Radio-multe-cerette

by lacapa

Oggi pomeriggio sono stata in radio, con l’amica Cerveza, a parlare di donne, uomini, sesso e cazzate.

Mi hanno chiesto di fare da ospite durante una trasmissione alla radio dell’Università e, all’inizio, stavo per rifiutare. Io odio stare al centro dell’attenzione, m’imbarazza parlare in pubblico, mi impappino se so di essere ascoltata con attenzione.
In radio, però, probabilmente perché di mio c’era solo la voce, mi sono sciolta molto e mi sono lasciata andare. Mi sono divertita moltissimo, ché di stupidate se ne sono dette tante e lo sapete quanto sono brava io nelle vaccate.

Ad un certo punto, m’è stata porta su un piatto d’argento la possibilità di far pubblicità a questo blog qua, proprio questo. Non l’ho fatto.
Scrivo per farmi leggere, però quant’è bello sapere di essere un nickname che non si può associare ad un volto, un’entità che esiste, ma ne siamo sicuri?

L’entità inesistente può raccontare cose vere e bugie, poiché nessuno si permetterebbe di contestare le sue parole. Il dubbio dell’inconsistenza.

L’entità inesistente può scrivere in terza persona e nessuno oserebbe pensare che se la tira, perché si sente Giulio Cesare e, invece, è soltanto una LaCapa qualsiasi con le gambe depilate.

Sì, mi sono fatta la ceretta.

La ceretta segna le fasi della mia vita come le strisce blu segnano le zone dove se non paghi non puoi posteggiare e se ci posteggi ugualmente ti fanno trentadue, dico trentadue, euro di multa così, all’improvviso, ché torni alla macchina e non te n’eri accorta che eri appena un filino su quelle strisce là, blu. Un filino, davvero, solo con le ruote anteriori.
E la multa sta là, leggera nel vento.

E la proprietaria della macchina, casualmente una Fiat Vanda, rimane a guardarla con le gambe che tremano, perché s’è fatta la ceretta e i peli erano una naturale copertura per l’inverno, funzionavano perfino meglio di una pelliccia di vero leone africano.

Mi sono fatta la ceretta.

Quando mi prendo cura di me vuol dire che è successo qualcosa. Vuol dire che c’è da preoccuparsi.
Non mi accudisco per il puro piacere di farlo, per piacermi o per piacere, bensì per distrarmi.

Un’oretta di strappi a caldo, e ogni pensiero è magicamente risucchiato in un vortice rosa-pelle-nuda.

Le Dears, ormai, hanno capito come funziona.

Dearfriend Porno, durante una costruttiva conversazione al riguardo, sosteneva che passo la maggior parte del mio tempo a strappar peli per farmi bella.

DearLowe: «No, Dearfriend Porno, LaCapa è molto sottile. Si depila per non pensare, e perché sa che ci sono dei Palliativi che potrebbero apprezzare la cosa. Due in uno. Furba, e serpentina.»

CollegaTofu, presente al momento del dialogo, ci osservava sbalordito, alzando lo sguardo dalle carte con cui stavamo giocando tutti assieme a scala quaranta, dopo aver deciso di saltare un’essenziale lezione di politica geografica.

Per non tacere, o perché non capiva l’argomento del nostro dire misterioso, CollegaTofu è intervenuto:

«I nuotatori si depilano perché i peli fanno attrito nell’acqua.»

Con questo, la discussione era ufficialmente chiusa.