Chitarre dimenticate e note inascoltate

by lacapa

Ho una chitarra che giace nel mio armadio dal 15 Agosto 2008, esattamente tre mesi.
La chitarra è il residuo di una notte in spiaggia, clamorosa dimenticanza di Politicantante, compagno di scuola del liceo particolarmente innamorato di Guccini e De Andrè.

Politicantante, incrocio tra un cantante e un giovane politicante, mi ha affidato la sua chitarra, promettendo di venire a recuperarla un giorno dopo, al massimo due.

In questi giorni di mobilitazione studentesca, Politicantante ed io abbiamo frequentato spesso gli stessi posti, incrociandoci quasi quotidianamente.
Ogni volta che me lo sono trovata di fronte gli ho ricordato:

<< Politicantante, ti prego, vieniti a riprendere la chitarra. >>

Politicantante, ridendo, mi assicurava che l’avrebbe fatto. Quando disattendeva alle sue promesse, lo minacciavo:

<< Politicantante, se continui così troverai la tua amichetta in vendita su e-bay. >>

Venerdì sera, Politicantante mi ha beccata in un momento in cui incontrarmi non sarebbe bello per nessuno.

<< Politicantante, ti sembra serio ingombrarmi casa con quel tuo aggeggio? O te lo prendi o lo vendo, giuro che lo vendo, e non voglio sentire ragioni! >>

DearLowe e Dearfriend Porno, perfino loro, si sono sentite rivolgere risposte antipatiche, acide e scostanti. Non mi si poteva parlare, era un dato di fatto.

E’solounamico, provvidenziale come la manna dal cielo, ha deciso di farsi carico della mia scontrosità e della mia delusione [ché è sempre per quello che mi arrabbio, io: per la delusione], appoggiando qualunque cosa dicessi.

Come si fa coi matti, insomma.

Sì, cara. Hai ragione. Sono pienamente d’accordo con te. Non capisco come si possa pensare che tu sia nell’errore. Persevera, ti stai comportando benissimo. Meglio di così non potresti fare. Certo, tesoro. Va tutto bene. La colpa non è mica tua, bensì degli altri. Che vuoi farci? Il mondo non è pronto.

E io, per quanto mi renda conto che tante cose potrei evitarle, se solo mi decidessi a considerare le conseguenze delle mie azioni, mi lascio consolare.
Piango un pochino, manifesto sconforto, mi asciugo gli occhi, fingo di sorridere, saluto e vado via.

Qualche giorno dopo, magari, ci ripenso e chiedo scusa.