Casa LaCapa

by lacapa

I lavori per il bagno di casa LaCapa sono durati due mesi. Dovevamo avere i muratori in casa al massimo per quindici giorni, invece costoro hanno piantato le tende per il quadruplo del tempo.

Si son trovati bene, evidentemente.

Sì, perché quando loro arrivavano, alle 7:15 del mattino, io non ero mai abbastanza lucida da rendermi conto che girare per casa in pigiama non era il caso.

Una volta, erano le 7:30 più o meno, ho sentito bussare alla porta della mia camera. Ero certa che si trattasse di mia madre, pronta a svegliare me e Sorella per ricordarci di uscire dal coma. Dai mugugni di Sorella, ho intuito che toccasse a me uscire da sotto le coperte e andare ad aprire.

Immaginate la scena: camicia da notte rossa extra-large con un Babbo Natale in mutandoni rosa stampato al centro. Sotto il suddetto Babbo Natale, un’altra stampa: un cartello con la scritta "in ferie fino al 24 Dicembre".
Allargate la visuale: io, coi capelli arruffati che nemmeno un barboncino, gli occhi gonfi perché ancora presa dal sonno, i calzettoni verde acido che arrivano fino a metà polpaccio, e la mia gigantesca camicia da notte.
Mi appresto, sbadigliando, alla porta.

La apro e, senza guardare chi mi trovassi davanti, mi volto e mi lancio sul letto.

Rimango in attesa che la voce di Madre rompesse il silenzio. Niente.

Tiro fuori la testa dal piumone e alzo gli occhi.

Un giovane muratore era interdetto sull’uscio della stanza. Non sapeva che fare. Aveva la bocca aperta e la faccia stralunata, mi fissava senza fiatare.

Io: «Sì?»
Lui: «Disturbo?»
Io: «No, assolutamente. Ero sveglia.»
Lui: «Avresti, per caso, una penna?»
Io: «Una penna?»
Lui: «Anche una matita.»
Io: «No. Mi sa che ho una penna.»

Giusto perché la timidezza non mi è propria, e perché ero ancora abbastanza rincretinita, mi sono rimessa in piedi, nel fulgido splendore rosso e verde acido del mio abbigliamento, sono arrivata alla scrivania, ne ho tratto fuori una penna e gliel’ho consegnata.

Io: «Te la regalo.»
Lui: «Grazie. Belle calze.»

Il muratore è tornato, sogghignando, al suo lavoro. Io sono tornata, strisciando, a letto.

Comunque, il punto è che il bagno nuovo di casa LaCapa è completo. Ed è pacchiano come pochi altri bagni sulla faccia del pianeta, ve lo posso assicurare.
Comincio a credere seriamente che io, col gusto dell’orrido che mi ritrovo, sia quella che, in famiglia, ha più senso della bellezza, qualunque cosa questo significhi.

Il marmo è brutto, su questo non sono disposta a trattare.

Il mio bagno nuovo ha il pavimento in marmo nero, e parte della parete in marmo bianco, con orride striature grigie.
Fosse solo questo, sarebbe pure vomitevolmente accettabile.

Sorella, qualche giorno fa, ha dichiarato, soddisfatta:

«Ho scelto il colore del bagno.»

Lì per lì non ho capito.
L’altro ieri, quando sono entrata in quella stanza, tutto mi è stato improvvisamente chiaro.

Le pareti, sopra il marmo bianco striato di grigio, sono viola. Parlo di un viola acceso, vivido, un viola viola. Un viola che, chi conosce La Compagnia di Pulizie da qualche tempo, ricorderà nei precedenti template. Un viola quasi fluo, che ferisce lo sguardo. Un viola che, in uno spazio piccolo come quello del mio bagno, ricorda il rivestimento interno di una bara.

E scusate se è poco.

DearLowe ha visto, e ha commentato.

«E’ un pugno in un occhio.»

Sì, lo so.
Già il marmo prometteva male, Sorella ha dato il colpo di grazia.