Gatton gattoni

by lacapa

Stamattina sono scesa in garage a mettere al sicuro Vanda, dopo una notte in cui, incoscientemente, l’ho lasciata in balìa delle intemperie.

Come sempre, ho perso più tempo del dovuto. Il garage m’ispira pensieri. Mi sono ridestata dalle mie sonnolente riflessioni poiché ho sentito un grido acuto ed un pianto infantile provenire da oltre la saracinesca.
Svogliatamente, quasi per dovere, sono uscita a vedere cosa fosse accaduto.

Il lungo corridoio pieno di box auto era diventato, alle dodici antimeridiane di una tranquilla domenica tardo autunnale, parco giochi per tre bambini, due femmine ed un maschio. Giocavano con un paio di monopattini ed un triciclo di quelli che vanno avanti da soli, premendo un bottoncino.
Una bambina, con dei lunghissimi e liscissimi capelli biondi, era caduta per terra e, gridando, osservava il suo ginocchio sbucciato.

I suoi due amichetti, incerti sul da farsi, guardavano la scena a debita distanza.

BimbaUno: << Sei un bruto >> inveiva quella sana contro Bimbo.
BimbaFerita: << Non è stato lui, sei stata tu! >>, singhiozzava mentre le lacrime le rigavano il volto.
Bimbo: << Per me sei caduta da sola. Se non ci sai andare sul monopattino… Sei una femminuccia >> gradasso.

BimbaFerita: << Allora sei stato tu! >>, un indice accusatore veniva puntato su Bimbo, nei cui occhi cominciava a dipingersi un po’ di paura.
BimbaUno: << Lo dico a papà, lo dico a papà >>, salmodiava, sul punto di cedere al pianto.

Io, accanto alla saracinesca, sorridevo e seguivo lo svolgimento della vicenda.

La situazione è cambiata drasticamente quando, pochi minuti dopo, Genitore si avvicinava al capannello di infanti con passo svelto.

Genitore: << Bimba ferita, che ti sei fatta? >>, tono duro, infastidito.

BimbaFerita mostra un inaspettato self-control, alza il capo verso Genitore e si rimette in piedi.

BimbaFerita: << Niente, però Bimbo mi ha detto che sono una stupida! >>
Bimbo: << Non è vero. Ho detto che sei una femminuccia. >>
BimbaUno: << Bugiardo, bugiardo. Hai detto che è una stupida. >>

Genitore rivolgeva le sue pupille indagatrici prima alle due pulzelle, poi allo scudiero, messo con le spalle al muro.

BimbaFerita: << BimbaUno, chi fa la spia non è figlio di Maria, chi fa la spia non è figlio di Maria, chi fa la spia non è figlio di Maria >>, saltellando e ridendo, magicamente dimentica del dolore di poco prima, nuovamente attiva.

BimbaUno, a quel punto, non rispondeva delle sue azioni. Una valle di lacrime? No. Di più.
Genitore cercava di placarla, rimproverando BimbaFerita che, nel frattempo, aveva assunto un’aria di sfida degna di uno dei Cavalieri dello Zodiaco. Bimbo, intanto, aveva preso possesso di un monopattino rosa e sfrecciava da una parte all’altra del seminterrato, cantando la sigla di Dragon Ball.

Genitore si mette le mani nei capelli, lo invita a smetterla, lui lo ignora.
BimbaFerita si ostina a cantilenare che chi fa la spia non è figlio di Maria, chi fa la spia non è figlio di Maria, chi fa la spia non è figlio di Maria…
BimbaUno è inconsolabile.

Genitore prende in braccio BimbaUno, le accarezza i capelli, si volta e torna da dove era venuto, portando con sè la piccola fontana.

I due esseri rimasti, per un momento magico, tacciono.

BimbaFerita: << E ora, senza BimbaUno, cosa facciamo? >>
Bimbo: << Torniamo a casa, non è la stessa cosa senza BimbaUno. >>

Si prendono per mano e seguono il padre che, con la sorellina, s’era fermato ad aspettarli.

Sono tre gemelli eterozigoti e li incontro ogni mattina, quando vanno a scuola attaccati alle gonne della madre la quale, suppongo, quest’oggi stava a casa a godersi la quiete.

Mentre li fissavo ero incantata. Nella luce incerta dei neon del garage, la famiglia tornava al suo appartamento. Le parti s’erano rovesciate più e più volte, le dinamiche delle relazioni inter-infantili erano incerte, variabili.

I bambini sono schegge impazzite, nessuno riuscirà mai a convincermi del contrario.