Internetterie

by lacapa

Domani parteciperò al Working Capital Camp, e penso proprio che sarà una bella cosa.
Sì, perché in questa roba, il web 2.0 intendo, ci bazzico da due anni -quasi tondi tondi- e mi ci trovo discretamente bene.
Poter scrivere ed esprimere quello che penso, dico, è stata una gran cosa. Non che io abbia troppo da dire, o pensieri filosofici da partorire, solo che l’idea che mi si possa leggere m’ispira, e pure tanto.
Figuratevi, c’è anche Step1, magazine on-line, su cui pubblico le mie cose. Insomma, internet è il mio pane quotidiano [a proposito, cliccatemi sugli annunci pubblicitari, ché c’ho fame] e il Barcamp sarà un’occasione meravigliosa.

Giusto ieri mattina pensavo a quante persone ho conosciuto grazie a questo blog qua. Cioè, i lettori assidui che hanno a loro volta un blog, li conosco. Non nel senso che ho stretto a tutti la mano e mi sono presentata, però finisce che si sa, più o meno, come la pensano su questo o quell’altro argomento, cosa scriverebbero in questa o quell’altra situazione, quanto confiderebbero su questa o quell’altra possibilità. Sì, in linea di massima, li si conosce.

Però, ancora meglio, si conoscono quelli che "ah, ma pure tu sei di Catania?" e ci si organizza per andare a prendere un caffé assieme, come s’è fatto con Cerveza e Poisonzula, che sono diventate amiche. Si esce assieme, si beve, si chiacchiera e si condividono delle cose più o meno belle, più o meno divertenti, ma comunque vere.
Ci sono anche quelli che ti incontrano all’Ostello, ti fanno un gran sorriso e ti corrono incontro: "Sei LaCapa, giusto?". Come poteva essere sbagliato? Era l’Ostello, la mia seconda casa. Così Dawning è passata dal mondo cibernetico a quello reale, e nessuno ha avuto qualcosa da ridire.

Che dire, poi, di Alessio? Lui sono due anni che lo incrocio per strada, mentre -rigorosamente in sella alla sua bicicletta- attraversa la città, sia che ci siano cinquantasette gradi all’ombra, sia che faccia così freddo che pure i pinguini dei Polaretti stanno a casa coi piedi immersi in una bacinella d’acqua bollente.

Leandro, invece, l’ho conosciuto in un quartiere di quelli in cui, di certo, non vai a fare una passeggiatina se c’è bel tempo. Mi aveva invitata a questo corso di giornalismo che si teneva, appunto, in quel quartierino carino là. Io m’ero fissata che dovevo partecipare e, quando dissi a Madre dove mi sarei recata, le prese un mezzo infarto. Il primo giorno, pretese di accompagnarmi. Quando il portoncino d’ingresso si aprì, Madre mi gridò di fare attenzione, con tono apprensivo da genitrice che lascia la poppante all’asilo.
Ero la più piccola, a quello pseudo-corso, e cercavo di non mostrarmi a disagio ma Madre mi presentò in maniera a dir poco adeguata. Ero color porpora.
Adesso, Leandro lo vedo spessissimo e lo rimprovero ogni volta: non ce lo vedo con la sigaretta tra le dita, a lui.

Domani, chennesò, potrei conoscere Mushin e Terronista, e a quel punto gli stringerei la mano, visto che sono bravi tutt’e due.

L’unico problema? ‘Sto Barcamp comincia alle 9. Io inizierò a ragionare alle 12.