Semplici concetti

by lacapa

Madre è preoccupata per me.
Dice che dovrei uscire dai brutti giri che mi sono messa a frequentare.

Io: << Madre, ma sono le Dears. Le stesse, da quattro anni. Miamiglioreamica la conosci da sei. C’è AmicoPina, in più. >>
Madre: << Ma io non mi riferisco a loro. Dico, gli altri. >>
Io: << Madre, quali altri? Non cambio compagnia da millenni. Conosco gente, è vero. Eppure non si può dire che io frequenti giri diversi dal solito. >>
Madre: << Non mi convinci. Io lo so. >>
Io: << Madre, ma ti riferisci a qualcosa in particolare? >>

Madre ha letto l’ultimo numero della RivistaDiGrido per la quale scrivo, quella diretta da Redastrega. E’ andata in edicola e ne ha comprate tre copie. Due per me, una per se stessa. Il problema è che non mi ha detto di aver tenuto la terza all’unico scopo di leggerla ed io, giacché mai avrei potuto immaginare un’azione simile, non mi sono posta il problema.

Per RivistaDiGrido sono andata nel quartiere più malfamato della città, roccaforte di spacciatori e mafiosi e, dopo aver attentamente osservato i meccanismi della distribuzione della droga, sono finita a parlare con un pusher.
Le ragazze che non sono della zona, in quel luogo non ci mettono piede nemmeno scortate, figurarsi da sole. Io l’ho fatto, e ne è uscita un’intervista che a Redastrega è piaciuta talmente tanto da sbattermela in copertina.

Madre non immaginava che io potessi anche soltanto pensare di fare una cosa del genere. Madre teme per l’incolumità della sua giovane pulzella diciannovenne e, forte del sentito dire, ritiene che dietro ogni angolo di strada si annidi il pericolo.

Tale pensiero è supportato da quell’unico episodio accaduto ad Aprile, quando camminavo per le vie del centro e mi scipparono la borsa.

Madre: << Quella volta t’hanno solo scippata. Immagina cos’altro potrebbe accadere… >>

Leggere quell’articolo, per lei, è stata una pugnalata al centro del petto.

Madre: << Dovevi dirmi dove andavi e perché. >>
Io: << Se te l’avessi detto mi avresti ammanettata al divano. >>
Madre: << Ovvio. >>
Io: << E io non avrei potuto scrivere l’articolo. >>
Madre: << Ti rendi conto di quanto hai rischiato? >>
Io: << Adesso, però, sono qua e non mi è successo nulla. >>
Madre: << Sei un’incosciente! >>
Io: << Lo so. >>
Madre: << Ti droghi? >>
Io: << Madre, quando la finirai di essere paranoica? >>
Madre: << E leggi solo libri che parlano di droga, e guardi solo film che parlano di droga, e scrivi la tesina di maturità sulla droga, e fai metafore che richiamano il mondo della droga, e ogni tanto hai lo sguardo stralunato, e capita che tu ti comporti in maniera strana, stai dimagrendo, hai sempre sonno… Dimmelo, ti droghi? >>
Io: << Dunque osservi qualsiasi mio atteggiamento? >>
Madre: << Rispondimi, ti droghi? Lo so che hai cominciato a frequentare un brutto giro. Lo so, lo so. >>
Io: << Madre, vado a dormire. >>

Madre è terrorizzata. Crede che qualsiasi cosa io faccia mi risucchi nella spirale delle droghe pesanti, e che io, prima o poi, cederò. Adesso s’è messa in testa che ho cambiato amici e che quando esco mi lascio andare alla più stupefacente perdizione.

Io la ascolto, quando inizia con questi sproloqui, e ridacchio. Lei pensa che io la stia prendendo in giro e s’arrabbia. A quel punto, io ghigno palesemente.

Il numero di RivistaDiGrido di sua esclusiva proprietà è stato nascosto, messo sotto chiave, allontanato da occhi indiscreti. Solo Padre ha avuto il permesso di stringerlo tra le mani.
Quando ha finito di leggere il mio pezzo, mi ha guardata e ha sospirato.
S’è voltato verso Madre, e ha sospirato nuovamente.

Padre: << Moglie, ma di cosa ti preoccupi? Secondo me, queste cose le ha inventate di sana pianta. Figurati… LaCapa non sa nemmeno dove sia, quel quartiere. >>

Madre ha corrugato la fronte e ha riflettuto per qualche istante.

Madre: << Ecco, tutto si spiega. >>

Io, incredula, seguivo la scena a bocca aperta. Ho deciso di non replicare, ché ficcarsi in un campo minato in presenza di Padre non è mai un’azione furba.

Madre, comunque, mi ha detto che non comprerà più RivistaDiGrido.

Non vuole rischiare l’infarto.