Inscatolata

by lacapa

Io do valore agli oggetti.
Non parlo di un valore materiale, ma di qualcosa di affettivo e sentimentale, legato alle sensazioni, ai ricordi, ai vissuti.
Giorni fa ho perso una penna, una Parker rossa con inchiostro nero. L’avevo rubata ad una mia compagna di classe il primo giorno di scuola del terzo liceo.
Ci ho scritto le ultime traduzioni di greco e latino, gli ultimi compiti in classe d’italiano, ci ho firmato il racconto con cui ho vinto un concorso di cui vi ho parlato, e ci ho siglato il diploma.
Con quella penna mi sono iscritta all’Università, ho iniziato un altro racconto per un nuovo concorso, e ho scritto le uniche dediche a due libri diversi regalati a due differenti persone: Profia e il Parolaio.

L’ho persa, la mia Parker rossa, e ancora non me ne sono fatta una ragione, perché ci tenevo e non so come abbia potuto scivolarmi dalle mani, o come io sia riuscita a scordarla da qualche parte.
Quella penna mi ha accompagnata ovunque andassi per quasi un anno e, figuratevi, qualcuno ha anche notato come non me ne separassi mai.

L’anno scorso, quando mi hanno scippato la borsa, ho pianto solo perché quella borsa mi ricordava tante cose, e non l’avrei più avuta indietro.

Ieri sera, mentre giravo per il centro, ho iniziato a cercare nella mia sacca la scatoletta, la celeberrima scatoletta.

Era domenica mattina quando l’ho comprata al mercatino delle pulci. Ancora non ero nemmeno in grado di girarmi una sigaretta in maniera decente, però la volevo.
Il Parolaio c’era da appena un paio di giorni e mi passò a prendere sotto casa praticamente all’alba.

Erano le dieci e mezza, cioè, le dieci e trenta minuti. L’alba.

«Sei mai stata al mercato delle pulci?», mi chiese.

Visto che non c’ero mai andata, mi ci portò. Il nostro obiettivo era trovare la scatoletta e pagarla tra i due e i tre euro.
La vide lui. Mi prese la mano -non mi aveva mai preso la mano prima d’allora- e mi trascinò fino alla bancarella.

«E’ mia!», dissi.

Fu una bella mattinata, quella. Ricordo il sole, il vento fresco, ricordo quando siamo andati al mare, subito dopo l’acquisto. Io stavo scendendo dalla macchina, avevo aperto lo sportello, lui mi tirò indietro e mi baciò.
Lo sportello si richiuse da solo e dentro la Fiat Punto blu il Parolaio mi baciava per la seconda volta dall’inizio della nostra non-relazione.

Ieri sera, cercavo la scatoletta e non la trovavo. Ho svuotato la borsa, ma di lei nessuna traccia.

Io do valore agli oggetti.

La scatoletta aveva un valore: era parte di me e del Parolaio, era il sole in faccia e il vento fresco, era il rumore della portiera che si chiude e il mio cuore che batteva forte tra le braccia di un uomo che mi stringeva come fossi una cosa bella, una cosa da proteggere, una cosa con un valore.

La scatoletta forse l’ho lasciata a casa del padre di Dearfriend Porno e, dunque, la riavrò.
Ma forse non c’è, e se non ci fosse… Altri pezzi di me e del Parolaio che se ne vanno, senza neanche salutarmi, senza darmi spiegazioni, lasciando dietro di sè -e dentro di me- un gran vuoto.
Ma questa è un’altra storia.

[La scatoletta, subito dopo la stesura di questo post, è stata miracolosamente ritrovata. Si ringraziano: AmicaBionda per la compagnia, Fratello di Dearfriend Porno per l’informazione, e Padre di Dearfriend Porno per la cortesia.]