Alternativamente stanche

by lacapa

Io e DearLowe, ieri, ci trascinavamo per le vie del centro con l’aria distrutta.
Avevamo passato la giornata in un paesino di montagna, ad assistere ad una specie di premiazione che ci sarebbe valsa un importantissimo credito universitario.
Che sarà mai un credito? Un credito. Un solo, unico, irripetibile credito.

Un credito sono 100 pagine di un manuale qualsiasi, più un tot di ore di studio indipendente. Va da sè, che quando puoi ottenerlo passando qualche ora a fingere di ascoltare gente che parla, non t’importa nulla di ciò che dicono ma saresti pronto ad attestare la tua presenza in qualsiasi maniera.

<< Professoressa, gradirebbe farsi una foto con noi? >>

<< Professoressa, sorrida. Stiamo filmando la scena, la metteremo su youtube e tutto il mondo potrà vederla. Così, quando all’esame ci chiederà: "siete venuti alla premiazione?", noi potremo provarle la nostra partecipazione e avremo milioni di testimoni pronti ad avvalorare la nostra dichiarazione. >>

Quando il pullman della facoltà doveva ripartire dal paesello per tornare a Catania, alle 22, DearLowe ed io imploravamo l’autista di non far caso agli assenti.

Autista: << Ma non dovreste fare un appello? >>
Io: << Appello? E perché mai? >>
DearLowe: << Le assicuro che siamo tutti. Non si faccia problemi di sorta. >>

Ad aiutarci nella nostra opera sabotatrice è intervenuto CollegaTofu. Mi sa di Tofu, quel collega là. E’ biondino con gli occhi chiari, alto e magro, con una testa straordinariamente piena di capelli straordinariamente ricci. Ora che ci penso, somiglia a Niccolò Fabi. Straordinario.

CollegaTofu: << Guardi, signor Autista, i posti a sedere son quasi tutti presi. Tra l’altro, sono sicuro che qualcuno abbia preso un altro pullman. >>
Autista: << Ma non c’erano altri pullman! >>
CollegaTofu: << Sì, invece. Era un pullman grande, pulito, bianco bianco. >>

Autista ci guardava interdetto e preoccupato. Si capiva che non vedeva l’ora di partire, di tornare a casa, di dedicarsi alla partita. Eppure, in lui, il senso di colpa era forte.

Io: << Guardi, siamo solo in montagna. Se qualcuno dovesse rimanere, può sempre tornare a Catania a piedi… La strada è tutta in discesa, in fondo. E’ sabato sera, meglio di una passeggiatina al chiaro di luna cosa vuole che ci sia? >>
DearLowe: << Sarebbe bellissimo se noi partissimo e un gruppo di ragazzi cominciasse a seguire l’autobus in movimento. Una scena da filmare… >>

Quando il mezzo è partito, io, DearLowe e CollegaTofu ci siamo guardati con aria trionfante, contenti di dirigerci nuovamente in città dove, se non altro, la temperatura sarebbe stata più alta che in quel paese sul monte.

La città, d’altra parte, presenta una complicazione non indifferente: l’organizzazione del sabato sera.

Tutti lo odiano ma nessuno ci rinuncia.

DearLowe ed io decidiamo di metterci in contatto con Dearfriend Porno, DolceAgnellino, SeMiRilasso e Dearfriend Bellissima, che avrebbero dovuto essere assieme, e di raggiungerle ovunque esse fossero, fare un salutino disimpegnato e tornare a casa, a dormire, giacché gli ultimi dieci giorni sono stati un no-stop quasi senza precedenti.

Nemmeno a dirlo, le fanciulle erano in un posto decisamente irraggiungibile per membra stanche.
Abbiamo optato per un localino carino, minuscolo e poco frequentato, che avrebbe tanto il sapore di un vero pub irlandese, se non fosse per i poster di Homer Simpson che tracanna Duff.

Barista: << Che vi porto? >>
Io: << Niente. >>
DearLowe: << Una coca-cola. Con ghiaccio, limone, e cannuccia. Grazie. >>

Quando si dice un-sabato-sera-alternativo.