La lista della spesa

by lacapa

Quand’ero bambina accompagnavo Madre al supermercato perché speravo di guadagnarci qualcosa: un pacco di patatine, una confezione di biscotti al cioccolato, di merendine, o di Montagnole di Gusto, che i comuni mortali chiamano Waffel, ma a me piace di più Montagnole di Gusto.

Adoravo i colori delle scatole, gli odori nei vari reparti, la lucentezza del pavimento e mettere i carrelli in fila, uno dietro l’altro, tirando via la monetina dall’apposito spazio.

Adesso che sono sempre bambina, ma con qualche centimetro in più un po’ ovunque, Madre non l’accompagno più, ché la spesa la faccio da sola, e volentieri.

Oggi, nel tardo pomeriggio, ho fatto un’allegra gita in un ipermercato, ché il Parolaio aveva il frigo vuoto e una cena da prepararsi, e visto che passavamo da quelle parti e non avevamo troppa fretta…

Tra offerte speciali, grandi scaffali strabordanti pane-pasta-olio-salsevarie-cibidiogniordineogrado e banchi frigo, la merce che ha attirato subito la mia attenzione stava afflosciata nel bel mezzo del corridoio.
Era DesperateHusband, un uomo sulla quarantina, incastrato in jeans, scarpe da tennis e felpa grigia da casalingo stanco e svogliato.

Si guardava attorno con l’aria stranita e sperduta, confuso come dopo un giro sulle montagne russe. Cullava tra le mani, come fosse un tesoro, un esserino minuscolo e fragile, la sua isola di felicità: il cellulare.

Lo guardava, cominciava a comporre un numero, poi desisteva, riponeva l’apparecchio dentro la tasca anteriore dei jeans, ma subito ci ripensava, lo tirava fuori e ricominciava a comporre un numero, presumibilmente lo stesso di prima.

«Amore? Amore sì, ciao cara. Sono qua, al supermercato. No, tutto okay. Ciao, tranquilla.»

E riattaccava.
Camminava, avanti e indietro per lo stesso corridoio. Una volta, due volte, tre volte.

Il Parolaio riempiva il carrello, e io inseguivo DesperateHusband, con moleskine e penna pronti ad appuntare ogni frase, ogni brandello di conversazione sapientemente origliata.

«Amore, sono ancora io. Mi sa che quello che cerchi non c’è. Cioè, io non lo vedo. Dove sono? Come dove sono? Al supermercato! Ah, in quel senso… Bè, sono davanti allo scaffale, quello con le cose per la casa. Aspetta, facciamo così. Torno all’ingresso.»

E correva, col telefonino incollato all’orecchio, rischiando di scivolare o di scontrarsi con altri nella sua situazione di inviati sul fronte.

«Amore, sono all’ingresso. Dritto davanti a me c’è il corridoio con l’acqua. Lo percorro? Sì, lo sto percorrendo. C’è una stampante. Vendono una stampante. A noi non serve una stampante, vero? Okay, okay, come non detto. Ho capito dove andare, ciao.»

Dalle pupille dilatate e dal sudore freddo che gli colava sulla fronte, s’intuiva che non aveva affatto capito dove andare. Un guizzo di genialità s’impadronisce di DesperateHusband. Si capisce… Un sorriso fa capolino sul suo viso, la mano destra agguanta sapientemente il cellulare che, in men che non si dica, era al suo orecchio.

«Amore, ho chiesto alla signorina qua, del posto. Ha detto che non c’è, che faccio? Torno a casa?»

Per un attimo, DesperateHusband sospira soddisfatto, dopo la chiusura della conversazione. Poi ghigna, intristito. Lo riconosce: è il senso di colpa.
Gira a vuoto, ancora una volta, quindi richiama.

«Amore, sono davanti alle Fiesta, quelle che non-ci-vedo-più-dalla-fame. A destra o a sinistra? Se continuo a camminare, c’è il coso dei surgelati.»

E non si muove più, è in catalessi. Tutto il giorno al lavoro, a pranzo un panino al volo e adesso? Non ci vedeva dalla fame, evidentemente.

D’un tratto, si risveglia. Scatta, di soprassalto, guida il carrello come una Ferrari e vede la luce, alla fine di un buio tunnel che pareva interminabile.

«Vedo il cartellino col prezzo. Eccomi, eccomi. Ci sono, ci sono

Erotica visione, estatico avvicinamento all’obiettivo.
Esplosione.

«Cazzo. E’ finito

DesperateHusband non si regge più in piedi, il suo sguardo scivola sul pavimento lucido e l’encefalogramma è piatto. Sta là, col cellulare ancora in mano, immobile dinnanzi ad un espositore completamente vuoto.

Torna sui suoi passi, prende una confezione di Fiesta e la lancia nel carrello. Dallo scaffale accanto, quasi per inerzia, tira giù una bottiglia di olio, e la adagia accanto alle Fiestra. Va alla cassa e paga, depresso.

Quasi avrei voluto seguirlo, consolarlo. Probabilmente, l’avrei fatto, se il Parolaio non mi avesse trattenuta. Con una confezione di Montagnole di Gusto.