Tanto, tra un po’, gira.

by lacapa

Ieri sera, mio fratello è tornato a casa ubriaco fradicio.

In bagno, ha vomitato una bottiglia intera di vodka, e poi è rimasto lungo disteso per terra, svenuto.

Io, che già dormivo, non mi sarei accorta di niente se Madre non avesse pensato di svegliarmi.

«Contenta? Guarda che hai fatto! E’ colpa tua!»

Fratello, a sedici anni, beve fino a star male, e la colpa è di LaCapa, sorella maggiore degenere, portatrice dei vizi, tutti, e di nessuna virtù.

Coi Parents sono due settimane che non ci si parla, eccezion fatta per mugugni scontenti e mal dissimulati. Io faccio finta di non badarci, ché la situazione è già pesante così com’è, figurarsi se ho voglia di mettermi a rivangare discorsi chiusi da mesi, che non hanno soluzione e non ne avranno.

I Parents, del resto, sono soltanto un minuscolo aspetto della mia movimentatissima esistenza, quindi mi turbano relativamente.

Faccio tante di quelle cose, io…

Sì, insomma, ho una pseudo-vita, l’Università, l’impegno per il tesserino di pubblicista…

Ah già, no, volevo dire: ho una pseudo-vita, l’Università e basta.

Signori, vi spiego.

Oggi ho ricevuto una e-mail da Redastrega: la crisi colpisce anche Rivista di Grido. Soldi non ce ne sono e senza quelli non si va da nessuna parte.
Rivista di Grido ha saltato una uscita, e non si sa quante altre ne salterà.

Io mi guardo attorno spaesata, ché quel tesserino a cui puntavo lo sento vacillare ed era stata una di quelle cose a cui m’ero aggrappata, come ha fatto Rose con la porta di legno, in mezzo all’oceano, dopo il naufragio del Titanic.

M’ero attaccata anche ad altro, e pure l’altro, piano piano, sfuma.

Di buono c’è che ho vinto una borsa di studio. Millecinquecentoequalcosa euri, grazie ai miei meriti di liceale. Non sono bruscolini, non per me.

Chissà quante cose potrei farci! Libri, quantità industriali di libri, una piccola puntata da Dearfriend Ballerina e un viaggetto piccolino, un week-end da qualche parte qua, in Sicilia, ché è una cosa che mi vaga per la mente da un po’, e non l’ho mai fatto per non so quale ragione.

E poi, concerti, spettacoli e non so che altro.

A proposito di spettacoli, torna Marcuccio mio bello a Catania. Avete capito di chi sto parlando, no?
Marco Travaglio.

Ieri, ho partorito un pensiero geniale.

Ve ne faccio partecipi: Marco Travaglio mi piace. Da quando m’è stato detto che verrà a Catania, sono in attesa di una cosa che mi piace.
L’attesa del piacere, è piacere essa stessa.
Dunque, fino al 18 Marzo [data dello spettacolo del mio futuro marito], sarò immersa nella piacevolezza.

Carissimi, fino al 18 Marzo sono una donna felice.

E poi, immaginate se riuscissi ad ottenere un’intervista per Step1.

LaCapa: «Signor Travaglio, buona sera. Mi chiamo LaCapa, voglio fare la giornalista. Posso darLe del tu, vero? Insomma, mio adoratissimo Marco, cosa pensi di Berl… Ecco, sì, vuoi sposarmi?»

MarcoTravaglio: «E’ un piacere conoscerti, LaCapa. Certo che puoi darmi del tu, però, permettimi un appunto: ti sembra, la tua, una domanda da fare? Una cosa pertinente? Dai, un po’ di professionalità! C’è un prete nei paraggi, amore mio?»