Le felicità è una macchina che t’investe quando non stai attraversando sulle strisce

by lacapa

Di persone strane è pieno il mondo.

Quando mi capita d’incontrarne, io le studio e le analizzo, poi scrivo dei post che parlano di loro.

Dopo qualche tempo dall’inizio della mia [in]gloriosa carriera universitaria, Dearfriend Porno s’è presentata con un ragazzo coi capelli corti, il piercing nel naso, le orecchie traforate e i jeans larghi e strappati.

Era un artista insoddisfatto, con un gran sorriso e l’accento a metà tra il romano, il catanese e il siciliano dell’entroterra. Un miscuglio di dialetti e modi di dire che lo rendeva un interessante soggetto d’analisi.

Artista Insoddisfatto lo vedo ridere spesso, e sorridere altrettanto, ma non ero mai andata oltre, per il vizio che m’è preso di fare la persona superficiale e non domandarmi niente di chi mi sta accanto.
Finché la gente è come sembra, non ci sono problemi.
Quando comincia ad essere altro, là sono cazzi.

Ieri, io, Miamiglioreamica, Dearfriend Porno e Artista Insoddisfatto abbiamo portato Ubriacane [il cucciolo di Artista Insoddisfatto] al mare.

L’appuntamento era alle 15:30 [che sono diventate le 16 e qualcosa] a casa di Artista Insoddisfatto.
 
L’abbiamo trovato coi vestiti del mestiere, una camicia rovinata e dei pantaloni da operaio, i pennelli tra le mani, due nuove tavole in lavorazione e il soggiorno invaso di bottiglie vuote. Tre di lambrusco, non so quante di birra, e una di Martini.

Era di buon umore, s’è cambiato in due secondi, ha messo il guinzaglio ad Ubriacane e siamo usciti, portando con noi altra birra.

Artista Insoddisfatto pare avesse cominciato a bere, da solo, alle dieci del mattino.

Il pomeriggio, al mare, è stato divertentissimo. Lanciavamo l’osso ad Ubriacane, e lei ce lo riportava. Ogni tanto, però, lo scambiava per una carcassa d’alcolico lasciata tra la sabbia da altri avventori, e riportava quella. Immaginate un peluche nero, con una macchia bianca sul muso, e una Moretti tra i denti.

Miamiglioreamica e Artista Insoddisfatto, non so come, sono finiti a parlare di felicità.

Cos’è la felicità? Se lo chiedevano loro, e ce lo chiedevamo anche io e Dearfriend Porno, osservando le onde.

La felicità è una macchina che t’investe quando non stai attraversando sulle strisce, ho concluso io.
Gli altri hanno riso, io pure, amaramente.
Artista Insoddisfatto sosteneva che la felicità è effimera, temporanea, in un mondo di dolore latente.

In fondo, potrei anche essere d’accordo con lui. Il fatto è che, lo sapete, sono un’inguaribile ottimista.
Per distrazione e svagatezza, per stupidità o strafottenza, alla fine, non vedo mai tutto nero. Ho le Dears, tra l’altro, e ci pensano loro a mettere colori e suoni nella mia vita, nelle rare occasioni in cui è un film muto.

Mentre parlava, Artista Insoddisfatto aveva uno strano tono.

In serata, mentre lo riaccompagnavo a casa, siamo rimasti a parlare.

Artista Insoddisfatto ha un vissuto che, alla sua stessa età, io non riesco nemmeno ad immaginare.
A me la sua arte piace, e molto.

Ci credo davvero che abbia talento, e comprendo il suo stato d’animo.

Io, prima di capire che non sono adatta, volevo scrivere nella mia vita. Volevo essere un’artista della parola.
E Madre è stata capace di dirmi: «Prendi un foglio di carta e una penna, e scrivi. Tanto più di questo non sarai mai in grado di fare.»

Così, le parole di Artista Insoddisfatto avrei potuto dirle io.

Lo vedevo disilluso, e triste.

Ha raccontato un aneddoto che m’ha fatta arrabbiare.

«Quando vivevo a Roma sono passato da Via Gallerie -il posto della Capitale in cui si parla d’arte nel vero senso della parola-, con un’innocenza disarmante. Ero andato con il mio book di opere, per mostrarle a qualcuno. In un posto dove si fa arte, non pensavo che mi avrebbero trattato come hanno fatto. Si sono messi a ridere. "Questo è un punto d’arrivo, non di partenza", mi hanno detto.»

Non ho detto niente, ma qualcosa m’è montato dentro.

Artista Insoddisfatto se lo merita di partire da qualche parte, e si merita di arrivare in un posto lontano lontano.
Avere un sogno grande quanto una casa pesa, soprattutto quando, attorno, chiunque ti urla che non c’è spazio per i sogni, quando in famiglia ti chiedono di fare l’avvocato, o d’entrare in Marina, quando nessuno s’interessa a te, che non hai nemmeno vent’anni, troppa voglia di cambiare il mondo, nemmeno un centesimo in tasca, e idee da rivoluzione.

Guardavo Artista Insoddisfatto mentre mi raccontava di come, certe volte, avrebbe voglia di piangere e spaccare tutto e, non lo nascondo, gli avrei dato ragione.

Gli avrei spiegato:

«Sì, Artista Insoddisfatto. Piangi, urla e spacca tutto. E’ uno schifo, è tutto uno schifo. Ma sei bravo, molto più bravo di molti altri che avevano metà del tuo talento, e un ego grosso il quintuplo del tuo. Però non bere, ché non ha senso. Bevi e poi? I problemi ci sono, restano lì. E non li affronti. Avresti bisogno di qualcuno che ti dica che, cazzo, devi dipingere. Cazzo, dipingi! Dipingi, perché è quello che vuoi. A me sono secoli che nessuno mi dice che, cazzo, devo scrivere. E non ci credo più. Ma la voglia che hai tu di esprimerti non la conosco, la tua è troppo grande. Una cosa così grande non si può lasciare stare.
Cazzo, Artista Insoddisfatto, dipingi.
E non odiare il mondo, le persone, il cielo. Non odiare nemmeno te stesso. Non odiare i pennelli, la tela, il colore, il legno, la resina o la plastica.
Non odiare il corpo deforme o quello perfetto.
Dipingi e basta.»

Gli avrei detto queste e molte altre cose, eppure m’è uscito solo uno svogliato: "che devo dirti? Ti capisco".

Artista Insoddisfatto è sceso da Vanda, ha comprato altri alcolici, ed è rientrato a casa.

Non so se abbia finito quello a cui lavorava, o se sia rimasto ad ubriacarsi da solo, col cane accanto e i pennelli immobili sui colori ad olio.

So che mi dispiaceva non esserci per farlo sfogare, ché era quello di cui aveva bisogno.

E so che sentire le sue parole ha riaperto ferite che credevo chiuse, e invece sanguinano ancora.