Tribolando sul trespolo

by lacapa

"Tribolando" e "trespolo" sono due bei termini, non trovate? Hanno un bel suono, riempiono la bocca, graficamente rendono bene. Sì, sono proprio due bei termini.

Poi io mi ci vedo a tribolare appollaiata su un trespolo, in stile pappagallo-arancione-fosforescente.

I pappagalli parlano, poi, e dicono cose insensate. Sì, l’accostamento mi calza a pennello.

Oggi ho avuto il mio primo esame. Il primissimo esame della mia carriera universitaria che, se le cose procederanno come sono cominciate, sarà lunga ed impervia, disseminata di ostacoli, prove superate parzialmente e bocciature. Pregusto il divertimento.

Era una prova scritta: trenta domande, un punto per ogni domanda, valutazione oggettiva e lineare.

Ho risposto a venticinque domande, ne ho sbagliate almeno un paio. So di non aver preso più di ventidue, e probabilmente scenderò sotto quella quota.

Mi viene da ridere.

DearLowe era arrabbiatissima e delusa, io sorridevo come una scema. Non che l’abbia presa troppo alla leggera… Okay, forse l’ho presa troppo alla leggera, mea culpa, mea maxima culpa.

Le volete sapere le ultime parole famose?

«DearLowe, ‘sta materia è facile. E pure mi piace… Insomma, se prendo meno di 27, rifiuto! »

Dopo l’esame, le frasi di cui sopra si sono gagliardamente trasformate in:

«DearLowe, se non mi boccia, accetto qualsiasi voto io abbia preso…»

Son cose, eh.

Sono due settimane che me la tiro che tanto-la-so, la-scienza-infusa-mi-supporterà, in-caso-copio, se-non-copio-invento… E oggi?
Oggi c’erano alcune colleghe munite di fotocopie ridotte a dimensioni lillipuziane, altri chiusi in una insana forma di autismo, che si dondolavano avanti e indietro ripetendo a palla definizioni sconclusionate, altri ancora che confrontavano nozioni su nozioni, godendo intimamente delle loro capacità mnemoniche.

Me-ra-vi-glio-so.

Comunque, se l’esame è andato male, è tutta colpa del Porta-Sfiga.

PortaSfiga è un collega, con annessa ventosa. Se ti vede s’incolla, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo e in qualsiasi maniera. Non c’è scampo. Pare si apposti negli angoli oscuri e annusi l’aria per captare la presenza di vittime sacrificali. Sfuggirgli è impossibile.

La sua jattura arriva sotto forma di innocenti domande.

PortaSfiga: «Come va?»
LaCapa: «Tutto bene.»
DearLowe: «Idem.»
PortaSfiga: «Ma siete proprio sicure di star bene?»

A quel punto, ogni gesto scaramantico non ha più alcun valore. No, donne. Non toccatevi la tetta sinistra con la mano destra… Può funzionare quando vi passa davanti una cassa da morto vuota, ma non quando PortaSfiga vi chiede se avete mai avuto, in vita vostra, un attacco acuto di dissenteria.

Oggi, non appena PortaSfiga ha compiuto il suo malefico dovere a discapito di DearLowe e me, ha cominciato a piovere.

DearLowe, con sguardo serafico, ha immerso una mano nella sua borsa e ha sorriso.

LaCapa: «Perché quello sguardo gongolante?»
DearLowe: «Sono preparata anche a PortaSfiga, quest’oggi.»

Un aggeggio rosso e brillante faceva capolino tra le sue dita.

DearLowe, festante: «C’ho il cornetto, io!»

Per il prossimo esame, mi trascino dietro una serra intera di peperoncini messicani. Magari quelli funzionano.