Raffreddori, raffreddamenti, freddure ed eventi

by lacapa

Oggi, io e DearLowe occupavamo un posto di fortuna nell’aula studio dell’Università. Cercavamo di interpretare i profondi misteri di Leopardi e Manzoni, immerse e quasi annegate nel silenzio dei neuroni che si surriscaldano. I neuroni in questione, ovviamente, non erano i nostri.

Ogni tanto alzavamo lo sguardo e ci osservavamo sconfortate, ci voltavamo e ci sentivamo in colpa perché, alle nostre spalle, Dearfriend Porno, Bionda e SeMiRilasso sembravano assorte in una meditazione intelligente che noi non riuscivamo a render nostra.

<< Pausa? >>
<< Pausa. >>

E non avevamo nemmeno letto dieci pagine.

Davanti a noi, Amélie e Nino fingevano di prestare attenzione alle pagine ma, in realtà, gridavano al mondo il loro essere coppia felice, sorridendosi amabilmente ogni volta che i loro occhi s’incrociavano.
DearLowe rischiava di prenderli a colpi di sedia, poi mi guardava, notava i miei bulbi oculari languidi anch’essi e mi implorava di non costringerla a prendere pure me a colpi di sedia.

Ad ora di pranzo, l’aula studio ha cominciato a svuotarsi.

Io che, qualche sera fa, ho avuto la geniale idea di non mettere la sciarpa nonostante ci fosse un gran freddo, oggi avevo un’accattivante voce da transessuale raffreddata. In uno dei rari momenti in cui l’aula studio non brulicava di vita colta, DearLowe mi ha vista diventare viola.

Dovevo tossire, avevo un normalissimo attacco di tosse, eppure mi sembrava poco educato far rumore, mentre altri fanciulli erano in fase studio, sicché tentavo di trattenermi. Gli occhi mi lacrimavano e non potevo parlare, DearLowe s’è preoccupata, m’ha lanciato una bottiglietta d’acqua invitandomi a berne un sorso.

Passato il momento critico, mi rivolgo a DearLowe.

Io: << Wow. Che bello, ho riscoperto come si respira. Perché ridi? >>
Lei: << Perché sei fuxia. >>
Io: << Uh. Stavo soffocando… >>
Lei: << Era una scena divertente. >>
Io: << Ma stavo morendo. >>
Lei: << E io ridevo della tua morte. >>

La dura verità è che oggi è il 20 Novembre. Tra sei giorni, esattamente sei giorni, dovrò andare al concerto dei Negramaro. Mi sto preparando al malore pre-show.

DearLowe consiglia di cominciare una cura preventiva di Aspirina, io sfido la sorte. Sorella, nel frattempo, passa le sue giornate davanti al telefono con la radio accesa: un paio di trasmissioni regalano gli ultimi biglietti per lo spettacolo e lei conta di accaparrarsene almeno uno. Ha l’aria invasata e le pupille dilatate. E’ capace di rimanere immobile per ore, fissando il vuoto, attivandosi solo alla parola magica "Negramaro". Scatta, felina, preme il tasto verde, quello per chiamare, e saltella.

<< E’ occupato >>, sbotta, se non riesce a prendere la linea.

Si risiede e torna nella sua muta immobilità, sperando solo di vincere un biglietto. Almeno un biglietto.

Il mio sta dove sta, lo guardo di quando in quando e fingo che non esista.

Sorella me lo invidia, ne sono cosciente.

Forse sarebbe il caso che lo nasconda.