Nella luce del primo mattino

by lacapa

Stamattina ho fatto colazione alle sette e mezza: caffè, montagnole di gusto calde con la nutella, e succo d’arancia. Il tutto, servito a letto.

«Sbrigati, ché si raffredda sennò…», m’ha detto il Parolaio.

Io l’ho guardato e credo di aver sorriso, anche se non ricordo bene.

Tre mesi fa, prima di conoscere il Parolaio, vivevo nella ferma convinzione che sarei riuscita a calcolare tutto. Ero rimasta, per un anno e mezzo, a pensare ad una persona che, in fondo, neanche so chi sia davvero. E che non ha mai mostrato un interesse reale nello scoprire chi, invece, sia io.

Tre mesi fa, prima di conoscere il Parolaio, avevo deciso che non mi sarei più gettata a capo chino in un gioco che non ero io a condurre. E ci sono anche riuscita, per un bel po’, dando fondo a tutte le mie scorte di cinismo e di frigitudine, allontanando chi si avvicinava, nascondendomi dietro divertenti siparietti che non andavano bene nemmeno per ammazzare il tempo.

Ogni tanto, però, ritornavo a pensare a quella persona di cui scrissi qui, una volta. Quel post lo cancellai, perché buttarlo giù mi aveva fatto troppo male e, tra l’altro, rileggere la storia di Originale mi feriva ogni volta.

DearLowe mi ascoltava, lei che sapeva più di chiunque altra, e cercava di aprirmi gli occhi. Lo stesso, incessantemente, facevano Dearfriend Ballerina e Dearfriend Porno.

Miamiglioreamica, dal canto suo, non ha mai cambiato opinione, e il suo pensiero lo tengo per me, perché mi pare sciocco, ma mi ci sono aggrappata per più di un anno, e anche perché, in fondo, coincideva col mio.

Ad ogni modo, c’è uno scrittore che mi piace tanto e che ha deciso che chi manda avanti le cose del mondo, se c’è, è proprio un Grande Bastardo. Visto che lo scrittore, come dissi, mi piace tanto e che, come ancora non dissi, mi trovo infinitamente d’accordo con lui, sono giunta alla ragionevole conclusione di copiargli la definizione.
Insomma, il Grande Bastardo ha ben pensato di presentarmi il Parolaio quando avevo esaurito cinismo e frigitudine, quando stavo per tornare ad essere forte, quando m’ero convinta che quello che facevo era quello che realmente volevo. Oddio, quest’ultima cosa potrebbe anche essere un pochino vera, ché, generalmente, non faccio cose che non voglio.

Il concetto è che sono passati tre mesi, che è la quinta volta che provo a scrivere questo post senza trovare una chiave decente, e che stamattina avrei teso la mano al Parolaio, e gli avrei chiesto di non andare a lavorare, di restare con me, sotto le coperte, di leggermi il libro nuovo di Antoine de Saint-Exupéry e di rimanere a parlare piano, abbracciati, nella luce del primo mattino.