Tacchinocentrismo

by lacapa

Come avrete certamente notato, ho riempito questo blog di pubblicità come se qui fossimo in America e ci fosse un tacchino da farcire per il Giorno del Ringraziamento.
Il fatto è che la sottoscritta avverte fortemente il bisogno di guadagnare qualcosa.

Abitare coi miei mi rende la vita facile, poiché con cinquanta euro al mese campo di lusso. I cinquanta euro al mese, però, devo pur trovarli.
E non ditemi "vai a lavorare", ché con tutto quello che faccio ogni giorno mi manca il tempo per respirare, figuratevi se trovo quello per lavorare.

Insomma, tutto questo per dirvi che se mi cliccate sugli annunci di Google e su quell’altra pubblicità nuova mi fate un piacere grande quanto una casa, che a voi non costa niente e a me mi rende felici le giornate.

Che poi, le giornate, ogni tanto, sono felici davvero. Perché capita che uno si sveglia di buon umore e canta, canta da quando apre gli occhi, al mattino, fino a quando li richiude, alla sera. Non importa se il canto sia espresso vocalmente oppure solo mentalmente, l’importante è che la musica stia lì.

Io canto Marco Masini. La canzone del festival di Sanremo m’è piaciuta, così ho spronato il mulo affinché mi procurasse molto altro. Il risultato è un ciddì che ho dentro la fedelissima Vanda, che contiente 14 canzoni del Masini nazionale, ma non quella di Sanremo.

Caro Marco,

mi rivolgo a te direttamente. Non sono una tua fan dell’ultimora, e non sono nemmeno una fan della primora. In breve, non sono una tua fan.
Mi diverte il tono arrabbiato con cui canti, ma i tuoi testi, mioddio, i tuoi testi. Uccidiamoci tutti, per carità.
Ti spiego, c’è sempre una qualche disgrazia da raccontare, un aneddoto triste su cui incentrare cinque minuti di urla, e dopo un po’ mi strapperei le palle a morsi, piuttosto che continuare a starti a sentire.

Dai, Marco. Tutto passa in fretta, te lo assicuro.
Sai cosa ho notato? Che quando puoi dire una parolaccia sei contento oltre misura.

Vaffanculo l’ho eletta a mio inno. E Bella Stronza è la canzone che Dearfriend Porno ama cantare di più nella mia auto.

Oltre che nei titoli, pure nei testi ti diverti.

Io sono un’attenta ascoltatrice, e vorrei farti notare un paio di dettagli.
Sei pronto, Marco?

In Bella Stronza, cito testualmente, dici: "mi verrebbe di strapparti quei vestiti da puttana, e tenerti a gambe aperte finché viene domattina, ma di questo nostro amore così tenero e pulito non mi resterebbe altro che un lunghissimo minuto di violenza".

Le definizioni temporali, talvolta, sarebbero gradite. Fai tutto lo sborone, te la tiri che te la sbatteresti una notte intera, e poi dici che sarebbe solo un minuto, lunghissimo, ma un minuto. E allora precisalo che alle 5:58 a.m. le strapperesti i vestiti, che alle 5:59 a.m. saresti più veloce di Superman e che alle 6:00 a.m. avresti già la sigaretta in bocca e lo sguardo beato.

Nel mio ciddì, subito dopo Bella Stronza, c’è T’innamorerai.

Cito testualmente anche in questo caso: "sarà dolce la paura sganciandosi i blue jeans, sarà grande come il mare, sarà forte come un dio".

Ma sei la stessa persona di prima?

Duri un minuto e sei grande come il mare e forte come un dio?

Marco, l’autoreferenzialità non è facile come sembra. Uno deve saperci fare, per non rendersi protagonista di brutte figure quasi berlusconiane.

Così eccoti il mio consiglio: non cambiare mestiere (ché alla tua età, con la crisi che c’è in giro, finiresti a riempire tacchini per il Giorno del Ringraziamento, ma non in America [là poteva anche essere un discreto guadagno], bensì a Caropepe Bagni, paesino-che-non-so-se-esiste nell’entroterra siculo), però smettila di scrivere i tuoi testi.

Fallo per l’umanità intera, e soprattutto per le ragazze che si svegliano la mattina cantando Perché lo fai? e invece di farle ridere le spingi al suicidio.

Marco, so che sarai ragionevole.

Un abbraccio sincero,

LaCapa

[Adesso non dimenticatevi di fare quello che dovete fare con la pubblicità]