Come il risotto alla milanese

by lacapa

Date le mie infinite conoscenze in ambito culinario, potrei potenzialmente essere sul punto di scrivere una cosa che non sta né il cielo, né in terra. Il risotto alla milanese è quello che diventa giallo perché ci si aggiunge lo zafferano, vero?

E bè, ponendo che sia vero, Catania, oggi, è come il risotto alla milanese. E’ gialla.

Sono andata alla finestra, stamattina, ed era gialla. Mi sono stropicciata gli occhi, pensando di essere ancora assonnata, ma gialla era e gialla è rimasta. Ho creduto di dover lavare i vetri, evidentemente troppo sporchi, ma poi mi sono detta che non valeva la pena fare uno sforzo del genere per verificare il livello di giallume della città. Così ho aperto i battenti, sfidando la pioggia torrenziale, e ho messo fuori la testa. Giallo. Tutto tremendamente, inesorabilmente giallo.

Un giallo che tende all’arancione, che pesa sulle facciate, che viene direttamente dalle nuvole pesanti, che opprimono e ti fanno sentire come dentro ad un sottomarino. Sì, perché ti senti accerchiata e soffocata, e quasi non vorresti uscire da casa, perché, paradossalmente, fuori soffriresti di una claustrofobia che dentro la tua camera non ti sfiorerebbe nemmeno.

Dearfriend Ballerina ama i colori di Catania. Adora i lampioni con le luci rosse che, quando ha piovuto, si riflettono sulle lucide pavimentazioni di pietra lavica del centro storico, e tutto è così brillante e fresco e dolce… E in quei momenti Catania la amo anch’io, ma faccio finta di niente, perché il mio personaggio Catania non la sopporta proprio.

Col giallo di oggi, Dearfriend Ballerina si sarebbe divertita. Invece, lassù a Milano, chissà com’è grigio.

Avete presente i lucidi? Quelli che si usano a teatro, le pellicole di carta trasparente che si piazzano sui riflettori e danno all’illuminazione quegli effetti colorati che, generalmente, tanto ci piacciono. A dire il vero, a me non piacciono, però il concetto l’avete capito.

Ecco, sul cielo della città, oggi, c’è un gigantesco lucido giallo canarino. E un raggio solare non passa, non se ne vede nemmeno un filino. Una penombra di girasole giallo, o margherita gialla, o sole giallo disegnato sui quaderni dei bambini, una penombra di sabbia e terracotta.

Piove da giorni, quasi senza interruzione.

Io giro con una giacca rossa rossa che ha comprato DearLowe con gli sconti, che m’è piaciuta proprio tanto e l’ho comprata anch’io, ma poi mi sono pentita, perché la giacca è bella [non riscalda nemmeno un pochino, ma è bella] però con quei soldi mi ci compravo un paio di libri in edizione sbrilluccicosa extra-lusso [l’Universale Economica Feltrinelli, ad ogni modo, mi piace di più] e pure il tabacco.

Comunque, oggi, con la giacca rossa rossa e la città gialla gialla, dev’essere un bel colpo d’occhio.

Perché poi, con la pioggia, i colori si stemperano e si sciolgono e… Da quando mi sono affacciata, stamattina, e ho visto il pasticcio del cielo, ho in mente l’immagine di una ragazzina coi capelli corti e arruffati, una giacca rossa, i jeans blu e il mondo giallo attorno, che si scioglie in una pozzanghera arcobaleno.