelle vene, rimango immobile, senza spostare il piede dal punto che aveva fatto quello strano rumore. Mi allungo inverosimilmente fino ad arrivare all’interruttore della luce, lo spingo.
Mi faccio forza, ché il lampadario acceso mi dava sicurezza.
Quando alzo il piede, mi pento di averlo fatto.

Spiaccicata, marrone, le alette spalancate. Morta. Le antenne, lunghissime.

A quel punto, non avevo voce per gridare, l’asma, dovevo aggrapparmi ai mobili per non cedere. Piangevo.
Sorella, svegliatasi, s’era alzata, aveva osservato la situazione, ed era scoppiata a ridere.
Padre, che ormai sa quanto le mie siano reazioni che non so controllare, è stato costretto a svegliarsi e togliere dal centro del corridoio quell’essere rivoltante, quell’animale disgustoso.

Sorella: «L’hai ammazzata tu, anche se inconsapevolmente. Dovresti essere felicissima: nel tuo inconscio la paura l’hai già vinta.»

Sorella sta leggendo "L’interpretazione dei sogni" e vorrebbe psicanalizzarmi. Povera pazza.

Il mondo partorisce anche immagini di romanticismo estremo, di smielata dolcezza. Sono immagini che ti restano addosso e che non dimenticherai per tutta la vita.

In particolare, è un’immagine. Una.

E’ una coppia abbracciata su una panchina in una piazza del centro.
Lui magro magro, lei se l’avesse vista il capitano Achab sarebbe stata arpionata.
Lui tira fuori da una busta una banana (non pensate a volgari metafore, io sto parlando proprio di una banana) e inizia a sbucciarla, e lo fa guardando lei, a tratti con tenerezza, a tratti sottendendo audaci allusioni.
Lei sorride, e qualcuno giura di averle visto un rivolo di bava colare sul mento.
Lui ha la banana pronta, stretta tra le mani. La morde e inizia a masticare. Lei gli si avvicina, lentamente, e gli fa un cenno.
Lui lo capisce e -vi prego, immaginate la scena senza doppi sensi- le mette la banana in bocca.

La banana si spezza.

Lei, Moby Dick nostrana, rimane con un pezzo di banana che le penzola fuori dalla bocca, e il resto dentro, e mastica, e ingurgita, e si volta da una parte e dall’altra, con la banana che non sa se uscire o entrare.
Lui pare incantato da cotanta bellezza, e le accarezza i capelli. Lei si spinge i rimasugli di banana dentro la bocca, e lo fa con entrambe le mani, piccole mani cicciose.

Non so quanto tempo ci ha messo, però, alla fine, l’ha ingoiata.

Lui, forse per premiarla come si fa coi delfini a Gardaland quando fanno bene le acrobazie, prima le ha dato un tenero bacio a fior di labbra, poi le ha messo in bocca l’ultimo, misero, bocconcino di frutta.

Sopravvivere a cotanto splendore vomitato dal mondo, cari lettori, è stato arduo.